Chong Yang Festival: origini e usanze della Festa del Doppio Nove

Chong Yang Festival: origini e usanze della Festa del Doppio Nove

La Cina è un Paese che detiene un bagaglio culturale, la cui origine risale a migliaia di anni fa, e che si riflette nelle sue tradizioni, che ancora oggi la popolazione continua a portare avanti e a tramandare, anno dopo anno. Molte di queste tradizioni trovano espressione nella celebrazione di festività, che non hanno mai date fisse, perché il calendario cinese è diverso da quello gregoriano che usiamo noi occidentali, in quanto non si basa sulle fasi solari, bensì su quelle lunari. A grandi linee, possiamo suddividere le festività cinesi in tre grandi categorie: festività agricole, legate ai ritmi della terra e all’alternarsi delle stagioni; quelle religiose, per omaggiare il Buddha, la figura religiosa più rispettata in Cina, o per celebrare il culto degli antenati; infine, ci sono i festival, che di solito hanno luogo per commemorare antiche leggende, su cui si basa l’identità nazionale. Un esempio di quest’ultima categoria è il Chong Yang Festival. Adesso, addentriamoci alla scoperta di questa festività cinese.

Cos’è il Chong Yang Festival?

Il Chong Yang Festival è noto anche come Festa del Doppio Nove, perché è un festival che si celebra ogni anno il nono giorno del nono mese del calendario lunare. Celebrato in tutto l’Estremo Oriente, il Chong Yang Festival è nato come occasione per onorare i raccolti autunnali. In Cina ha cominciato a diffondersi nel periodo degli Stati combattenti (453 a.C. – 221 a.C.), ottenendo particolare notorietà durante la dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.).

Secondo la dicotomia tra yin e yang, che determina la visione del mondo e dei principi della natura, esistono elementi associati all’oscurità, tra cui i numeri pari, e altri alla luce, tra cui i numeri dispari. Nel Libro dei Mutamenti, il numero 9 è considerato un numero yang, simbolo di longevità, poiché in cinese “nove” si dice jiǔ e dalla sua ripetizione 久久 jiǔjiǔ risulta una parola omofona, che significa “a lungo, per lungo tempo”, legata appunto al concetto di longevità. Inoltre, la duplice presenza del nove in questa data è indicata con il termine chong, che significa “doppio”.

La leggenda di Henjing

Il Chong Yang Festival si tratta di una ricorrenza legata al folklore e trae le sue origini da un’antica leggenda, secondo cui un eroe, di nome Hengjing, sconfisse un demonio che aveva infestato il fiume Nu, diffondendo epidemie e pestilenze ogni qualvolta saliva in superfice. Hengjing, stanco di vedere i suoi compaesani, tra cui suo padre, morire e soffrire a causa dei sacrilegi di questo mostro, decise di affrontarlo e liberare la popolazione dalla maledizione

Per riuscire nell’intento, Hengjing partì per un viaggio alla ricerca dell’immortale Fei Changfang, un uomo dotato di poteri soprannaturali, tra cui quello di combattere gli spiriti, e gli chiese di insegnargli l’arte della spada. L’immortale decise di aiutarlo, munendolo di tutto ciò di cui aveva bisogno, e prima che Hengjing facesse ritorno al suo villaggio, gli disse di recarsi sulla cima di una montagna il nono giorno del nono mese lunare, poiché in quel giorno il demone si sarebbe manifestato. Così, Hengjing tornò in patria, portando con sé una borsa di foglie di corniolo e del vino di crisantemo e li distribuì ai suoi compaesani; poi, partirono per scalare il monte. Quando giunsero in cima nel giorno prestabilito, il demonio apparì in superfice e rimase stordito dall’odore del vino e del corniolo. A quel punto, Hengjing lo trafisse con la sua spada, uccidendolo.

Tradizioni e usanze

È, quindi, da questa leggenda che hanno origine le pratiche legate alla celebrazione del Chong Yang Festival e salire sulla cima delle montagne nel nono giorno del nono mese dell’anno, indossando un sacchettino di corniolo, è una di queste. Attualmente, è vista come un’occasione per fare gite di famiglia in montagna, con lo scopo di allontanare le malattie e la sfortuna, ma, secondo una credenza antica, salire in cima alle montagne era un’attività che contribuiva a garantire longevità.

Inoltre, in occasione del Chong Yang Festival, i cinesi amano bere il vino di crisantemo e mangiare i tortini Chonqyang, dei dolci floreali fatti di riso glutinoso, miglio o fagioli cotti al vapore, decorati con bandierine di cinque colori, posizionati tra castagne, pinoli, melograni o anche giuggiole. In cinese, inoltre, “torta” si dice gāo, parola omofona all’aggettivo gāo, che significa “alto”: da qui deriva la credenza che il consumo della torta Chongyang sia importante tanto quanto la scalata di una montagna. Dopo il suo consumo, inoltre, è prevista una crescita verso l’alto, cioè un miglioramento, anche della persona che l’ha mangiata.

Simbolo del crisantemo

Il fiore simbolo della festa è il crisantemo, che oltre ad essere presente in forma di bevanda, è anche oggetto di ammirazione, visto che il nono mese lunare coincide con il periodo della sua fioritura e molti cinesi si recano a fare lunghe passeggiate nei giardini che ospitano questi fiori.

Il crisantemo, che in occidente si associa spesso alle pratiche funerarie, in Cina, invece, è considerato catartico e di buon auspicio: oltre ad essere una pianta medicinale con proprietà disintossicanti, si ritiene che possa allontanare gli spiriti maligni e prevenire le influenze autunnali. È un fiore molto presente nella lunga tradizione cinese; di fatti, è nato proprio in Cina e veniva già citato nei libri del V secolo a.C. Il crisantemo è considerato il fiore della longevità e dall’epoca Tang cominciò ad essere usato per abbellire le acconciature femminili, ma, col passare dei secoli, si è poi diffusa anche l’abitudine di decorare porte e finestre con crisantemi, con l’intento di allontanare la cattiva sorte.

Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons

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