Il nove maggio in Russia: cos’è la giornata della vittoria

giornata della vittoria

Dall’inizio del conflitto Russo-Ucraino, nel 2022, si è assistito ad un sempre crescente interesse per quanto riguarda le vicende di cronaca interne al paese guidato da Mosca. In particolare, in primavera, ogni anno, si assiste ad uno spostamento dell’attenzione mediatica su una festività nazionale che si tiene ogni anno il 9 maggio. Ma esattamente cos’è questa festività e perché l’importanza del giorno della vittoria, già elevata, è aumentata negli ultimi anni?

Per giorno della vittoria o in russo “День Победы”, Den’ Pobedy, si intende un insieme di celebrazioni tenute ogni 9 maggio, in Russia ed in molti paesi dell’Europa orientale o dell’ex blocco sovietico per commemorare e festeggiare la capitolazione della Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale.

La resa fu in realtà firmata a Berlino l’8 maggio 1945, ma, per il fuso orario, la notizia arrivò quando a Mosca era già scoccata la mezzanotte.

Durante l’esistenza dell’Unione Sovietica la festività non fu però sempre festeggiata ed anzi, per i primi 20 anni dopo la fine della guerra cadde nel dimenticatoio. Con il termine giornata della vittoria, allora, si era soliti quindi riferirsi all’unica parata che fino a quel momento si era tenuta in URSS, la parata originale del 1945.

Fu a partire dal 1965, che, complice un clima di stagnazione politica ed economica, l’élite sovietica cercò di spostare l’attenzione dei cittadini sovietici altrove, lanciando una serie di iniziative per cercare di unire in un unico corpo, un paese alle volte anche molto diverso nelle parti che lo componevano. Sotto il governo Brežnév, una delle introduzioni che vennero fatte, per puntare a questa nuova coscienza sovietica e non più nazionale, fu proprio l’introduzione di una festività nazionale che potesse accomunare tutti gli abitanti delle diverse repubbliche e che potesse fungere da caposaldo per una nuova coscienza sovranazionale a cui rifarsi e che soppiantasse le vecchie narrative locali. Nacque così, la giornata della vittoria come la conosciamo oggi. La tematica scelta non fu casuale, infatti, numerose erano state le ipotesi vagliate dal PolitBuro moscovita, una su tutte quella della Rivoluzione d’ottobre, che però, non avrebbe mai incontrato il favore di una parte di popolazione poiché, i russi venivano visti e percepiti come invasori in gran parte delle repubbliche. Si scelse quindi un evento traumatico che avrebbe messo tutti dalla stessa parte, quella degli oppressi e dei difensori del mondo, ovvero la Grande Guerra Patriottica (così viene chiamata la Seconda Guerra Mondiale in moltissimi paesi dell’ex blocco sovietico), in cui sia russi, sia abitanti delle varie repubbliche avevano visto perire per mano della Germania nazista circa 27 milioni di persone. Dalla sua reintroduzione ufficiale nel calendario, nel 1965, la guerra divenne un tema di grandissima importanza in tutta la società sovietica mentre il rituale di celebrazione vero e proprio è mutato gradualmente negli anni, ottenendo nel lungo periodo un carattere che la contraddistingue ancora oggi come la parata militare in piazza Rossa a Mosca, conferenze e discorsi. La festività fu introdotta solo nel 1965, anche, per mostrare le tecnologie militari più innovative, ottenute dalle forze armate sovietiche durante tutto il corso della guerra fredda. Il tutto procedette in maniera lineare fino agli anni Novanta, dove il giorno della vittoria veniva commemorato in maniera molto più modesta, per tutto il decennio, complici i processi di parziale smilitarizzazione dell’ideologia sovietica avvenuti con Gorbačëv, le manovre politiche susseguitesi dal 1989 in poi e per via del collasso dell’intera Unione, avvenuto nel 1991. La situazione, stabilizzatasi su livelli delle celebrazioni molto blande per tutti gli ultimi dieci anni del Novecento, è tornata ad assumere un ruolo di primissimo ordine quando Vladimir Putin salì al potere. In tempi contemporanei, per Putin, la festa ha sempre avuto un duplice significato, il primo è quello di promuovere il prestigio storico e culturale della Russia agli occhi dei cittadini che, così riescono a percepire la rinata potenza dello stato dopo anni difficili. Il secondo, è una motivazione propagandistica, che, tramite l’utilizzo di una retorica ancora fortemente caratterizzata dalla narrativa sovietica, gli permette di mantenere una presa salda e tenere ancorate a sé, quelle regioni dello stato più “indipendenti”, che, sono poco o per nulla accomunate alla storia ed alla cultura russa. La festività e le sue celebrazioni, inoltre, consentono di mantenere una presenza legittima agli occhi dei cittadini russi in contesti di politica internazionale e motivare alcune mosse del Cremlino nello scacchiere internazionale agli occhi dell’opinione pubblica.

 

Fonte Immagine di copertina: Wikicommons

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