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Eroica Fenice

Percy Song

Percy Song, la graphic novel di Martina Rossi

Percy Song, graphic novel che segna il debutto della disegnatrice Martina Rossi nel mondo dei fumetti, è stata presentata sabato 18 gennaio alla fumetteria Alastor di Napoli.

«Quando Percy si sveglia, dopo un lungo sonno, non ricorda nulla del proprio passato. Tutto cio che sa, è di essere morto». Questa frase è riportata sulla quarta di copertina di Percy Song, opera prima di Martina Rossi edita da Phoenix Publishing presentata alla stampa sabato 18 gennaio alla fumetteria Alastor di Napoli. L’intervento è stato moderato da Francesco Saverio Tisi, vicedirettore della Phoenix, e oltre all’autrice hanno preso la parola Ruben Curto (fumettista, muralista, illustratore, docente e cofondatore del colletivo NUBE) e tramite videomesaggio il doppiatore Jacopo Calatroni.

Percy Song, una colorata fiaba oscura

A parlare del contenuto dell’opera è ovviamente l’autrice che l’ha pensata e disegnata, Martina Rossi. Classe 1989, è originaria di Recanati. Dopo il diploma presso l’istituto d’arte “G. Cantalamessa” a Macerata si trasferisce a Roma, dove rafforza le proprie conoscenze in materia di disegno alla Scuola Romana di fumetti. Da qui inizia a lavorare come copertinista e ritrattista per autori indipendenti, oltre disegnare vignette per il quotidiano Metro Roma. Nel 2016 per la casa editrice Lo Scarabeo illustra un mazzo di tarocchi ispiarate a Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry e attualmente lavora come colorista per la casa editrice BellaFe e come autrice per Americana Studio.

Martina descrive Percy Song come «un tipo di narrazione tipico delle fiabe». La graphic novel narra la storia di Percy, un ragazzo che «non ha passato, ma deve andare incontro ad un futuro. Deve sapere cosa è stato, ma non ha i mezzi per farlo». Le tematiche descritte toccano nel profondo le corde dell’animo dei giovani e sono anche molto pesanti, come quello della morte. Lo fa attraverso un uso allegorico del genere fantasy, dove la presenza di disegni armonici e pastellosi fatti a mano e colorati con l’acquerello, servono per interpretare una realtà spesso cupa e monocolore.

Durante l’intervento Martina Rossi ha battutto moltissimo proprio su questo punto, attingendo anche alle proprie esperienze che sono parte della struttura su cui è stato eretto il progetto di Percy Song, in particolare sulla questione del giudizio che parte fin dalla tenera età. «La società stessa non fa altro che giudicarci e farci perdere occasioni importanti che potrebbero renderci felici». Insomma, sembra che il messaggio che voglia trasparire da Percy Song non sia soltanto quello di affrontare con un linguaggio che si avvicini a quello degli adolescenti esperienze che possono avere più o meno affrontato, ma anche di inseguire i propri sogni senza curarsi troppo del giudizio delle persone che non li comprendono perché troppo distanti dal loro modo di vivere e di concepire il mondo.

Gli interventi di Ruben Curto e Jacopo Calatroni

Parole di elogio sono state spese anche da Ruben Curto, il quale ha definto la vicenda narrata nel fumetto come un qualcosa «ambientato in un mondo “bello” come quello del fantasy, ma che assume contorni a tratti inquietanti». A tal proposito ha evidenziato come proprio l’uso di questo stile favorisca la presenza di un contrasto all’interno del fumetto. «Spiazza molto, perché tratta tematiche oscure tramite l’uso del colore. Si aspetta una poetica di positività, invece c’è un esistenzialismo cupo». Non meno importante il discorso riguardante la musica, presente sin dal titolo: Percy’s Song è anche il nome di una canzone composta da Bob Dylan nel 1963 e dove anche lì l’uso di una melodia falsamente spensierata serviva per narrare un tragico fatto di cronaca ( un uomo condannato a 99 anni di galera per aver provocato un incidente stradale), così il racconto a fumetti di Martina Rossi si adopera della struttura di una storia ambientata in un mondo fatato per narrare tematiche oscure che con le semplici parole sarebbero difficili da spiegare.

Dello stesso pare è anche Jacopo Calatroni, doppiatore di Spiderman nel videogioco Marvel’s Spider-Man e di Akira Fudo nell’anime prodotto da Netflix Devilman Crybaby. Attraverso un videomessaggio Jacopo ha affermato che leggendo Percy Song provava la stessa sensazione dei libri illustrati sulle creature del bosco destinati ai più piccoli e ha elogiato il lavoro svolto dall’autrice nel trattare temi così delicati senza fronzoli, «mostrando una realtà molto cruda. I ragazzi hanno bisogno di interlocutori come loro pari, è questa la “figata” del fumetto».

Percy Song si presenta quindi come un fumetto interessante, che tramite l’uso di sottili metafore cerca di comunicare con i più giovani allo scopo di comprendere le esperienze non semplici a cui vanno incontro in quell’età particolare e a cui spesso i più grandi non riescono a dare risposte, se non giudizi.

A Martina Rossi facciamo i più sinceri auguri per questo debutto nel mondo fumettistico, sperando di sentir parlare ancora di lei per la presentazione di una nuova fatica letteraria (anzi, a fumetti).

Ciro Gianluigi Barbato

Fonte immagine copertina: Ufficio Stampa

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