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La nuova Via della Seta

Settecento anni dopo Marco Polo, Make Boluo per i cinesi, ritorna la Via della Seta, lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013 con il nome di Yi Dai Yi Lu, oppure One Belt, One Road (una cintura, una via). Dovrebbe consistere in due vie, una marittima e una terrestre, per facilitare i trasporti tra Europa ed Asia e creare legami economici tra i paesi coinvolti, tramite la realizzazione di infrastrutture come strade, ferrovie e porti.

Questo colossale progetto coinvolgerà il 70% della popolazione e il 55% del Pil mondiale, per un costo di circa 1600 miliardi di dollari, finanziati tramite il Silk Road Fund (40 miliardi di dollari raccolti sinora) e la Asian Infrastructure Investiment Bank, banca appena nata, che ha raccolto 100 miliardi di dollari per iniziare a finanziare la costruzione della Via della Seta. L’Italia è entrata da socio fondatore nella banca, nonostante il parere avverso di USA e Giappone, con la prospettiva di diventare lo sbocco della nuova via, con conseguente aumento dei commerci. Altri 70 miliardi di dollari sono stati investiti dalla Cina stessa.

Nuova Via della Seta: quali rischi?

Il progetto presenta vari rischi, innanzitutto politici. Ad esempio, la Cina aveva fortemente investito sul nuovo porto di Colombo, in Sri Lanka, ma in seguito ad un cambio di governo il progetto è stato bloccato. Altri Stati coinvolti invece, come Kirighizistan, Tagikistan e Uzbekistan, hanno un alto debito pubblico, quindi niente fondi per le infrastrutture previste.

Dal punto di vista economico, la creazione della nuova Via della Seta servirà soprattutto all’espansione commerciale della Cina, che ha bisogno di esportare la propria capacità produttiva in eccesso, e ad aumentarne l’influenza politica, quindi bisognerà vedere se a tutti i paesi coinvolti conviene realmente partecipare al progetto. Certo è che girano molti soldi attorno alla nuova Via della Seta, quindi nonostante i dubbi per molti è meglio partecipare.

Nuova Via della Seta: quale ruolo per l’Italia?

L’Italia potrebbe avere il ruolo cruciale di terminal occidentale per la nuova Via della Seta, snodo di merci e tecnologie da distribuire poi in tutta Europa. Già oggi la Cina è il primo partner commerciale dell’Italia, che negli anni passati non ha avuto buoni rapporti con il gigante asiatico, basti pensare ad esempio che Berlusconi non è mai andato in visita ufficiale in Cina.

Ora si prospetta un boom economico tra Asia ed Europa e l’Italia non vuole rimanerne al margine.
Il presidente del Senato Pietro Grasso è già andato in visita in Cina, mentre nel 2016 ci dovrebbe essere un incontro tra Sergio Mattarella e Xi Jinping, per discutere della partecipazione italiana alla nuova Via della Seta. Infine c’è il problema delle condizioni dei porti italiani, che non sono abbastanza grandi e profondi, e soprattutto difettano dei necessari collegamenti ferroviari con il resto d’Europa. Se l’Italia vorrà partecipare alla nuova Via della Seta e ai vantaggi che ne derivano saranno necessari quindi cospicui investimenti.

Francesco Di Nucci

Fonti “La Cina riapre la Via della Seta”, Il Venerdì n. 1448

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