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Eroica Fenice

San Basilio: il quartire romano caccia una famiglia marocchina

San Basilio: il quartire romano caccia una famiglia marocchina

San Basilio è il trentesimo quartiere di Roma. San Basilio è un fortino del crimine organizzato. San Basilio è l’ennesimo angolo di mondo abbandonato dallo sguardo distratto del governo di turno. Destra, centro o sinistra, non c’è differenza.

Angoli di mondo lasciati a marcire ed implodere in loro stessi, angoli di mondo detti ingenuamente periferici; ma che in realtà sono il centro del mondo; sono infatti paradigmatici di un malessere che si ritrova ovunque la presenza dello Stato non sia abbastanza forte. Sono luoghi dimenticati, ghetti abbandonati dove si tira a campare spacciando droga e abbassando omertosamente la testa; dove la scuola d’obbligo è una barzelletta; dove si uccide per sopravvivere. È infatti anche da qui che nascono i futuri boss, i futuri imprenditori alla Salvatore Buzzi, per intenderci. È questa la scuola che genera laureati nel crimine organizzato: l’esame lo passi se resti vivo.

Cronaca del 21 esimo secolo: San Basilio sfondo di un affresco sociale

«San Basilio, una borgata con una lunga storia di lotte per la casa e sgomberi – nel 1974 ci fu anche un morto in scontri durissimi con le forze dell’ordine -, è scivolata negli anni sempre più in mano alla criminalità. Tanto da assomigliare a Scampia, a Napoli, per le ‘piazze’ dello spaccio di droga e le vedette che avvertono i pusher dell’arrivo della polizia», scrive l’ANSA.

E proprio qui, fra il “sangue ed il cemento” di case popolari ammassate, in una di queste abitazioni, che è stata collocata dal comune di Roma la famiglia di Maourad, operaio marocchino che lavora in Italia da 10 anni. La sua famiglia è composta da tre bambini, e la moglie Fatya. Mourad credeva, dopo 10 anni in Italia, di essere riuscito ad integrarsi e di potere ricevere la tanto sognata abitazione ove stabilirsi con la sua famiglia.

Ma la reazione degli abitanti del quartiere di San Basilio è stata violenta e repentina. Non solo gli inquilini dell’edificio ma gli abitanti del quartiere hanno cacciato via Mourad con la moglie e i suoi tre bambini, umiliando un onesto lavoratore che avevo osato sperare. «Quell’alloggio ci spetta di diritto i miei bimbi sono sotto shock (…) È stato orribile, più loro piangevano più la gente ci insultava. Lo sappiamo, siamo stranieri, ma i bambini che colpa hanno?».

San Basilio: l’intolleranza e la criminalità organizzata

La povertà è il cancro del mondo. La povertà è disperazione; e la disperazione si lancia dalla finestra se le sussurri che troverà sollievo oltre quella finestra. Così succede a San Basilio, e in tutte le periferie del mondo.

La povertà è terreno fertile per la criminalità; fa leva sulla disperazione. Le masse sono mosse dall’odio; non da passione politica. Queste persone sono lasciate negli spigoli del mondo a marcire, e lì, non possono che sbocciare fiori marci fra quei pochi che resistono ancora.

Ecco perché in molti, la maggior parte degli abitanti del quartiere in cui si spaccia alla luce del sole, non ha accettato che una famiglia di marocchini andasse ad abitarci.   

Scrive Saviano : «Queste dinamiche sono familiari a chi studia le organizzazioni criminali perché a Napoli i clan gestiscono l’ingresso e l’uscita dalle case popolari. (…) Non è un caso che durante le faide di camorra interi nuclei familiari vengano deportati da un palazzo all’altro. E le periferie romane stanno prendendo sempre più le sembianze di quelle napoletane perché sono piazze di spaccio e il traffico di droga è l’unico affare redditizio. (…) Qualcuno obietterà che nel caso di San Basilio i condomini hanno protestato perché l’alloggio era già occupato da un’altra famiglia. Qualcuno penserà che droga e criminalità organizzata non c’entrino nulla, che si tratta di persone perbene che non volevano finire in strada. E c’era bisogno di cori razzisti, mi domando. C’era bisogno del supporto dei fascisti di Casa Pound, sempre pronti ad armare poveri contro poveri?».

Diritto alla casa

Un altro problema da non sottovalutare è quello della casa. La famiglia di Mourad dopo anni aveva ricevuto l’assegnazioni dell’alloggio in un’abitazione popolare a San Basilio. La casa, però, era già occupata da alcuni inquilini abusivi, che sono stati fatti sgomberare la mattina stessa. Gli occupanti erano Adriano, suo fratello Claudio e il figlio:  vivevano da tre anni in un camper parcheggiato fuori l’abitazione.

Ma dietro questo avvenimento potrebbe esserci il racket delle abitazioni popolari, molto forte a Roma. Esso parte dai procacciatori di affari, che occupano case, ingaggiando manovali disposti con pochi euro a scardinare lucchetti e serratura, le quali case vengono poi offerte con garanzia di sicurezza alle persone bisognose di un tetto sulla testa. E così facendo ancora una volta si fa leva sulla povertà e si instaura un fruttuoso business che avvicina i poveri alla criminalità e li allontana dallo Stato, dalla fiducia verso le istituzioni.

Quando si creano dei solchi fra Stato e popolo, quei solchi, quelle ferite, diventano spazi nei quali si insinua la criminalità. Capace di  porre in essere forme para-statali le quali danno vita ad un vero e proprio sfruttamento coatto della povertà, ponendosi anche come alternativa allo stato. E più il solco è profondo più diventa difficile risanarlo.