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Eroica Fenice

Adozione omosessuale

Adozione omosessuale confermata dalla Corte d’appello

La possibilità di un’adozione omosessuale viene, di fatto, riconosciuta il 23 dicembre 2015 dalla Corte d’appello di Roma, tramite la conferma di una sentenza emessa dal tribunale dei Minori della capitale circa un anno e mezzo prima: allora – e per la prima volta in Italia – venne riconosciuta la possibilità di “stepchild adoption” per una coppia omosessuale composta da donne.

Letteralmente la stepchild adoption può essere tradotta come “adozione del figliastro” e riguarda nello specifico la possibilità di diventare genitore anche per figli non biologici o magari per la prole naturale del compagno o della compagna. A chiederlo due donne sposatesi all’estero e che vivono a Roma dal 2003, dopo aver avuto una figlia tramite procreazione assistita eterologa, così da poter realizzare il loro progetto di genitorialità condivisa. Dopo essersi rivolte all’AIAF – Associazione Italiana Avvocati Famiglia e minori, attraverso il legale Maria Antonia Pili, hanno proceduto con il ricorso per l’adozione, conseguendo una prima vittoria significativa nell’agosto del 2014.

La senatrice PD, Monica Cirinnà, già intervenuta in seguito all’istituzione del registro per le unioni civili nel beneventano, commenta così: « [tale conferma] indica che la soluzione identificata per garantire alle famiglie arcobaleno l’estensione della responsabilità genitoriale è un primo passo importante per assicurare la tutela di tanti bambini, come gli stessi tribunali italiani stanno riconoscendo». Questo perché la Corte d’appello si è espressa riconoscendo la sentenza ufficialmente, sulla scia del provvedimento dichiarato dalla Grecia per regolamentare le unioni civili omosessuali.

L’adozione omosessuale incontra l’opposizione: AP contro il disegno di legge

Non può certamente mancare l’opposizione che si è manifestata con un primo e vano tentativo di ricorso da parte della Procura della capitale contro il provvedimento favorevole: la sentenza ha tenuto a ribadire la totale intenzione della magistratura a tutelare le famiglie omogenitoriali laddove soprattutto non esiste una legge tutelare.

L’Area popolare, in particolare, ha spinto perché tornasse il 26 gennaio nell’aula del Palazzo Madama il ddl della Cirinnà. Non è una sorpresa se si considera che il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ad ottobre dichiarò che l’AP avrebbe intrapreso «una battaglia leale e coerente» in virtù dei loro principi: «sì al riconoscimento di diritti individuali patrimoniali, no all’adozione dei bambini». Il provvedimento in materia, in realtà, oltre che per un’esigenza che riguarda la nostra stessa nazione, è stato richiesto anche dall’Ue espressamente, in quanto su 28 paesi l’Italia figura ancora tra quei pochissimi che non hanno consentito né ai matrimoni (come il Regno Unito, il Portogallo, l’Islanda, e via discorrendo) né tanto meno alle unioni civili (come ad esempio la Grecia o la Germania). La senatrice del PD, però, si mostra fiduciosa.

L’unica cosa certa è che attuare la proposta di una soluzione intermedia come l'”affido rinforzato” dimostrerà di aver basato la valutazione su una discriminazione dettata dall’orientamento sessuale, più che dalle reali necessità del bambino.

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