11 Febbraio 1963: muore Sylvia Plath

11 febbraio 1963

L’11 febbraio 1963 muore suicida Sylvia Plath, scrittrice e poetessa esponente del genere della poesia confessionale, fondato da Robert Lowell.
Nata il 27 ottobre, sotto il segno dello Scorpione, l’autrice celebra in vita il significato più intimo legato all’iconografia di questo animale: la trasformazione, il cambiamento e la rinascita.

Dying
Is an art, like everything else.
I do it exceptionally well.
– Da Lady Lazarus

(Ariel, 1965)

Come Lazzaro, che muore e poi resuscita, Sylvia Plath onora la dicotomia della vita e della morte nei suoi componimenti poetici, con uno stile inconfondibile e una scrittura densa di emotività, imbottigliata in versi viscerali che traboccano di dolore.
La morte permea la vita dell’autrice, affetta da una grave depressione sin dalla morte del padre, avvenuta quando Sylvia aveva appena otto anni.
Nella recente biografia Mad Girl’s Love Song, Andrew Wilson porta alla luce delle lettere di sua madre Aurelia dirette ai figli di Sylvia, Nicholas e Frieda, nelle quali rivela che il primo tentativo di suicidio della Plath risale alla sua infanzia; a dieci anni ha tentato di sgozzarsi a causa del dolore enorme per la perdita del padre. 

La scoperta di questo primo tentativo avviene dopo il cinquantesimo anniversario della sua morte. La sua depressione non curata la porta a cercare nuovamente di farla finita, a vent’ anni per un’overdose di sonniferi.
Viene curata in un ospedale psichiatrico, per poi concludere gli studi con lode.
Sylvia Plath descrive la crisi depressiva che l’aveva colpita nel ’53 nel suo unico romanzo La Campana di Vetro, che oggi verrebbe incasellata nel genere dell’autofiction. La storia di Esther, protagonista del suo libro, percorre le tappe fondamentali della vita dell’autrice e alla crisi avuta nel periodo del tirocinio in un giornale di moda.

Nel ’56, Sylvia Plath incontra Ted Hughes, che in seguito sarebbe diventato suo marito. Il rapporto tossico che condivide con il poeta è emerso nella corrispondenza tra l’autrice e la sua psichiatra, la dottoressa Ruth Tiffany Barnhouse Beuscher. Tradimenti e abusi fisici e psicologici, i due vivono una relazione di co-dipendenza, a causa del complesso di Elettra, sviluppato per la perdita del padre.

Il legame stretto prima con suo padre e poi con Ted Hughes è descritto nella poesia Daddy, scritta poco prima di morire.

If I’ve killed one man, I’ve killed two——
The vampire who said he was you
And drank my blood for a year,
Seven years, if you want to know.
Daddy, you can lie back now.

In particolare in questi due ultimi versi paragona i due uomini, suo padre e il vampiro che aveva detto di essere lui e aveva succhiato il suo sangue per sette anni, periodo in cui sono stati sposati.
La metafora dell’assassinio si riferisce alla conclusione definitiva della loro relazione. Sylvia Plath infatti si trasferisce in un appartamento appartenuto a W. B. Yeats, uno dei suoi scrittori preferiti, ed è fermamente convinta che questo sarebbe stato un buon presagio.
La morte per Sylvia Plath ha sempre avuto un valore catartico, di rinascita, secondo Al Alvarez non voleva davvero uccidersi, poiché sapeva che la tata sarebbe venuta poco dopo a badare ai suoi figli.
L’11 febbraio 1963, muore per un avvelenamento da gas un mese dopo aver pubblicato il suo unico romanzo, La Campana di Vetro.

Immagine: Hexen

A proposito di Dana Cappiello

Classe 1991, laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione. Ho sempre sentito l’esigenza di esprimermi, impiastricciando colori sui fogli. Quando però i pensieri hanno superato le mie maldestre capacità artistiche, ho iniziato a consumare decine di agende. Parlo molto e nel frattempo guardo serie tv e leggo libri.

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