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Zerocalcare. Dimentica il mio nome

Zerocalcare, Michele, per chi lo conosce da vicino, è arrivato dai canali underground della vignetta, delle strisce, a quelli del mainstream, con volumi ad alte tirature e il suo blog con elevate visualizzazioni.

Tutti conoscono il ragazzo che timidamente si è affacciato alle porte della grande editoria; ognuno aspetta l’intervento di Zerocalcare, sempre il più nuovo, perché parla di quello che ci riguarda, di ciò che ci circonda, di tutto quello che parla della nostra società, dalla politica alle serie tv.

Il nuovo libro di Zerocalcare, Dimentica il mio nome, è un romanzo a fumetti che parla di sé, in particolar modo della vita di Michele che, scosso dalla storia della morte della nonna, ripercorre un’epopea, una parte della sua vita.

“Non rivelerò ciò che è reale e ciò che ho inventato, ma non aspettatevi di carpire la realtà esclusivamente dalle cose che per voi sono normalmente reali. Quello che posso definire come fedele alla realtà sono le prime tre pagine del romanzo, ovvero che quand’ero piccolo, ogni lunedì, andavo allo zoo con mia madre”.

La mamma di Michele è una persona presente da sempre nelle sue strisce. “È un personaggio da me dipinto in maniera veritiera, corrisponde alla sua personalità anche se ne risulta una strana figura. Potrei farvi sentire la registrazione di una nostra conversazione sulla differenza tra Google e Mozilla ma non voglio: non perché mi vergogni, ma perché con la mia spiegazione finisce che inveisco contro mia mamma e non sarebbe una bella figura. Per me intendo”.

Ho incontrato Michele alla Mensa Occupata di Napoli, dove ha presentato il suo libro: “Ce sta più gente de prima, me stavo a preoccupa’, me pensavo nu’ venisse nessuno”. Penso alle sue parole ricordando ciò che ha detto in pubblico, prende queste presentazioni come impegni “tra amici”, definendo spesso il lavoro che potrebbe fare con i grandi nomi come qualcosa che non gli appartiene, come un tipo di lavoro che non riuscirebbe a sostenere, anche per questo rimane alla Bao: “M’è capitato de fa’ robe pel tg3, o non so che; c’ho avuto da fa’ interviste co’ a televisione, ma poi c’ho avuto gl’incubi, è roba che non m’appartiene”.

Zerocalcare è sempre pensieroso, come concentrato, fin dai nostri primi incontri mi ha detto di non saper gestire il pubblico. Lo rincuoro spiegandogli che non siamo alle fiere alle quali ormai è abituato, siamo a Napoli. Poi lo rassicuro dicendogli che per quanto inizierà a discutere della pubblicazione la sala sarà stracolma.

C’erano molti curiosi, tra neofiti e fans di Zerocalcare, e non sono mancati gli interventi a proposito del nuovo progetto: “Questo libro è nato due anni fa circa, senza che spoilero per chi non l’ha ancora letto. Nelle prime tre pagine narro della morte di mia nonna, che mi ha dato la possibilità di venire a conoscenza delle vicende della mia famiglia. Una storia troppo bella, epica e rocambolesca per certi versi, che non poteva finire nell’oblio. Fin da subito ho capito che raccontare della mia famiglia era difficile. Molti fatti accaduti si trovano ai bordi della legalità; non riguardano solo me, ma perché coinvolgono altre persone, mia madre, mia nonna ad esempio. È stato quindi difficile perché so’ molto bravo a racconta’ i fatti miei, so dove sta l’asticella oltre la quale non voglio andare, però altra cosa è raccontare i fatti degli altri; col dolore de mi’ madre ad esempio, me stavo a’ ‘ncarta’ ! ”.

Gli serviva una pausa dopo Dodici in cui il protagonista si ritrova in una Rebibbia invasa dagli zombie: “Con un po’ più de distanza emotiva, sono poi riuscito a mettermi a lavorare al mio ultimo lavoro. Mi sono accorto che quest’opera è la chiusura di un ciclo di sperimentazioni che so’ andate a finì nel frullatore della vita mia, dato in pasto al mio pubblico. Tutto quello che ho fatto prima era un banco di prova per arrivare a Dimentica il mio nome. La profezia del’Armadillo, ad esempio, lo sento ancora mio, ma non è più la foto della mia realtà un po’ perché so cresciuto, anche se pare brutto a dirlo”.

Zerocalcare esaurisce le domande con il pubblico e come di consueto si dedica a chi ha comprato uno dei suoi libri, facendo dei disegni a tutti quelli che glielo chiedono: “Non fate per favore richieste assurde ché poi devo partire e voi ce rimanete male che me ne so’ dovuto andare e poi dite a tutti che nu’ vo fatto er disegno sul libro che avete pagato pure tanto”.

In realtà lo so, non lascerà nessuno senza un suo personaggio ed ascolterà anche le richieste più assurde come quella fatta da me per scherzo, per vedere quanto stava attento, che s’è meritata un bel “Ma perché nu’ te ne vai…!”

Zerocalcare, Dimentica il mio nome – Eroica Fenice

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