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Eroica Fenice

Conte Vlad, la leggenda di Dracula

Il conte Vlad è una delle figure storiche più affascinanti e allo stesso tempo più disturbanti, dal momento che la sua fama è legata perlopiù alla tortura dell’impalamento con cui uccideva i propri nemici. L’uso di tali metodi sanguinari hanno poi gettato le basi per la creazione del personaggio letterario del conte Dracula.

Partiamo alllora per questo viaggio in Romania, per la precisione in Valacchia, per scoprire la storia del conte Vlad che per alcuni vive ancora tra noi sotto le vesti di vampiro. 

La storia del conte Vlad III di Valacchia

Vlad nacque nel 1431 nella cittadella di Sighisoara da Vlad II, sovrano della Transilvania e membro dell’Ordine del Dragone. Questi era un ordine militare fondato, forse ad inizio ‘400, dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo allo scopo di contrastare l’eresia di Giovanni Hus e in seguito l’avanzata dei turchi in Europa.

Proprio dai Turchi Vlad venne fatto prigioniero ad Adrianopoli nel 1442, dove venne educato come un sultano. Nel 1448 venne raggiunto dall’assassinio del padre Vlad II e di suo fratello maggiore durante una rivolta dei boiardi organizzata dal regno d’Ungheria, desideroso di impossessarsi della Valacchia. Una volta libero il conte Vlad invase il proprio paese natale con al seguito un esercito di turchi, ma venne sconfitto dal sovrano Vladislao II che lo costrinse all’esilio in Moldavia.

Trascorrono alcuni anni e in questo periodo di tempo Vlad stipula trattati di alleanza tra la Moldavia e la Transilvania, oltre a riuscire a portare dalla propria parte quei boiardi che avevano causato la morte del padre e con cui condivideva un nemico in comune: gli ottomani. La presa di Costantinopoli nel 1453 da parte di Maometto II e la fine dell’Impero Romano d’oriente rappresentavano un campanello d’allarme per la cristianità, che vedeva l’ombra musulmana oramai pronta ad abbattersi in Europa.

Per tutti i signori dei vari regni cristiani era quindi necessario fare fronte comune per evitare il peggio e lo stesso valeva per Vlad, il quale si batté respingendo le armate ottomane nel 1454 a Szendro in Ungheria e nel 1456 a Belgrado. Quest’ultimo scontro andò a vantaggio proprio di Vlad, poiché tra le varie vittime ci fu Giovanni Hunyiadi, condottiero e fino a quel momento voidova ( “governante”) della Valacchia. Vlad approfittò del vuoto di potere e si impadronì del trono divenendo voidova della Valacchia con il nome di Vlad III e attuando una serie di riforme per risollevare la regione dallo stato di degrado in cui versava. Cercò innanzitutto di favorire l’economia locale tramite la costruzione di nuovi villaggi per i contadini e sostenendo i commercianti locali per limitare l’influenza estera di quelli di altre regioni romene. Inoltre spostò la capitale a Tirgoviste, dove venne costruito il Castello di Poenari in mezzo alle montagne.

Questi provvedimenti non vennero ben accolti dai mercanti sassoni della Transilvania, i quali avevano creato nella regione una rete commerciale di città detta Siebenbürgen ( “Le sette città“) e che videro minacciati i propri interessi. Ciò portò a un’alleanza con i boiardi che a causa delle minacce di Vlad III, ancora ossessionato da loro per la morte del padre, si erano rifugiati in Transilvania mettendosi sotto la protezione del voidova Dan III

L’esito fu scontato: Vlad III invase la Transilvania e massacrò i ribelli sottoponendoli ad un metodo di esecuzione che divenne il suo segno distintivo, ovvero l’impalamento. Ciò gli valse il soprannome con cui è tuttora conosciuto: Vlad Tepes, ovvero “Vlad l’Impalatore“.

Tra qualche massacro e qualche impalamento Vlad III, che nel frattempo aveva sottomesso le città della Transilvania ostili a lui, si ricordò dei turchi che minacciavano i Balcani. Infatti Maometto II rivendicò il legame vassallatico che legava la Valacchia all’impero ottomano e a cui il padre Vlad II si era sottomesso cedendo denaro e fanciulli al sultano. Naturalmente non si fece intimorire e dichiarò apertamente guerra a Maometto II, il quale mandò i propri soldati in Transilvania che, neanche a dirlo, furono trucidati e sottoposti all’impalamento. Ma si trattava soltanto del primo atto, giacché Maometto invase nel 1462 la Bulgaria e Vlad III intraprese una serie di battaglie e guerriglie che furono una vera e propria carneficina tra terre devastate e vittime anche tra i civili, che fossero cristiani o meno.

