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Eroica Fenice

L’Antro della Sibilla cumana: il fascino del mito

L’antro della Sibilla, curiosità e storia

Nel territorio dei comuni di Bacoli e Pozzuoli si trova il sito archeologico che ospitava l’antica colonia greca di Cuma, fondata all’incirca nel 740 a.C., alla quale è intimamente legata la figura mitica della Sibilla cumana. Il celebre “Antro della Sibilla” è identificato proprio con una galleria artificiale nel sito archeologico, e, attualmente, è meta di molti turisti che rimangono affascinati dalla storia ad esso legata.

Sibilla cumana, chi era?

La Sibilla era una delle giovani vergini sacerdotesse del dio Apollo; quest’ultimo si serviva di loro per comunicare agli uomini che si recavano all’oracolo il responso da loro atteso. Intorno a questa figura persiste da millenni un’aura di mistero e curiosità, che si trasmette anche al luogo che era la sede dell’oracolo e che, secondo quanto narrato da Virgilio nell’Eneide, trovava la sua ubicazione proprio a Cuma.

“Il pio Enea si avvia verso la rocca, che l’alto Apollo protegge, e lontano verso i luoghi segreti, antro smisurato, dell’orrenda Sibilla, cui il vate Delio infonde la sua grande conoscenza e la sua volontà e svela il futuro”: queste le parole di Virgilio, che descrivono gli eventi del pio Enea legati a questo luogo.

L’Antro della Sibilla cumana,  sede dell’oracolo, in antichità era visitato da tutti i curiosi e avventurosi viaggiatori che desideravano ricevere responsi o predizioni che avrebbero poi determinato le loro decisioni riguardo ad azioni in procinto di compiere.

La galleria, interamente scavata nel tufo, viene realizzata tra il VII e il VI secolo a.C., come si deduce dal taglio della pietra a forma trapezoidale. All’ingresso sono presenti due lapidi in marmo, sulle quali regnano le incisioni citanti le parole usate da Virgilio per descrivere l’Antro. L’attribuzione di questo luogo alla sua storia e funzione è incerto; è possibile che la galleria sia stata scavata per scopi difensivi e non abbia niente a che fare con la sibilla cumana. L’andamento dell’antro è completamente rettilineo, anche se nella parte terminale tende a scendere. La forma particolare (trapezoidale sopra e, a causa di cambiamenti dovuti al tempo, rettangolare sotto) era usata dai greci a scopo antisismica. 

L’antro della Sibilla cumana: un luogo magico

La lunghezza del percorso è di 101 metri, mentre in altezza la galleria raggiunge i 5 metri. Lungo la parete occidentale, a intervalli regolari, furono realizzate dai romani nove aperture, di cui alcune murate; sulla parete orientale invece si apre una stanza che dà accesso a tre ambienti con pavimento ribassato: questi avevano la funzione di cisterne ma in seguito furono utilizzati anche per seppellire i morti. Lungo lo stesso lato c’è un’altra stanza, di cui la funzione è sconosciuta, con un sedile in pietra, oggi inutilizzabile a causa del tetto ribassato. Al termine dell’antro si aprono tre nicchie, delle quali una è funzionale per il passaggio di luce e un’altra ha le dimensioni di un cubicolo ed è preceduta da un vestibolo, il quale era protetto da un cancello. É qui che, secondo la tradizione, risiedeva e operava la Sibilla.

L’antro della Sibilla e la sacerdotessa

La sacerdotessa trascriveva le sue profezie su foglie di palma che poi, alla fine della seduta, venivano mischiate dai venti provenienti dalle aperture della galleria; la foglia raccolta “casualmente” sarebbe stata il vaticinio adatto al caso. Dalle Metamorfosi di Ovidio, inoltre, sappiamo del dono ricevuto dalla Sibilla da parte di Apollo: ella avrebbe chiesto tanti anni di vita quanti i granelli di sabbia che era possibile stringere nella propria mano dimenticando di chiedere anche l’eterna giovinezza.

Incredibile e magico è l’Antro della Sibilla cumana,  luogo suggestivo di cui le mura sembrano ancora racchiudere la presenza di questo personaggio divino, la cui storia continua ad affascinare tutti da millenni.