Tutto sold out per l’incontro Renzo Arbore – La mia Napoli, andato in scena giovedì 22 gennaio al Teatro Trianon Viviani di Napoli.
Un evento prodotto da FILMTPRO, promosso dal teatro partenopeo (diretto da Laurito) e dalla Fondazione Campania dei Festival, che diventerà anche uno speciale trasmesso dalla Rai.
L’incontro prende spunto dal libro-intervista Mettetevi comodi. Vita, peripezie e tutto il resto, scritto dal giornalista Andrea Scarpa e pubblicato da Fuoriscena: un racconto che, domanda dopo domanda, si trasforma in un personalissimo autoritratto di un artista geniale, di un visionario che ha cambiato per sempre la storia della radio e della tv.
Mettetevi comodi: Renzo Arbore racconta la “sua” Napoli

Sul palco Renzo Arbore, in dialogo con Marisa Laurito, direttrice artistica del teatro e amica di una vita, guida il pubblico in un viaggio tra le emozioni di oltre tre ore, in cui l’amore per Napoli – con la sua musica, la sua arte e la sua cultura – è il filo conduttore della serata.
«Renzo non ha bisogno di presentazioni – afferma Laurito nell’introdurre l’artista – quindi vorrei parlarvi di come lui è nella vita di tutti i giorni: un uomo elegantissimo, un grande signore, meraviglioso, generoso, e poi, lasciatemelo dire, ha fatto una carriera straordinaria, senza passare sui piedi di nessuno».
Accolto dagli applausi e dall’entusiasmo della platea, Arbore, sollecitato da Laurito, anima una conversazione che si dipana tra battute, libere associazioni e improvvisi picchi emotivi.
Uno dei momenti centrali della serata è il tributo all’Orchestra Italiana, fondata da Arbore nel 1991. «Trent’anni di storia, 1.640 concerti in tutto il mondo», ricorda con orgoglio, citando uno per uno musicisti, collaboratori e tecnici. Un progetto che ha saputo valorizzare la tradizione musicale napoletana portandola sui palcoscenici internazionali, spesso sfidando pregiudizi e accuse di “oleografia”. «Quando misi su l’Orchestra mi dissero con ironia: “Hai ripescato i mandolini?”», racconta Arbore.
Tra musica, scherzi e miracoli: i ricordi di una vita straordinaria
Una valanga di ricordi affiora alla memoria di Renzo Arbore (una vita normale, probabilmente, non basterebbe a contenerli tutti): dalla gioventù a Napoli – dove il padre esercitava la professione di dentista e dove lui stesso si laureò in Giurisprudenza alla Federico II – fino agli amici e ai grandi nomi dello spettacolo e della cultura: Enzo Bonagura, Renato Carosone, Sergio Bruni, Roberto Murolo, Pino Daniele, Rino Zurzolo, James Senese, Massimo Troisi, Vittorio Marsiglia; Totò, definito da Arbore “il grande consolatore del dopoguerra”; gli amici di sempre, Gerardo Gargiulo, Luciano De Crescenzo, Riccardo Pazzaglia; il grande amore, Mariangela Melato.
A impreziosire la narrazione, filmati delle tournée internazionali con l’Orchestra Italiana ed estratti delle trasmissioni televisive e radiofoniche più celebri si alternano a racconti di scherzi memorabili, consigli culinari ed aneddoti noti e meno noti.
Tra questi ultimi, non manca un episodio legato al celebre miracolo dello scioglimento del sangue di San Gennaro, vissuto a Napoli insieme al cast de Il Pap’occhio, tra cui Roberto Benigni, che pochi mesi prima, al Festival di Sanremo, aveva ironicamente soprannominato Giovanni Paolo II «Wojtylaccio».
«Si avvicina il cardinale ed elenca tutti i peccati del mondo – racconta Arbore – poi, guardando Benigni, dice: “Per tutti quelli che offendono la Chiesa”, il sangue non si scioglieva. Allora io dico a Roberto: “Robè, anche se sei comunista, ti devi inginocchiare”. E lui si inginocchia. A quel punto il vescovo esclama: “Miracolo, miracolo!”».
La serata si conclude con una lunga standing ovation. Renzo Arbore, visibilmente commosso, saluta il suo pubblico lasciando in sala un sentimento tipicamente napoletano, quello della “cunsulazione” e la sensazione di aver assistito a qualcosa che va oltre lo spettacolo.
Fonte immagine: in copertina (ufficio stampa)

