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Eroica Fenice

Pomeriggio Cinque: (dis)informazione nell'era dei talk show

Pomeriggio Cinque: (dis)informazione nell’era dei talk show

Virale ormai in rete l’intervista di Barbara D’Urso a Pomeriggio Cinque, il talk show televisivo in onda ogni pomeriggio su Canale Cinque, alla ventiduenne messinese Ylenia Bonavera, bruciata dall’ex fidanzato e sopravvissuta.

Ventiduenne che, perfetta figlia della nostra epoca, di fronte all’accaduto non ha manifestato esigenza più urgente che farsi ospitare da Barbara D’Urso per raccontare la sua storia.

Un grottesco teatrino nel quale la giovane, tra litigi con sua madre, rigorosamente in diretta, lodi alla D’Urso, definita “trasmettitrice con le palle”, e scivoloni grammaticali, difende pubblicamente il fidanzato che le ha dato fuoco, in quanto insensato, secondo lei, che costui potesse “darle dei soldi per permetterle di divertirsi con le amiche” (sotto la sua attenta supervisione- sia chiaro) per poi tornare a casa e darle fuoco, pazzo di gelosia.

Ma non finisce qui. Di fronte all’impietoso e desolante quadro di miseria umana, sottomissione e degrado che si è rivelato agli occhi dei telespettatori nel pomeriggio dell’11 gennaio, il lapidario commento di Barbara D’Urso chiarisce l’entità e le cause del problema: “Alcuni uomini uccidono per troppo amore”.
Viene spontaneo domandarsi se sia ammissibile che la televisione trasmetta questi messaggi e che, in un colpo solo, distrugga anni e anni di dibattito e mortifichi la memoria di vittime che non sono morte per troppo amore, ma per follia, crudeltà.

I talk show come Pomeriggio Cinque e la strumentalizzazione di casi mediatici

Sempre più frequentemente, da anni ormai, i talk show televisivi trattano la cronaca nera con la leggerezza con cui si trattano le ultime notizie di gossip e, se possibile, con ancor meno senso critico, facendo leva sulle scarsissime capacità di discernimento del telespettatore medio e, soprattutto, sull’interesse morboso che certi casi inevitabilmente provocano.

Gli omicidi non fanno eccezione, e balzano invece in cima alla classifica dei casi da trattare, non su una scaletta d’urgenza, ma in base a freddi criteri di share. Perché, discutibilmente o meno, un talk show come Pomeriggio Cinque, che mescola volontariamente intrattenimento e notizia, fa informazione e registra un alto tasso di ascolti, in particolar modo tra le fasce più basse della popolazione: i casi trattati coinvolgono emotivamente i telespettatori, toccandoli nel profondo, appassionandoli e coinvolgendoli quasi quanto l’ultima puntata de Il Segreto.

Ma non si tratta di una telenovela, purtroppo è tutto vero. E il vero viene oggi mostrato in televisione nel modo più crudo possibile, se ne evidenzia l’aspetto grottesco e tragicomico: il morboso interesse verso i particolari più macabri di un omicidio, gli special televisivi, le interviste alle vittime, e se queste sono personalità sciocche ed ignoranti ancora meglio, perché fa share, perché piace, perché in qualche modo la gente se ne ricorderà. Non importa se bene o male, purché se ne parli.

In molti casi, il telespettatore medio non coglierà l’assurdo e lo squallido, non discernerà il vero dal falso, perché il talk show pomeridiano spesso rappresenta per lui il solo momento per fruire, anche solo passivamente, delle notizie su ciò che accade nel suo paese e nel mondo: la sua conoscenza e la sua percezione del problema verrà inevitabilmente filtrata dall’opinione di questo o quell’opinionista televisivo. 

E allora l’informazione televisiva si fa strumento pericoloso, quanto più essa si avvicina alle fasce più basse della popolazione.
È sorprendentemente facile veicolare un messaggio sbagliato e, se inconsapevole ed incosciente è stata la giovane Ylenia nell’affermare con certezza l’innocenza dell’uomo che le ha dato fuoco, altrettanto non si può dire di chi ha permesso che ciò accadesse perché fa spettacolo. 

Ma l’incalcolabile rischio di affermazioni che legittimano l’omicidio o quantomeno ne cercano una giustificazione è davvero sacrificabile all’altare dello share?