Mito di Adone, la dannazione della bellezza

Adone, la dannazione della bellezza

Adone è una divinità della mitologia greca, ma di origine semitica, che incarna il ciclo di morte e rinascita della natura. Il suo nome deriva dal termine Adon (“padrone”) e il suo mito, ripreso e celebrato nella cultura classica, narra una storia di amore, gelosia e bellezza effimera, rendendolo una delle figure più affascinanti dei culti antichi.

La nascita di Adone: il frutto di un amore proibito

Adone nasce da un’unione incestuosa, definita da Ovidio nelle sue Metamorfosi come una “creatura concepita nel peccato”. Sua madre era Mirra (o Smirna), principessa di Cipro, e suo padre era il re Cinira, padre della stessa Mirra. Secondo il mitografo Apollodoro, Afrodite stessa causò questa unione sacrilega per punire la giovane, colpevole di aver trascurato il suo culto o, secondo altre versioni, per punire sua madre, che l’aveva definita più bella della dea.

Per unirsi al padre, Mirra, aiutata dalla sua nutrice, lo ingannò durante la festa di Demetra, giacendo con lui per nove notti. Quando Cinira scoprì l’inganno, Mirra fuggì per salvarsi dalla sua furia. Implorando l’aiuto degli dei, fu trasformata da Afrodite in un albero di mirra. Nove mesi dopo, la corteccia dell’albero si spaccò, dando alla luce il bambino.

Ma sotto il legno la creatura mal concepita era cresciuta e cercava una via per districarsi e lasciare la madre. […] Si apre una crepa e dalla corteccia squarciata l’albero fa nascere un essere vivo, un bimbo che piange” (Ovidio, Metamorfosi)

La contesa tra Afrodite e Persefone

La straordinaria bellezza del neonato colpì subito Afrodite. Per proteggerlo, lo nascose in una cassa e lo affidò a Persefone, regina dell’Oltretomba. Tuttavia, anche Persefone rimase incantata dal fanciullo e si rifiutò di restituirlo. La disputa tra le due dee richiese l’intervento di Zeus, il quale decretò che Adone dovesse dividere il suo anno: un terzo con Afrodite, un terzo con Persefone e un terzo per sé. Adone, però, scelse di dedicare anche la sua parte ad Afrodite, dea dell’amore.

Protagonista Ruolo nel mito
Adone Dio della bellezza e della vegetazione; simbolo della vita effimera e della rinascita ciclica.
Afrodite (venere) Dea dell’amore; causa indiretta della sua nascita e sua amante principale, rappresenta la vita e l’estate.
Persefone Regina degli inferi; sua custode e amante, rappresenta la morte e l’inverno.
Ares (marte) Dio della guerra e amante di afrodite; per gelosia, si trasforma nel cinghiale che uccide adone.

La morte di adone e la nascita dei fiori

La passione di Adone era la caccia, un’attività che Afrodite cercò in ogni modo di proibirgli, temendo per la sua vita. La sua paura si rivelò fondata: durante una battuta di caccia, Adone fu ferito a morte da un feroce cinghiale. Secondo le versioni più diffuse del mito, l’animale non era altro che Ares, il geloso amante di Afrodite, trasformato per vendetta. Dal sangue versato da Adone nacquero gli anemoni, mentre dalle lacrime di disperazione di Afrodite spuntarono le rose.

Adone nell’arte: da tiziano a canova

Adone è un simbolo di bellezza maschile effimera, e per questo è stato un soggetto prediletto nell’arte. Le rappresentazioni classiche tendono a raffigurarlo con lineamenti delicati, quasi effeminati. Nel Rinascimento e nel Neoclassicismo, artisti come Tiziano Vecellio e Antonio Canova hanno interpretato il mito con grande intensità. Nel suo Venere e Adone, conservato al Museo del Prado, Tiziano cattura la tensione del momento in cui Adone lascia un’amante disperata per andare incontro al suo destino. La scultura di Canova, invece, si concentra sulla tenerezza dell’ultimo addio, esaltando la perfezione anatomica e l’emozione del momento.

Cosa significa oggi “essere un adone”

L’espressione “essere un Adone” è entrata nel linguaggio comune per descrivere un uomo di straordinaria bellezza. Tuttavia, come sottolinea il classicista Alessandro Grilli, questa bellezza ha connotazioni ambigue: per alcuni è sinonimo di grazia quasi effeminata, per altri di una virilità muscolosa e statuaria. Questa indeterminatezza riflette la natura stessa del mito, in cui Adone è sia un cacciatore sia un “oggetto del desiderio” conteso passivamente tra due dee. La sua bellezza, quindi, rimane uno “spazio vuoto” che ogni epoca riempie con il proprio ideale estetico, ma sempre con una sfumatura di caducità.

Le adonie: il culto di un dio che muore e rinasce

Il mito di Adone era al centro di importanti celebrazioni religiose, le Adonie. Durante queste feste, diffuse in tutto il mondo greco-orientale, le donne piangevano la morte del dio per poi celebrarne la resurrezione. Una pratica tipica era la creazione dei “Giardini di Adone“: vasi in cui venivano piantati semi a crescita rapida (come lattuga e finocchio) che germogliavano e morivano in pochi giorni. Questi giardini simboleggiavano perfettamente la vita breve e folgorante di Adone e, più in generale, il ciclo eterno della natura, che muore in inverno per poi rinascere in primavera, come testimoniato anche da reperti archeologici conservati al Getty Museum.

In copertina sul Mito di Adone: John William Waterhouse, Il risveglio di Adone, 1900. Fonte: Il crepuscolo degli dei.
Fonte Venere e Adone, Tiziano Vecellio, 1560: Wikipedia.
Fonte Venere e Adone, Antonio Canova, 1789-1794: Wikipedia.

Articolo aggiornato il: 26/09/2025

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