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Riforma della prescizione: spunta il Lodo Conte e la maggioranza si divide

Riforma della prescrizione: spunta il Lodo Conte e la maggioranza si divide

La riforma della prescrizione penale ha avuto una genesi travagliata, e anche adesso che è entrata in vigore non riesce a trovare pace. La matassa di dichiarazioni, voti e veti incrociati è quasi impossibile da dipanare, e in un complicato gioco di specchi ognuno dei soggetti coinvolti riesce ad essere contemporaneamente se stesso e il suo contrario. Con la conclusione che il 28 gennaio l’Unione delle Camere Penali sciopererà ancora una volta contro la neonata riforma Bonafede.

Il vertice di maggioranza sulla prescrizione e il “Lodo Conte”

Il 9 gennaio si è tenuto a Palazzo Chigi un vertice di maggioranza, in cui erano presenti il premier Conte, il ministro della giustizia Bonafede e i delegati del Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali e Italia Viva.
Il vertice è stato convocato su sollecitazione del Partito Democratico, che riteneva necessario correggere il totale blocco della prescrizione introdotto dallo “Spazza-corrotti ricorrendo a un meccanismo più morbido: la proposta di Delrio e Orlando consisteva nel sospendere la prescrizione per due anni in appello e per un anno dalla sentenza contro la quale si ricorre per Cassazione, per un totale di circa tre anni di sospensione della prescrizione, contro la sospensione perenne prevista dalla riforma adesso in vigore. In questo modo il PD intendeva riconoscere il principio della riforma ma bilanciandolo con la garanzia dei tempi certi per la giustizia.
Il ministro della giustizia Bonafede però non lascia spiragli alla possibilità di rivedere la propria riforma, dichiarandola praticamente intoccabile, e durante il vertice vengono respinte le proposte correttive avanzate da PD, Italia Viva e Liberi e Uguali.

Nonostante il rifiuto secco di Bonafede a qualsiasi intervento sulla riforma della prescrizione, rinnovato anche poco prima che il vertice iniziasse, il ministro alla fine torna sui suoi passi. Durante l’incontro giunge dal premier Conte una proposta per mediare tra le contrastanti anime della maggioranza: è il già battezzato “Lodo Conte”, che introduce un doppio binario tra assoluzione e condanna in primo grado. In caso di condanna, varrebbe la riforma Bonafede e dunque la prescrizione si blocca sine die. Nel caso di assoluzione, invece, si congela la prescrizione solo per alcuni mesi o al massimo per due anni. E ancora, per il premier ogni eventuale rettifica dovrà reggersi su due pilastri: intervenuta la prescrizione, deve essere assicurata la tutela degli interessi civili per la parte lesa, ed è obbligatorio adempiere all’impegno della totale ristrutturazione del processo penale, per giungere alla tanto discussa riduzione dei tempi processuali.

Anche questa proposta porta con sé inevitabili dubbi di costituzionalità, a partire dalla disparità di trattamento tra imputato condannato e assolto in primo grado, che espone il Lodo del premier al rischio della violazione dell’art. 27 della Costituzione. Apparentemente la toppa è peggio del buco, ma tra i partecipanti al vertice si respira entusiasmo per aver comunque abbattuto il totem dell’abrogazione totale della prescrizione.
La soddisfazione del ministro Bonafede per l’intesa (al ribasso) sulla prescrizione e per la maggioranza ricompattata è però ridimensionata dalle dichiarazioni dei delegati di Italia Viva a margine del vertice, che ventilano l’ipotesi di votare con le opposizioni per l’abrogazione della riforma Bonafede.

Riforma della prescrizione in Commissione giustizia: la maggioranza si spacca

In effetti il 15 gennaio in Commissione Giustizia alla Camera si è presentata l’occasione per Italia Viva per mettere in pratica il proposito. Il deputato Costa (Forza Italia) aveva depositato la sua proposta di legge, composta da un unico articolo, che abrogava completamente la riforma della prescrizione e il M5S a propria volta ha presentato un emendamento per sopprimere la proposta di Costa. Con la votazione, si consuma la spaccatura della maggioranza e Italia Viva vota la pdl Costa con le opposizioni Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, tenendo fede alle intenzioni già note, e di fatto isolandosi dalla maggioranza.

La bocciatura della proposta di legge Costa è determinata dal Partito Democratico, Liberi e Uguali e Movimento 5 Stelle, con la partecipazione straordinaria alla votazione anche della presidente della Commissione Giustizia, Francesca Businarolo, in quota 5stelle, che solitamente si è sempre astenuta. Finisce 23 a 22, e il voto inusuale della presidente impedisce la parità che avrebbe evitato la bocciatura della proposta Costa. Il deputato forzista rilancia: la sua proposta di legge sarà comunque sottoposta alla votazione in Aula il 27 gennaio, come proposta dell’opposizione, e confida in un riscatto per merito dei franchi tiratori del Partito Democratico poiché il voto sarà a scrutinio segreto.

Scontro sulla prescrizione PD-IV: governo a rischio

Italia Viva, gruppo fuoriuscito dal PD e vero artefice della nascita del Governo Conte Bis, non risparmia sgambetti al governo e critiche al Partito Democratico, in particolare di « andare a rimorchio del M5S anche sulla giustizia», secondo Lucia Annibali e non solo. Le dichiarazioni degli esponenti di Italia Viva sono tutte in questo senso e rivolte contro il PD che appare appiattito sul populismo dalla sua avvenuta “grillizzazione”. Lo stesso Matteo Renzi spiega che la scelta di IV di schierarsi con le opposizioni non è strategia ma “garantismo e fedeltà alla legge Orlando”, colui che fu suo ministro della Giustizia, ora vicesegretario PD.

Dunque a difendere la Legge Orlando, targata PD, ci sono Italia Viva e il centro-destra, mentre a fare scudo alla riforma della prescrizione votata dal M5S e la Lega ci pensa il PD, che un anno fa si opponeva alla sua approvazione. Walter Verini (Pd) puntualizza che « Iv ha tenuto in Commissione un atteggiamento ambiguo» che mette senza dubbio a rischio la tenuta del governo, che comunque sostiene con la fiducia e aggiunge che « è Italia Viva ad andare a rimorchio della Lega».

Mentre in Parlamento si compie lo scontro politico con un botta e risposta senza fine, e gli accordi raggiunti non sembrano poi così tanto saldi, l’Unione Camere Penali organizza per il 28 gennaio un nuovo sciopero, dopo quello di dicembre, e intraprende le prime mosse per la prefigurata battaglia referendaria per i quesiti abrogativi della legge Bonafede.

Fonte immagine: pixabay.com

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