Nonostante il successo della spedizione e la fama di campione della cristianità con cui era stato celebrato a Roma, la guerra con i turchi non era ancora finita. Infatti entrò in scena Raud, fratello minore di Vlad III con cui era stato imprigionato dai turchi stessi durante l’infanzia e convertitosi all’Islam. Questi venne nominato nel 1462 voidova della Valacchia da Maometto II e riuscì ad accaparrarsi le simpatie dei mercanti sassoni e dei boiardi, garantendo loro protezione e libero commercio nella regione. Inoltre corruppe gli ufficiali di Vlad con grandi somme di denaro, lasciando l’oramai ex padrone della Valacchia da solo. Si narra inoltre che Raud invase il Castello di Poenari e la moglie di Vlad III, per paura di cadere prigioniera, si suicidò gettandosi dalla torre.

Al conte Vlad III non restò che fuggire e cercò ospitalità in Ungheria alla corte del sovrano Mattia Corvino, con il quale anni prima aveva stipulato un’alleanza anti-turca. Il re però decise di imprigionarlo, per paura che potesse esercitare ambizioni di potere sull’Ungheria. Venne liberato dopo dieci anni, quando tutti i paesi Balcani si resero conto di quanto fosse necessario contrastare il potere di Raud, il quale aveva trasformato la Valacchia in un feudo dell’impero Ottomano. Vlad III giurò fedeltà all’Ungheria e tornò in Valacchia a riprendersi il trono, ma il fratello Raud morì improvvisamente nel 1475. Un anno dopo Vlad III dette avvio al suo terzo e ultimo regno, ma non durò molto. Due mesi dopo morì, anche se non si sa di preciso come. Per alcuni sarebbe morto in battaglia, per altri sarebbe stato assassinato. Stesso mistero riguarda l’ubicazione della tomba e dei suoi resti, anche se alcuni storici sostengono che la sua spada e la sua testa furono portati a Costantinopoli in omaggio al sultano.

Da Vlad III a Dracula, nascita e sviluppo di una leggenda

Come abbiamo già visto, la fama di Vlad III è legata alla sua crudele e spietata condotta nei confronti di avversari e nemici, anche se le cronache del tempo ci raccontano di come già in tenera età egli si dilettasse nel torturare e seviziare piccoli animaletti. Una disturbante attività che, unita allo shock per la perdita del padre, minarono a un carattere già instabile di suo.

Va ovviamente specificato che questa immagine di Vlad III è figlia della propaganda dell’epoca, volta a designarlo come un vero e proprio demone che in rumeno è indicato con una parola precisa: dracul, da cui il nome con cui Vlad verrà conosciuto presso i posteri, cioè Dracula.

Per capire da dove nasce questo nome, dobbiamo tornare a parlare dell’Ordine del Dragone a cui abbiamo accennato all’inizio. Quando il padre Vlad II entrò a far parte di questo ordine militaresco assunse l’epiteto di Dracul o Draculea che in romeno indica il drago, l’animale che nello stemma dell’ordine era raffigurato con la coda avvolta attorno al collo e chinato verso terra per simboleggiare la vittoria di Dio (e quindi della cristianità) sul male. Tuttavia in romeno la parola Drac era uno degli appellativi del diavolo, identificato per l’appunto con il drago, motivo per cui Vlad II e poi suo figlio furono conosciuti, grazie anche alle firme che si trovano in documenti ufficiali, con l’appellativo di Draculea: “figlio del diavolo/del maligno

Ad usare il nome di Dracula fu anche Mattia Corvino. Nel periodo della prigionia di Vlad III egli scrisse un trattatello diffamatorio nei suoi confronti, che divenne addirittura un’opera teatrale dal titolo Storia del folle chiamato Dracula di Valacchia. Era come se il sovrano di Ungheria, conscio della crudeltà del suo ex alleato, volesse ridicolizzarlo ed elevarlo come eccellente esempio di violenza al punto che all’interno di questo pamphlet si può trovare un disegno in cui Vlad banchetta davanti ad una schiera di cadaveri impalati. Allo stesso modo il pontefice Pio II, nel tentativo di organizzare una crociata contro gli ottomani, identificò Vlad III tra le pagine dei suoi Commentarii sia come protettore della cristianità e sia come esempio di sadismo e crudeltà per quanto riguarda il trattamento riservato a nemici e oppositori. Di contro il popolo romeno nutre un profondo culto nei confronti di Vlad III, identificato come un eroe nazionale che difese il popolo dalla minaccia mussulmana nei Balcani e la cui violenza era da considerare come un male necessario.

