Nel fitto intreccio di vicoli e memorie del centro antico di Napoli, prende forma una mostra che non si limita a essere vista, ma chiede di essere interrogata. “Esiste ancora un domani? Is There Still Tomorrow?”, il nuovo progetto di Marina Iorio, si presenta come un crocevia tra discipline, linguaggi e urgenze contemporanee. Il catalogo ha la prefazione a cura di Giuseppe Gaeta Direttore Accademia di Belle Arti di Napoli.
Indice dei contenuti
- Informazioni pratiche e dettagli della mostra a Napoli
- Inaugurazione della mostra “Esiste ancora un domani?”
- La location: lo spazio tra sacro e contemporaneo
- SciArt e tecnologia: quando i dati diventano immagine
- Il percorso espositivo: tra conoscenza e consapevolezza
- Chi è Marina Iorio: l’artista tra ricerca scientifica e visione
- Oltre il Maggio dei Monumenti: più di una mostra
- Approfondimenti tematici: arte, scienza e tutela ambientale
- Domande frequenti sulla mostra
Informazioni pratiche e dettagli della mostra a Napoli
| Dettaglio evento | Informazioni |
|---|---|
| Artista | Marina Iorio |
| Titolo mostra | Esiste ancora un domani? Is There Still Tomorrow? |
| Luogo | Chiesa di San Francesco delle Monache (Fondazione Il Canto di Virgilio), Napoli |
| Date e orari | Dall’8 al 22 maggio 2026 (Inaugurazione 7 maggio ore 19:00) |
| Costo d’ingresso | Gratuito e accessibile a tutti |
Inaugurazione della mostra “Esiste ancora un domani?”
L’appuntamento è fissato per il 7 maggio 2026 alle ore 19.00 presso la Fondazione Il Canto di Virgilio, nell’ambito del Maggio dei Monumenti 2026. Curata da Raffaele Loffredo e accompagnata da un catalogo a cura di Giuseppe Gaeta, la mostra si inserisce perfettamente nel tema della rassegna: un’esplosione di luce e colore che, in questo caso, si carica anche di responsabilità.
Visitabile dall’8 al 22 maggio, l’esposizione offre un percorso accessibile e gratuito, ma tutt’altro che leggero: ciò che mette in gioco è il nostro rapporto con il futuro.
La location: lo spazio tra sacro e contemporaneo
È nella Chiesa di San Francesco delle Monache che il progetto trova la sua dimensione ideale. Qui, l’architettura storica non è semplice contenitore, ma parte attiva del racconto. Le stratificazioni del luogo amplificano il dialogo tra conoscenza e contemplazione, trasformando la visita in un’esperienza quasi meditativa.
SciArt e tecnologia: quando i dati diventano immagine
Al centro della mostra ci sono sei lavori che sfidano la percezione. A un primo sguardo appaiono come composizioni astratte, ricche di vibrazioni cromatiche. Ma lentamente rivelano la loro origine: sono immagini di fondali marini, generate a partire da dati raccolti tramite tecnologia Multibeam Echosounder.
Il processo è tanto rigoroso quanto poetico. Il dato scientifico viene trasformato attraverso stampa a inchiostro su Dibond e successivi interventi pittorici, dando vita a una nuova forma di cartografia: non più solo descrittiva, ma emotiva. Quello che emerge è un paesaggio fragile, reale, tutt’altro che distante.
Il percorso espositivo: tra conoscenza e consapevolezza
La presenza di pannelli esplicativi accompagna il visitatore nella comprensione del processo scientifico, ma non ne esaurisce il senso. Il vero cuore del progetto sta nella tensione tra ciò che sappiamo e ciò che sentiamo.
In questo equilibrio, l’arte diventa un ponte: rende visibile l’invisibile, traducendo numeri e rilevazioni in percezioni. E soprattutto, invita a una presa di coscienza. I fondali marini, spesso relegati a una dimensione remota, diventano qui protagonisti di una narrazione urgente, legata alla sostenibilità e alla responsabilità ecologica.
Chi è Marina Iorio: l’artista tra ricerca scientifica e visione
Il percorso di Marina Iorio è emblematico di questa contaminazione. Ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con esperienze presso istituzioni internazionali come la Columbia University e la Chinese Academy of Sciences, unisce alla formazione scientifica una solida pratica artistica.
Il suo lavoro si colloca nel territorio della SciArt, dove la precisione dei dati incontra la libertà dell’interpretazione. Le sue opere, esposte in numerose mostre e presenti in collezioni come quelle dell’Istituto Max Planck di Storia dell’Arte, raccontano da anni questa ricerca di equilibrio.
Oltre il Maggio dei Monumenti: più di una mostra
“Esiste ancora un domani?” non è solo un titolo: è una tensione che attraversa tutto il percorso espositivo. Non offre risposte facili, né consolazioni. Piuttosto, costruisce uno spazio in cui il visitatore è chiamato a confrontarsi con ciò che spesso resta fuori campo.
In un tempo in cui il futuro appare sempre più incerto, questa mostra suggerisce che la domanda non è retorica. È concreta, urgente, e riguarda tutti.
Pierluigi Fusco

