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terremoti in Messico

Un tragico settembre: i terremoti in Messico

Messico, 19 settembre: a distanza di esattamente trentadue anni dal devastante terremoto del 1985 (magnitudo 8.1 sulla scala Richter, una tragedia dalle oltre 10.000 vittime) la terra trema ancora.

Terremoti in Messico, un cumulo di rovine

La scossa, per di più verificatasi proprio durante un’esercitazione antisismica in occasione del 32° anniversario della catastrofe del 1985, è stata preceduta da un altro terremoto registrato lo scorso 7 settembre intorno alle ore 23.49 (ora locale). Il suo epicentro è stato individuato ad una profondità di 69,7 km nel golfo di Tehuantepec (al largo delle coste del Chiapas) e una magnitudine di 8.2 sulla scala Richter, dunque nettamente superiore alla magnitudo di 7.1 gradi del sisma del successivo martedì 19, con epicentro nei pressi di Atencingo, nello stato di Puebla (a 120 km circa da Città del Messico e a 650 km dal precedente).

Il terremoto del 7 settembre (percepito anche in Guatemala e in Honduras) è tra i più forti che la Terra tutta abbia mai avvertito e conta circa 50 000 abitazioni danneggiate e 110 morti. Data l’evidente minaccia rappresentata dall’evento, subito dopo la scossa principale è stata lanciata un’allerta di rischio maremoto, che ha trovato riscontro nelle onde alte fino a tre metri che si sono abbattute sulle coste del Chiapas a pochi minuti di distanza. Nonostante fino al giorno successivo siano state registrate più di 770 scosse di assestamento (di cui la maggiore ha superato i 6 gradi Richter), si esclude che il terremoto del 19 sia una scossa di assestamento del primo, considerata la distanza tra i due epicentri.

Seppur di minore intensità rispetto al sisma del 7 settembre, il terremoto di Puebla ha riportato gravi danni del pari inquietanti: il sindaco di Città del Messico annuncia di 245 morti il bilancio delle vittime a livello nazionale. Agenti di sicurezza e volontari scavano senza sosta dagli istanti immediatamente successivi al terremoto dello scorso martedì: cercano anime, cercano reliquie su cui piangere, cercano speranza, cercano chi li smuova da quello che è un incubo vissuto da svegli.

Migliaia di cittadini rimasti al buio, senza elettricità, senza casa, senza famiglia. Le fonti dipingono uno scenario apocalittico: dichiarano il crollo parziale dell’Istituto Tecnologico di Monterrey, nel quartiere di Santa Fe nella capitale, la caduta delle torri della Chiesa di Cholula, il cedimento di un ponte lungo l’autostrada tra Città del Messico e Acapulco, la tragica distruzione della scuola Enrique Rebsamen, nella capitale: almeno 36 i morti sotto le macerie della scuola e ancora in corso sono le operazioni di recupero di tre bambini identificati ancora vivi, da portare in salvo.

Gli occhi e le mani giunte in preghiera di italiani, americani, inglesi o più semplicemente uomini sono rivolti al Messico perché di fronte a tali disgrazie, che s’incolpi l’imprevedibilità della sorte, la natura maligna o i costruttori di case di cartapesta poco importa. Le lacrime e i messaggi di cordoglio non riporteranno in vita chi a quest’ora avrebbe potuto giocare a carte o chiudere l’ufficio e anche i non-moralisti lo sanno bene, ma sono gesti che significano vicinanza, che si soffre di un unico male in questo momento e che ci si rialza insieme dai resti di ciò che non è perso per sempre. Messico, siamo con te.

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