Il 21 novembre 1898 nasce le saboteur tranquille: René Magritte

21 novembre 1898

René Magritte nacque a Bruxelles il 21 novembre 1898, ed ad oggi è considerato il padre fondatore del surrealismo. La sua arte, definita spesso un enigma visivo, continua a influenzare la cultura pop e il cinema contemporaneo.

Quali sono le opere più famose di René Magritte?

Titolo dell’opera Significato e simbologia
La Trahison des images Critica la rappresentazione della realtà (“Ceci n’est pas une pipe”).
Gli Amanti Atmosfera di desolazione e riferimento al trauma materno.
Golconda Critica all’omologazione sociale attraverso uomini statici a mezz’aria.
Il castello dei Pirenei Sospensione del tempo e della gravità attraverso la roccia volante.
Le Jockey Perdu Il primo vero esperimento surrealista dell’artista.

21 novembre 1898: l’infanzia

René Magritte nacque a Lessines, in Belgio, il 21 novembre 1898. Fin dai primi anni è possibile denotare come la sua vita sia stata segnata da eventi purtroppo drammatici: prima di tutto i numerosi trasferimenti della famiglia, e in secundis il suicidio della madre Régina Bertinchamps. Tale evento si rivelerà essere centrale, infatti, nella maggioranza delle sue opere.

Egli, col padre e il fratello, decise così di lasciare la cittadina summenzionata per vivere a Charleroi al fine di darsi una nuova possibilità e allontanarsi dal dolore di tale tragedia; difatti, è proprio qui che conobbe la sua futura moglie, Georgette Berger.

Magritte decise di seguire la sua più grande passione iscrivendosi all’Accademia di belle arti di Bruxelles, il che aprì una nuova strada davanti a sé: gli studi classici, i corsi tenuti da Van Damme, Ghisbert, Combaz e Montald, e in particolare la scoperta di movimenti quali Cubismo e Futurismo.

Tale percorso è stato sicuramente plasmato dal passato turbolento che ha caratterizzato la sua crescita, ma è sicuramente possibile affermare come ciò lo abbia reso un pittore visionario conosciuto, oggi, in tutto il mondo.

La formazione artistica

Magritte iniziò a lavorare come grafico pubblicitario, ma un giorno, successivamente alla scoperta del quadro Canto d’amore di Giorgio de Chirico, decise di iscriversi al gruppo surrealista di Bruxelles, composto da Camille Goemans, Marcel Lecomte e Paul Nougé.

Tale dipinto lo incuriosì particolarmente in quanto affascinato dalla rappresentazione della realtà in un modo che vada al di là delle apparenze: i protagonisti sono un edificio, un calco dalla testa dell’Apollo del Belvedere, un gigantesco guanto di lattice e una palla. Egli affermò: tale dipinto rappresentava un taglio netto con le abitudini mentali di artisti prigionieri del talento, dei virtuosi e di tutti i piccoli estetismi consolidati: un nuovo modo di vedere.

Magritte decise così di cimentarsi in tale «esperimento»: il suo primo quadro surrealista è Le Jockey Perdu, in cui sono rappresentati un fantino, che inusualmente sembra correre su un percorso formato da forme geometriche e alberi simmetrici tra loro, tutti incrociati su pedine da scacchiera. L’ambientazione, dunque, suggerisce una sensazione di estraneità, determinata dal protagonista di tale dipinto, che sembra smarrito in un mondo di cui non riconosce l’appartenenza.

Tale sentimento, per Magritte, diventò sempre più forte al punto che il mondo delle accademie gli risultò essere sempre più distante: nacque in lui il desiderio di ricreare immagini che andassero al di là della realtà stessa.
Difatti, l’incontro con André Breton, leader del movimento surrealista, sarà di tale impatto che egli affermerà: i miei occhi hanno visto il pensiero per la prima volta.

Alla sua prima mostra, dunque, tenuta presso la galleria Le Centaure di Bruxelles, l’artista presenterà ben 60 opere, tuttavia stroncate dal giudizio dei critici.

Surrealismo o Fauvismo?

A seguito di un breve trasferimento a Parigi con la moglie, Magritte tornerà in Belgio, in particolare al 135 della rue Esseghem di Jette: tale alloggio diventerà la sede degli incontri del movimento Surrealista, ma ad oggi è una casa-museo adibita in ricordo del celebre pittore.

Sarà lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale a farlo tornare a Parigi, nel quale sperimenterà due periodi storici: il primo viene definito alla Renoir o Solare in quanto caratterizzato da una pittura nettamente più sgargiante e colorata, che abbandona la cupezza; il secondo, Vache, sarà l’esatto contrario: le opere saranno provocatorie, guidate da un forte senso di ribellione verso il fauvismo.

