Giovanni Giaretta torna in mostra presso Tiziana Di Caro

Giovanni Giaretta torna in mostra presso Tiziana De Caro

Giovanni Giaretta torna in mostra a Napoli presso la Galleria Tiziana Di Caro per la sua terza personale, ispirata questa volta al linguaggio delle rocce.

Il titolo “It takes a While to Learn to Talk the Long Language of the Rocks” è tratto dall’ultima strofa della poesia “A Request” della scrittrice statunitense Ursula K. Le Guin, che l’artista Giovanni Giaretta (padovano, classe 1983) ha rielaborato con un pizzico di fantasia, aggiungendo alla parola finale “rock” la lettera “s”. 

“It takes a While to Learn to Talk the Long Language of the Rocks”, (“Ci vuole un po’ per imparare la lunga lingua delle rocce”)

Un titolo che offre fin da subito al visitatore una nuova e diversa sensibilità nel guardare le rocce e nel comprendere soprattutto il loro linguaggio. La Terra ci parla attraverso le sue rocce e questo lo sanno bene i geologi, interessati a scrivere la biografia del nostro pianeta tramite le loro attente e approfondite osservazioni al microscopio, ma anche gli artisti e da parecchio tempo.

«I pittori del Cinquecento e del Seicento si ispirano alle forme naturali delle rocce e vi aggiungono figure dipinte, barche o alberi, secondo le loro interpretazioni dei motivi naturali e delle suggestioni visive della pietra», spiega Giovanni Giaretta,“Questi artisti non si avvicinavano alle rocce con l’intenzione di interpretarne il significato geologico o scientifico, ma erano piuttosto ispirati dallo sconfinato potenziale immaginifico e visivo delle pietre. Rocce come scenografie che innescano narrazioni».

Grazie alle suggestioni ricevute dalle visite all’Opificio Delle Pietre Dure di Firenze e al Museo Mineralogico di Napoli, Giaretta subisce la fascinazione di questi materiali viventi e inizia così ad osservarli, a considerarli come dei media. La loro composizione, le caratteristiche fisiche come anche la genesi che ogni pietra conserva, vengono osservate dall’artista come dispositivi che generano visioni, illusioni filmiche.

Il percorso espositivo

La mostra comprende un video, una scultura e una serie fotografica realizzate dall’artista tra il 2024 e il 2025. Nel video Shapeshifters (2025) Giovanni Giaretta esplora la tensione tra immobilità e movimento delle rocce, mostrando come i processi naturali che le formano siano come una serie di “trasformazioni invisibili” che lasciano tracce sottili, ma potenti.

Segni lasciati nel tempo dai processi geologici (sedimentazione, metamorfosi, erosione e compressione), tracce che, pur essendo fisiche e visibili, evocano nell’artista qualcosa di immateriale: memorie o storie invisibili che, attraverso passaggi di luce, trasparenze e riflessi, possono sembrare sospese tra il passato e il presente, tra la realtà e l’immaginazione.

Le riprese effettuate con diversi fari e gelatine svelano le particolari caratteristiche fisiche delle pietre che in questo modo vengono trasformate a volte in suggestive scenografie, altre in veri e propri soggetti: sagome, presenze spettrali, impresse nei cristalli trasparenti, nelle fratture delle rocce, che appaiono e svaniscono davanti alla lente; mentre nei dettagli appaiono e si conservano altre possibili misteriose e seducenti narrazioni e una canzone di sottofondo, composta da poche strofe, segna il passaggio dal digitale alla pellicola analogica.

Lasting Ghosts (2025) è una serie di stampe fotografiche ai sali d’argento su carta baritata, realizzate a partire da sezioni sottili di rocce: campioni di rocce, minerali o suolo resi traslucidi al fine di consentirne in laboratorio l’analisi al microscopio. 

Giaretta prende alcune di queste lastre, scartate per le loro imperfezioni (crepe, macchie di colla) e quindi non più utilizzabili per misurazioni scientifiche; poi, le stampa, come fossero dei veri e propri negativi fotografici, aprendosi a nuovi immaginari possibili. 

Il progetto espositivo si completa con l’opera intitolata Molte centinaia di Ma (2024) ispirata ad una piccola scultura marmorea, conservata al Museo Mineralogico di Napoli, raffigurante la testa di un satiro.

Attribuita da alcuni studiosi ad Antonio Canova, la scultura appare da subito enigmatica per l’eccezionale cristallo di quarzo ialino che spunta inaspettatamente come una zanna dalla bocca del satiro. Una particolarità che pare abbia sorpreso lo stesso Canova portandolo a lasciare l’opera incompiuta.

Giaretta rievoca questa figura, scansionandola e fondendola in alluminio, leggermente più grande dell’originale, per esaltare l’unicità di questo personaggio ibrido. Il “Ma” del titolo sta per un milione di anni e suggerisce una riflessione sul rapporto dell’uomo con la biosfera, una riflessione sul tempo, sul tempo infinito e indefinito che caratterizza l’essenza di un minerale, e sulla moltitudine di possibilità, di situazioni aperte, di infinite domande a cui non sappiamo dare ancora una risposta.

La mostra sarà visitabile fino al 26 aprile 2025.

Alcuni cenni biografici sull’artista.

Giovanni Giaretta è nato a Padova nel 1983. Dal 2014 vive e lavora ad Amsterdam. Dal 2019 ricopre l’incarico di Docente nei dipartimenti di Immagini in Movimento e Belle Arti presso l’AKI Academy of Art & Design di Enschede, Paesi Bassi. Nel corso degli anni Giaretta ha partecipato a diversi programmi di residenza, tra cui quelli presso la Dena Foundation for Contemporary Art di Parigi, De Ateliers ad Amsterdam e Deltaworkers a New Orleans.

Il suo lavoro è stato esposto in mostre in Italia e all’estero presso diverse istituzioni e gallerie come: West, (Den Hague, NL) Fortuny (Venice, IT); Museo Burel (Belluno IT), MAMbo (Bologna, IT); La Criée (Rennes, Francia); De Appel (Amsterdam, Paesi Bassi); MACRO (Roma, IT); Musée Départemental d’Art Contemporain de Rochechouart, (Rochechouart, FR); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, (Torino, IT). I suoi film sono stati proiettati al Festival Internazionale del Cinema di Rotterdam (Rotterdam, NL) e all’IDFA (Amsterdam, NL) Internationale Kurzfilmtage Oberhausen (DE) oltre ad altri festival e proiezioni.

Fonte immagini: in evidenza (ufficio stampa); altre foto con le opere di Giovanni Giaretta  (archivio personale, Courtesy of Tiziana Di Caro)

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A proposito di Martina Coppola

Appassionata fin da piccola di arte e cultura; le ritiene tuttora essenziali per la sua formazione personale e professionale, oltre che l'unica strada percorribile per salvare la società dall'individualismo e dall'omologazione.

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