La controversa condotta morale del conte Vlad è anche alla base di una delle leggende più celebri, che lo vogliono trasformato in vampiro. Ad alimentarla ci sarebbe un presunto legame amoroso tra questi e la contessa Elizabeth Bathory, anch’essa nota per la crudeltà e il sadismo nei confronti della propria servitù e anche per essere solita celebrare riti di magia nera, tra cui quello di farsi regolarmente il bagno in una vasca colma di sangue per mantenere la pelle liscia e giovane.

Come tutti sanno però fu Bram Stoker a dare vita a questo mito, con la pubblicazione nel 1897 del romanzo Dracula. Lo scrittore irlandese si ispira chiaramente alla fama sanguinaria di Vlad III, seppur la figura fantastica del vampiro è nettamente distinta da quella del personaggio storico. Il protagonista/antagonista del romanzo è infatti un uomo elegante e aristocratico, altezzoso, intelligente e dotato di raffinata cultura. Egli inoltre è immortale e si nutre principalmente del sangue di giovani vergini, ma non è invincibile: infatti può essere scalfito dai raggi del sole o, come si vede nel romanzo di Stoker e in tanti prodotti derivati da esso, può essere ucciso con metodi divenuti iconici: paletti di legno conficcati nel cuore, proiettili d’argento, acqua santa e molti altri.

Naturalmente la fama del conte Vlad nelle vesti di vampiro sanguinario si è diffusa in larga scala, entrando di diritto nell’immaginario popolare. Non si contano sulle dita di una mano i film, che siano riadattamenti o storie ex novo, con Dracula come protagonista. Uno dei primi è Nosferatu, adattamento del romanzo di Bram Stoker diretto da Friedrich Murnau nel 1922 dove la figura mostruosa del conte Orlok divenne una similitudine per identificare l’ascesa del nazismo in Germania. Un film che però è anche noto per una leggenda urbana secondo la quale Max Schreck, l’attore principale, fosse in realtà un vampiro vero (non a caso, il suo nome in tedesco significa “Grande Spavento“).  Il film ha anche goduto di un remake diretto da Werner Herzog nel 1979, con Klaus Kinski nel ruolo del vampiro.

Il cinema americano ha invece prediletto la figura elegante e da gentleman di Dracula, se pensiamo solo alle interpretazioni di Bela Lugosi nell’omonimo film di Tod Browning nel 1931 e di Christopher Lee in Dracula il vampiro diretto da Terence Fisher nel 1951. Ma merita di essere citato anche Dracula di Bram Stoker, pellicola di Francis Ford Coppola del 1993 dove la figura del vampiro viene strettamente intrecciata a quella storicamente esistita di Vlad III. Qui infatti scopriamo che Dracula, interpretato da un magistrale Gary Oldman, in vita era stato sì un difensore della cristianità contro gli infedeli, ma che in seguito alla morte dell’amata moglie e alla dannazione della sua anima in quanto suicida decide di rinnegare la propria fede abbracciando l’oscurità e divenendo il vampiro che tutti conosciamo.

Inutile dire poi che la figura di Dracula e il fenomeno del vampirismo si sono espansi come un vero e proprio contagio, nutrendo l’immaginazione di tanti autori. Dai videogiochi (uno su tutti, Castlevania), ai cartoni animati (da produzioni innocenti e family-friendly come Carletto, il principe dei mostri a operazioni “esagerate”  come Batman contro Dracula, dove il cavaliere di Gotham City si ritrova a dover fronteggiare il conte vampiro), senza dimenticare l’immenso arcipelago di romanzi e serie tv destinati un pubblico di adolescenti con protagonisti giovani e bei vampiri che si innamorano di ragazze mortali. Questi figli rinnegati di Dracula popolano universi fittizi che poco hanno a che fare con l’oscurità del modello principale, come nella saga di Twilight o True Blood. Altri invece cercano di riadattarlo pur restandone fedeli come fatto da Anne Rice nella fortunata saga delle Cronache dei vampiri e forse anche la miniserie Dracula, che giungerà su Netflix il 4 gennaio e che avrà lo scopo di approfondire l’oscuro passato del personaggio.. magari con qualche riferimento anche alla figura del conte Vlad.

Ciro Gianluigi Barbato

Fonte immagine copertina:

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