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Eroica Fenice

Cerchio di Itten: tra opera d'arte e ricerca

Cerchio di Itten: tra opera d’arte e ricerca

Cerchio di Itten: un viaggio alla scoperta del cerchio cromatico che ci insegna a leggere i colori

colori che vediamo in natura sono il risultato di un fenomeno fisico che comporta la scomposizione della luce captata dall’occhio umano; il fascio di luce che colpisce una superficie trasparente si scompone in sette colori: rosso magenta, arancio, giallo, verde, blu, indaco, violetto. Questo fascio di luce viene chiamato spettro dei colori visibili e l’arcobaleno che vediamo in cielo dopo un violento acquazzone ne offre l’esempio più lampante.

La storia del cerchio cromatico

Sembra che il primo cerchio cromatico moderno, rappresentazione, cioè, dei colori dello spettro della luce disposti radialmente dentro un cerchio, sia opera di Isaac Newton che, nel 1672, scompose un raggio di luce nelle sue componenti cromatiche e dimostrò che la luce bianca è una combinazione di luce di tutti i colori. Sarà solo nel 1704, con il Trattato di Ottica, che Newton sistemerà lo spettro dei colori in un cerchio, presentando per la prima volta un diagramma, nel quale ad ogni sezione corrisponde un colore. Molto più preciso è il cerchio di Moses Harris del 1766. Qui appaiono già i tre colori-pigmento, ossia i primari. Al centro, il nero è indicato come somma di tutte le cromie.

Di qualche anno successivo è il cerchio di un naturalista austriaco, Ignaz Schiffermüller, che lo elaborò nel 1775 per classificare i colori necessari a definire le tinte degli insetti.
Nel 1810 Johann Wolfgang von Goethe, in contrasto con Newton, sostenne nella sua Teoria dei Colori che le cromie dipendessero dall’oscurità piuttosto che dalla luce. «Il colore è, come tale, un valore d’ombra», scrisse in proposito.

Negli stessi anni Michel Eugène Chevreul, un chimico francese, cominciò a studiare analiticamente la teoria del contrasto simultaneo, ossia dell’influenza reciproca che hanno due colori accostati, realizzando nel 1861 un cerchio cromatico a 72 colori.
La più importante tappa nell’evoluzione del cerchio cromatico è, tuttavia, opera di Johannes Itten, pittore e designer svizzero tra i primi ad insegnare al Bauhaus, scuola tedesca di arte e architettura attiva dal 1919 al 1933. Al 1921 risale la sua stella a dodici punte in sette gradazioni luminose e nel suo celebre testo, L’arte del colore del 1961, una vera bibbia in fatto di accostamenti cromatici, egli inserisce la versione, tuttora conosciuta, del suo cerchio cromatico.

Il cerchio di Itten: una rivoluzione

Il cerchio di colore di Itten fu subito apprezzato per la grande espressività artistica riproposta dal pittore ma anche per la sua utilità nell’analisi delle relazioni tra i colori. Il cerchio di Itten classifica le tonalità, in base al loro aspetto estetico e comunicativo, in primarie, secondarie e terziarie e fornisce una guida per risalire agli uni e agli altri. Al centro del cerchio un triangolo riporta i tre colori fondamentali o primari: rosso, giallo e blu. Dalla mescolanza di questi si ottengono i secondari, verde, arancio e viola, riprodotti intorno al triangolo a formare con esso un esagono. Il cerchio termina con un anello di 12 colori che ai primari e ai secondari aggiunge i terziari, ossia quelli ottenuti da una ulteriore combinazione.
Con il cerchio di Itten è anche possibile individuare una coppia di tonalità complementari, ossia di cromie che si esaltano tra loro. Questo è possibile scegliendo una tinta e cercando quella proposta immediatamente sul lato opposto.

Colori freddi, caldi e neutri

I colori terziari sono composti da quelli primari mescolati in parti non uguali, ottenendo come risultato una cromia dalle tinte fredde o calde.                                                                                                                                                                Questa ulteriore classificazione, presente nel cerchio di Itten, è possibile in base a come l’immaginazione viene solleticata da un colore rispetto che da un altro e, dato che ciascuna tinta trasmette emozioni a chi la guarda, si riesce a distinguerli anche in base alla loro temperatura.
I colori definiti caldi sono quelli che, per così dire, comunicano calore, che ricordano la luce e sono posizionati sulla parte destra del cerchio di Itten, la metà del cerchio cromatico corrispondente alle lunghezze d’onda maggiori; vanno dal rosso al giallo, passando anche attraverso le tonalità più scure, cioè i marroni. I colori caldi tendono a energizzare la persona che li guarda, facendole aumentare il battito cardiaco, e a “restringere” lo spazio. Sono i colori del fuoco, dell’autunno e della caduta delle foglie, dei tramonti e delle albe. Principalmente esprimono energia, passione e positività. Riflettono la passione, la felicità, l’entusiasmo e l’energia. Sono attivi, aggressivi e attirano l’attenzione. Stimolano le emozioni, motivano e sembrano balzare fuori dallo schermo o dalla pagina.

I colori freddi invece sono quelli che ricordano il ghiaccio, l’acqua e il cielo. Spaziano dal blu al viola e si trovano sulla metà del cerchio cromatico con lunghezze d’onda più corte. Il viola e il verde fanno parte dei colori freddi ma in alcune tinte più chiare a volte risultano con una connotazione più “calda”. I colori freddi sono solitamente quelli distensivi per antonomasia: gli studi fatti sul colore riportano che queste tonalità rilassano. Sono i colori della notte, dell’acqua, della natura. Utilizzati in un progetto, queste tinte danno un senso di calma e di professionalità. Sono spesso utilizzate come sfondi per compensare superfici più piccole di colori caldi. Utilizzati insieme, i colori freddi possono suggerire un aspetto pulito e fresco, implicando eleganza e calma. Tuttavia, è interessante notare che un uso di tinte fredde brillanti provoca più eccitazione dei colori freddi chiari.                                                                                 Esistono colori che non sono né freddi né caldi e questi sono i colori neutri, i “non colori”, che tendono al bianco, al grigio e al nero ed è possibile ottenerli mescolando queste tre tinte agli altri colori.

Ulteriori analisi

Dal punto di vista della colorimetria, gli studi recenti informano che nemmeno il cerchio di Itten è quello definitivo, in quanto riporta come colori primari, nell’ambito della sintesi sottrattiva, il giallo, il rosso e il blu.                                  I veri primari, invece, sono il giallo, il magenta e il ciano. Solo queste tinte possono dare cromie terziarie corrette. Non è un caso che i toner per le stampanti riportino questi ultimi colori, a cui si aggiunge il nero perché la mescolanza dei tre primari dà il grigio e non un nero profondo.

Le indagini non sono ancora terminate, dunque, e il cerchio di Itten è destinato a non restare l’ultimo esempio di riproduzione cromatica, tuttavia, ad oggi, risulta essere indiscutibile il grande contributo alla ricerca che quest’opera ha dato ai posteri.

 

Immagine in evidenza dal web : http://www.didatticarte.it

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