Il fauvismo è una corrente artistica guidata da artisti quali Henri Matisse, ed è focalizzata sull’uso espressivo del colore puro e dissonante, che vede l’emotività al centro delle opere in cui i protagonisti sono i paesaggi o i ritratti; il Surrealismo, al contrario, è nettamente più concettuale: si lega a rappresentazioni realistiche ed oggettive ma in contesti inaspettati; la tavolozza di colori è meno eccentrica e i soggetti principali aspirano a giocare sulla psicologia e giochi di significato.

In ogni caso, entrambi i movimenti non solo avranno vita breve ma si sono condizionati a vicenda in modo da rompere i vincoli della rappresentazione accademica tradizionale, al fine di spingere l’arte oltre le regole.

Opere celebri di Magritte

Magritte è oggi definito le saboteur tranquille, data l’abilità di riuscire ad unire dubbi e realtà agli occhi dello spettatore. Il Surrealismo, infatti, è a sua volta definita un’avanguardia rivoluzionaria che riesce a rappresentare una nuova dimensione composta da pluralismo dei significati e libertà dalle costrizioni mentali.

Esponenti al pari dell’artista sono Salvador Dalí, Joan Miró e Man Ray. Una delle opere di Magritte più celebri è sicuramente La Trahison des images, raffigurante una pipa con tale citazione: ceci n’est pas une pipe; la scelta di inserire tale scritta è ravvisabile nella volontà dell’artista di diffondere il messaggio per il quale per quanto l’oggetto nella cornice sia oggettivamente una pipa, quest’ultima ne è solo una lontana rappresentazione che non funge al suo scopo primordiale, ovvero l’essere fumata, e quindi come poterla definire tale?

Il suo pensiero è riassumibile, infatti, con una seconda sua citazione: chi oserebbe pretendere che l’immagine di una pipa sia una pipa? Chi potrebbe fumare la pipa del mio quadro? Nessuno. Quindi non è una pipa.

Non è un caso, infatti, che la tecnica dell’artista sia definita illusionismo pittorico, in quanto rappresenta la realtà ordinaria come genericamente conosciuta, ma trasformata, simultaneamente, in qualcosa di surreale, che lascia spazio all’immaginazione di chi la vede.

Egli ricorda: la realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione, e da qui il desiderio costante di ricricare significati insoliti da figure quotidiane. Per approfondire la visione dell’artista, è possibile consultare le collezioni del Museo Magritte di Bruxelles.

Altro quadro da ricordare è sicuramente Gli Amanti, in cui una coppia, il cui volto è coperto da un velo bianco, non può baciarsi né toccarsi: prima di tutto è fondamentale sottolineare il riferimento alla morte della madre, del quale si racconta sia stata ritrovato il corpo con il volto coperto dalla sua veste da notte. Inoltre, è inevitabile avvertire un’atmosfera di desolazione, che richiama ancora una volta l’opera di Giorgio de Chirico Ettore e Andromaca, in cui i due amanti sono rappresentati sotto forma di manichino nel momento del saluto.

Lo stesso Magritte dichiarò: c’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Quest’interesse può assumere le forme di un sentimento intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente.

Ancora, con Golconda: l’artista scelse tale città indiana per il suo rinomato contrasto tra la ricchezza della prima e la povertà dei suoi abitanti: i protagonisti sono molteplici uomini che assumono pose statiche mentre posano a mezz’aria su uno sfondo di una città dal cielo chiaro e limpido: l’artista suggerisce, ma soprattutto critica, l’omologazione.

La tecnicità di Magritte sarà tale anche sul finire della propria carriera, e ciò è provato dall’opera Il castello dei Pirenei, a lui commissionata dall’avvocato Harry Torczyner: un castello appare raffigurato sulla sommità di una grande roccia sospesa a mezz’aria, a dimostrazione che tutto è sospeso, anche il tempo.

Morte ed eredità culturale del pittore

René Magritte morì il 15 agosto 1967 nella sua casa a rue des Mimomas, Bruxelles, e diventerà popolare soltanto verso la fine della sua vita, grazie allo sviluppo della cultura pop e alla rassegna a lui dedicata presso il Modern Art di New York.

La sua influenza, dopo ben 125 anni dalla nascita il 21 novembre 1898, sarà riconoscibile non solo nell’ambito artistico, bensì cinematografico e culturale, ed è riassumibile in tale sua dichiarazione: Nella vita tutto è mistero.

Fonte Immagine Articolo “Il 21 novembre 1898 nasce le saboteur tranquille: René Magritte”: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 03 Febbraio 2026

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A proposito di Marianna Piroddi

Classe 1998, nata e cresciuta a Napoli. Da sempre amante della scrittura, sento di aver vissuto in più mondi: dalla musica, all’arte, fino ad arrivare al cinema, alle serie tv e ai libri. Tutti estremamente importanti per la realizzazione della mia persona, senza la quale non avrei potuto viaggiare e vivere più vite simultaneamente. Da poco laureata magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università la Sapienza di Roma.

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