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Eroica Fenice

Teatro a Napoli: un’eterna dualità

Giovedì 10 Marzo all’Università di Napoli Federico II, il professore Francesco De Cristofaro ha tenuto una lezione circa la situazione dei teatri a Napoli. Sono intervenuti alla discussione i direttori del Teatro Elicantropo di Napoli e del TAN di Piscinola, da sempre promotori di un teatro vicino alla Letteratura e dal forte carattere culturale.

Il messaggio principale è che occorre difendere i piccoli teatri che fanno un programma a stampo culturale e non commerciale.
L’appiattimento commerciale vive non solo nel teatro, ma in tutta la società, tuttavia il teatro, che è la Cenerentola della cultura, risente in maniera più forte di questa dualità.

Il teatro si basa sulla creazione di dinamiche di comunità: è la prima forma d’arte che passa da uomo a uomo e non è mediata. Per questo c’è sempre una funzione politica –  non “politica” nel senso comune del  termine, ma politica che deriva da polis, ossia qualcosa che passa da uomo a uomo. L’uomo che guarda dentro se stesso, si analizza e si confronta con gli altri uomini.
Ed è attuando tale analisi critica del teatro e della sua funzione che si sente la dualità tra teatro di cultura e teatro di intrattenimento. Il teatro di intrattenimento non ha questa intenzione, non ha la stessa motivazione, si basa su effetti speciali e mira ad ottenere assuefazione e consenso.
La motivazione e la ricerca sono caratteristici del teatro di cultura che è teatro di ricerca.
In questo senso, il teatro di cultura non è nemmeno finto, è lontano dalla finzione nel senso stretto del termine. Si fonda su segni che sono attinti dalla realtà, portati, però, in un’altra dimensione che non è specchio della realtà, ma è sospesa tra vita e morte, dimensione in cui tutto è possibile.

La dualità del Teatro a Napoli

Non deve stupirci che nel teatro si respiri così forte questa dualità perché Napoli è essa stessa la città delle dualità. La dualità è ovunque, in questa città continuamente sospesa tra dimensione pubblica e dimensione povera.
Napoli è una città ventrica, nel sottosuolo della Città del sole, vivono mille e più realtà diverse.
Vivere a Napoli è come vivere eternamente nel presente, sospesi tra passato e futuro, vita e morte, buio e luce, realtà e leggenda.
L’abitante di Napoli è colui che si stringe alla città come se seguisse una fede e al tempo stesso si sente lontano da essa e distaccato dalle istituzioni, vivendo come se seguisse un suo percorso personale, scevro dalla città.
L’abitante di Napoli è ancorato alla sua casa, alla sua città, ma quello che è fuori dalla propria casa, fuori dal proprio vicolo, non gli interessa davvero, non gli appartiene.

Non deve stupirci la presenza di questa dualità forte nel teatro, perché il napoletano è ibrido, immerso in questa dualità, che non si può contrastare perché è parte della città.