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Eroica Fenice

San Giovanni a Carbonara

San Giovanni a Carbonara: una “galleria” artistica

San Giovanni a Carbonara, una galleria del tempo

Accedere nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara, sita presso l’omonima via di Napoli, è come entrare in una “galleria temporale”. Essa, infatti, è stata costruita, ampliata ed arricchita in un ampio ventaglio di anni che va dal XIV al XVIII secolo, grazie all’opera di architetti e artisti, ed al contributo di committenza di famiglie facoltose che desideravano prestigiose sepolture, al fine di imprimere i loro nomi nel marmo secolare e assicurarsi un posto fra gli annali della Storia. Le numerose ed inestimabili opere, soprattutto architettoniche e pittoriche, i loro legami con il contesto culturale napoletano e italiano in generale, nonché quelli instauratisi tra i vari filoni artistici, sono stati portati in superficie dalle parole di Maria Girardo, presidentessa di Megaride Art, associazione nata per far conoscere al grande pubblico i tesori artistici napoletani e sensibilizzare gli animi verso il proprio patrimonio culturale. Maria Girardo, con perizia e passione, ha così illustrato le numerose particolarità che marmi e affreschi celano dietro il filtro del senso visivo.

La Chiesa di San Giovanni a Carbonara: un crogiolo artistico napoletano

La Chiesa di San Giovanni a Carbonara, nella sua struttura architettonica, si presenta come un crogiuolo di stili che vanno dal gotico al barocco, con le sue tensioni scultoree, nonché all’artificiosità formale (in particolare nelle sculture) tipiche del barocco. I lavori di costruzione incominciarono nella prima metà del XIV secolo, e la chiesa fu costruita in maniera adiacente a un convento di frati agostiniani, ai quali sono peraltro tributati tra i più begli affreschi ivi presenti. Per comprendere, inoltre, quanto la struttura sia stata modificata del corso del tempo, si pensi a come ad oggi sia possibile accedere attraverso un’ entrata diversa, laterale rispetto a quella originale, dovuta alla costruzione della Cappella Somma, edificata da Annibale Caccavello intorno la metà del Cinquecento.

La potenza evocativa e sacrale della struttura si basa sulla presenza del grande monumento di Ladislao di Durazzo (1376-1414) che si imponeva alla vista degli antichi fedeli come un’opera volta a testimoniare la grandezza del suo potere in vita. Il sepolcro, costruito tra il 1414 e il 1428 su più livelli nella zona absidale, contiene numerosi elementi, come il pinnacoli tendenti dalla sfera terrena a quella celeste, gli archi trilobati e gli angeli scolpiti sulla scia di Tino da Camaino durante il soggiorno napoletano, al quale si devono anche i sotterranei della Certosa di San Martino; ad essi si affianca inoltre un’impostazione classica della scultura delle statue, tra le quali spiccano le virtù teologali poste alla base della “macchina architettonica”, così come l’ha definita Maria Girardo, e le raffigurazioni di Ladislao di Durazzo e Ludovico da Tolosa che ne benedice il sarcofago.

San Giovanni a Carbonara con Megaride Art

Attraversando poi la zona absidale è possibile giungere alla Cappella Caracciolo del Sole in cui si erge il sepolcro del discusso Ser Gianni Caracciolo (1350-1432), amante della regina Giovanna II di Napoli, la quale forse fu la mandante del suo omicidio a causa di intrighi di palazzo. La Cappella oltre ad accogliere il monumento, attribuito ad Andrea Guardi, è anche riccamente e superbamente affrescata dalle Storie dei frati agostiniani di Perino da Benevento, in cui si narrano con vivido realismo le opere e i giorni dei pii religiosi, e le storie di Maria di Leonardo da Besozzo; in tali affreschi si respira un clima di trasformazione in atto in quanto la presenza di decorazioni evocanti fattezze marmoree e l’artificiosa naturalezza di alcune raffigurazioni testimonia una volontà pienamente barocca; al contempo il realismo, in particolare l’attenzione ai caratteri naturali presenti negli affreschi risulta di marca tipicamente fiamminga.

Numerosi sono i tesori della Chiesa di San Giovanni a Carbonara, come lo stupendo Altare Miroballo o la settecentesca Cappella Argento con il monumento dedicato al giurista Gaetano Argento realizzato da Ferdinando Sanfelice, tutti analizzati profondamente da Maria Girardo, che testimoniano così come questa chiesa sia figlia di una trasformazione culturale allora in atto e di cui ancora oggi fa sfoggio attraverso la sua potenza evocativa.