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citta delle streghe

Benevento: la citta delle streghe ed il culto di Iside

La “città delle streghe”, per antonomasia, è Benevento. La stregoneria è un concetto formatosi in epoca medievale e rinascimentale, ma riprende nozioni antiche. Basti pensare che le caratteristiche che Apuleio – scrittore latino di origine africana, vissuto nel II secolo d.C. – attribuisce, nelle sue Metamorfosi, alla figura della strega continueranno a caratterizzare le streghe ancora nel periodo medievale e rinascimentale.

Le leggende riguardanti le streghe beneventane sono caratterizzate da un elemento ricorrente, un albero di noce (divenuto, poi, celeberrimo), che fa la sua prima comparsa nei verbali di un processo, tenutosi a Todi nel 1428, durante il quale una tale Matteuccia racconta di essere andata, in volo, ad una riunione, svoltasi presso il noce beneventano: qui le streghe – che, volando su caproni e scope, giungevano da ogni parte d’Europa – si ritrovavano, nelle notti di martedì e venerdì.

Tali leggende, che vedono come protagoniste le streghe beneventane, dette Janàre, parrebbero legate al culto della dea Iside.
A Roma, il culto isiaco si diffuse in epoca tardo-repubblicana, come attesta il poeta Ennio, e fu legalizzato dai triumviri Ottaviano, Marco Antonio e Lepido. In seguito, i contrasti fra Ottaviano e Cleopatra VII Filopàtore fecero screditare i culti egizi a Roma, culti che furono riabilitati da Caligola.
Con i Flavi, il culto di Iside s’intreccia con le vicende personali degli imperatori. Domiziano, ancora fanciullo, durante la guerra fra Vespasiano e Vitellio, per sfuggire ai nemici che stavano incendiando Roma, riuscì a salvarsi, travestendosi da sacerdote di Iside. Pertanto, conservò una perenne gratitudine nei confronti della dea, in onore della quale fece restaurare l’Iseo Campense (distrutto nell’80 d.C.) e fece innalzare l’Iseo Beneventano. Domiziano, addirittura, amava identificarsi con Horus, il figlio di Iside, considerandosi alla stregua del faraone egiziano.

Iside, già nella storia egiziana, riveste il ruolo di maga, oltre ad essere l’unica, nel pàntheon egizio, ad avere una vicenda mitologica complessa.

Benevento è la citta delle streghe?

I primi simboli del culto isiaco a Benevento sono due obelischi: uno, perfettamente conservato, è visibile in Piazza Papiniano, lungo il Corso Garibaldi; l’altro, in stato frammentario, è esposto in una delle nuove sale dell’ARCOS-Museo d’ARte COntemporanea Sannio, nel quale, sfruttando le moderne tecnologie del 3D, si è tentato di ricostruire l’Iseo, per consentire al visitatore di farsi un’idea di come doveva apparire tale tempio e di assistere ad alcuni momenti rituali. Grazie ai geroglifici incisi sull’obelisco, Erman, egittologo tedesco, tra il 1893 ed il 1896, comprese che Domiziano diede ordine d’innalzare il tempio durante l’ottavo anno del suo regno, cioè tra l’88 e l’89 d.C. La statua raffigurante il bue Apis (anch’essa pertinente all’Iseo di Benevento), collocata all’imbocco di Viale San Lorenzo, fu, invece, rinvenuta nel corso del XVI secolo.

Ma proprio l’Iseo di Benevento protrebbe configurarsi come il trait d’union tra il culto isiaco e le leggende sulle streghe-Janàre beneventane.

La cista mistica, che doveva essere ubicata nell’Iseo, reca, in rilievo un serpente, animale che, in Egitto, aveva un valore sacro, poiché proteggeva il potere faraonico. 

Peraltro, negli affreschi di Pompei – altro centro che, come Ercolano, Cuma, Napoli, Capua, Carinola e Teano, era sede di un culto isiaco – la dea Iside è sempre attorniata da serpenti.

Ebbene, un affresco, proveniente proprio dall’Iseo, raffigura Iside, Serapide, alcuni serpenti ed un albero, attorno al quale è attorcigliato un grosso serpente. Proprio questo elemento potrebbe giustificare l’associazione delle janare beneventane ad Iside.

La leggenda narra che il vescovo Barbato – dopo la conversione al cristianesimo da parte di Romualdo, principe del ducato longobardo beneventano – fece abbattere un grosso albero di noce, dalle cui radici fuoriuscì il demonio, sottoforma di serpente. Il vescovo Barbato fece abbattere quel noce, poiché, intorno ad esso, s’incontravano le streghe, le quali, nelle notti di martedì e venerdì, banchettavano, ballavano e si univano a satana.

Eppure resta ancora un mistero la precisa ubicazione dell’Iseo beneventano.

E voi, lettori di Eroica Fenice, conoscevate la storia delle streghe beneventane e del culto isiaco a Benevento?

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