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Elliot Page, il coming out e perché bisogna parlarne

Alcune riflessioni da parte nostra sul perché parlare del coming out di Elliot Page.

Il film di fantascienza che più ha segnato le ultime generazioni è il primo capitolo della trilogia di Matrix. Tutti ci siamo sentiti almeno una volta come Neo (Keanu Reeves, ma dobbiamo davvero dirlo?), intrappolati in una realtà che non ci appartiene e con l’obiettivo di “aprire gli occhi” sul mondo che ci circonda.

Le registe della trilogia sono le sorelle Lana e Lilly Wachowski: due donne transessuali, precedentemente note come Larry ed Andy, il cui genio ha segnato l’immaginario collettivo dal 1999 ad oggi.

È stata Lilly Wachowski, quest’anno, a confermare ufficialmente una delle già emerse teorie sulla chiave di lettura del film: la matrix è un’allegoria trans, è la metafora del vivere la propria vita in the closet per poi uscirne.

Ne parliamo in occasione della notizia del coming out come transessuale di Elliot Page, conosciuto precedentemente come Ellen Page, protagonista dell’intramontabile film di formazione Juno, spalla di Leonardo di Caprio in Inception, nonché uno degli attori principali della serie Netflix The Umbrella Academy (e molto altro).

Page ha fatto coming out il primo dicembre, con un lungo post su Instagram. Non è una novità: ogni volta che qualche personaggio pubblico fa coming out si generano sempre dibattiti e polemiche, persino quando a farlo è Gabriel Garko. Ma noi di Eroica non siamo tipi da gossip, quindi perché parlarne?

Il Trans Day of Remembrance (TDoR) è stato il 20 Novembre. È il giorno in cui vengono “tirate le somme” annuali degli omicidi delle persone trans in tutto il mondo (nel 2020 ci sono state 350 vittime, secondo il sito ufficiale).

A fare notizia in Italia, lo scorso settembre, sono stati Ciro Migliore, ragazzo transessuale, e la fidanzata Maria Paola Gaglione, vittime di un’aggressione a sfondo transfobico a Caivano (Napoli) da parte del fratello di lei che ha portato alla morte della ragazza.

Sulle polemiche che sono scaturite dalla notizia, sugli articoli dei giornali con i pronomi sbagliati, sulle storpiature del nome di Ciro, non è il caso di speculare ancora. Ma quello che possiamo fare, per sensibilizzare su un argomento ancora non familiare a molti, è parlarne. Per mostrare supporto, fare informazione e dare visibilità ai diritti delle persone transgender per cui si combatte in tutto il mondo da decenni e che, sul panorama mediatico, emergono solo in occasione di eventi di cronaca.

«Amo essere trans. Amo essere queer. E quanto più mi sto vicino e abbraccio pienamente chi sono, quanto più sogno, tanto più il mio cuore cresce e mi sento rinascere.
A tutte le persone transgender che hanno a che fare con le molestie, con il rifiuto di sé, con gli abusi e con la minaccia della violenza ogni giorno: io vi vedo, vi amo e farò tutto ciò che potrò per cambiare questo mondo in meglio.

Grazie per aver letto tutto questo. Con amore, Elliot Page.»

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