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Eroica Fenice

Sulla Strada

Sulla Strada, noi come la ragazza di campagna incontrata da Kerouac

Gran parte della nostra generazione è ben rappresentata dalla ragazza di campagna incontrata da Sal Paradise (pseudonimo di Jack Kerouac) sulla strada, che si srotola nel suo bestseller dal titolo “On the Road” uscito negli anni Cinquanta.
In una delle pagine più belle e commuoventi del libro, precisamente nell’undicesimo capitolo della sua terza parte, compare una stupenda ragazza di campagna, in una camicetta di cotone, con una scollatura che lascia intravedere l’abbronzatura dei seni. Sal attacca discorso con lei, ma la trova incredibilmente noiosa.

I suoi grandi occhi scuri mi scrutavano vuoti con l’ombra di un dolore nel sangue, un dolore che risaliva a generazioni addietro per non avere mai fatto quello che si doveva assolutamente fare, qualunque cosa fosse, e tutti sanno cos’è. «Che cosa vuoi dalla vita?» Avrei voluto afferrarla e costringerla a dirmelo. Non aveva la minima idea di quello che voleva.

Kerouac non fa mistero del suo odio nei confronti del conformismo. Odio che lo porta a inseguire per una vita i pazzi, – i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano. – Kerouac ci si mette in viaggio, con i “pazzi”. Sotto il sole e sotto la pioggia. È la strada a farsi maestra, a imporre loro di affrontare il proprio destino, di farsi una personale opinione sulle cose, costringendoli anche a discutere con le proprie idee.
Sal/Kerouac impara a sentirla, la strada, osservando e prendendo spunto dal folle Dean Moriarty (alter ego di Neal Cassady). Impara a sentire i km scorrere sotto di sé, attraversandoli come se fossero i km della sua anima, che percorre a bordo di macchine sempre in corsa. Apprende che l’amore è quasi sempre passeggero e che l’amicizia, se completamente disinteressata e scevra da ogni vincolo, può durare in eterno. Si rende conto che il percorso è più stimolante ed entusiasmante se lo trovi, un amico, e che lo scopo del viaggio è vivere, farlo davvero.

Sal si crea un’identità, lungo la strada e non può sopportare l’assenza di luce negli occhi della bellissima ragazza di campagna.

(…) «Che cosa fai nelle notti calde d’estate?» Andava a sedersi sulla veranda, guardava le macchine passare nella strada. Lei e sua madre facevano i pop-corn. «Che cosa fa tuo padre nelle notti calde d’estate?» Lavora, fa il turno di notte alla fabbrica di caldaie, ha passato un’intera vita a mantenere una donna e i suoi rampolli senza credito, né adorazione. «Che cosa fa tuo fratello nelle notti d’estate?» Gira in bicicletta, si ferma al chiosco delle bibite. «Che cosa vorrebbe disperatamente fare? Che cosa vorremmo disperatamente fare tutti noi? Che cosa vogliamo?» Non lo sapeva. Nessuno l’avrebbe saputo. Era tutto finito. Aveva diciotto anni ed era adorabile e perduta.

Sal è figlio della delusione sociale dei suoi tempi.

Ripudia il progetto di una vita dedita alla famiglia, il consumismo, la fissa dimora, l’inadeguato mondo dei padri, per stare appresso a Dean Moriarty. Dean. Il suo Angelo bruciante e tremante, dallo sguardo nervoso e avido di vita, con gli occhi scintillanti sempre pronti a saltare all’impazzata sullo specchietto retrovisore lungo la strada. Sal è guidato da quell’espressione di testarda decisione, quella sregolatezza esasperata ai limiti della follia, quell’amore viscerale per il jazz del suo amico. Sal insegue la vita “vera” a ritmo di musica che rompe l’armonia, e la purezza della strada si fa madre d’ispirazione e bellezza.

Fernanda Pivano, scrittrice e saggista italiana, chiarisce qual è il dramma della beat generation rappresentata dalla magica penna di Kerouac:

quello di trovare una realtà trascendente in cui poter credere, tale da soppiantare la realtà terrena ormai superata dalla scienza moderna e in cui non possono credere più. (…) non cercano adepti, cercano solo di distruggere in se stessi quanto vi rimane di immesso da “gli altri”-.

Anche noi siamo figli di una delusione sociale, di un mondo spaccato in due.

Da una parte, c’è la nostra generazione. Perduta. Gremita di giovani che non sanno chi siano e che si lasciano vivere come la ragazza di campagna in “On the Road”. Una generazione rigurgitante di ragazzi che avrebbero disperatamente bisogno di una fede in cui credere, qualunque essa sia, che avrebbero bisogno di “andare”, di rincorrere la propria vita, di viaggiare nella propria coscienza e in quella del mondo odierno, perchè ciò che funzionava per la massa di ieri, oggi non ha più ragione d’imporsi.

Dall’altra, ci sono loro. Riusciamo a sentirli, ad uno ad uno. «Ma io alla tua età…» E ha il curriculum di un ragazzino in procinto di essere deturpato dai primi brufoli. «Ma io alla tua età…» E gli sono rimaste più auto che neuroni. «Ma io alla tua età…» E t’invita a lavorare gratis. «Ma io alla tua età…» E manco più il caffè ti fa, perché te lo offre in chat o su Facebook, in un’assurda immagine coi glitter. «Ma io alla tua età…» E ti consegna una realtà in frantumi, il cui progetto di vita deve essere uguale per tutti e consiste nel maritarsi, figliare, fare soldi e crepare. Come poi…«le faremo sapere!».

Loro sono molti, molti adulti di oggi. Se ne stanno lì con lo sguardo torvo a suggerirci di fare le “cose convenienti”, perché la vetrina sociale è importante. Comodi, dall’alto delle loro poltrone, ci dicono di non perder tempo coi sogni, di pensare al proprio tristissimo orticello senza guardare in faccia a nessuno. Ci addestrano a rispondere alle aspettative di una società già fallita, a metterci in coda, a omologarci. C’impanano di quei valori “di una volta”, in cui non credono più neanche loro, e poi ci mandano a farci friggere. E cosa resta di noi giovani? Compiacenze malate, sfruttamento, facili contentature e rassegnazione a una vita studiata a tavolino dagli altri. Cosa resta di noi? Di chi non si prende la sua dose di coraggio per realizzare il proprio ideale di libertà? Di chi ha paura di schiacciare l’acceleratore per andare – dove non si sa – godendo però dell’eccitazione della corsa insieme agli altri, in quel fantastico posto di scambio di merci ed esperienze che è la strada? Cosa? Cosa resta, e cosa resterà?

Oggi, giovani voci roche e strozzate dall’aria maleodorante di un Paese che non sta più in piedi. Domani, carne per i vermi.

Fonte immagine: http://www.pablofilm.it/wp-content/uploads/2015/09/sullastrada-634×300.jpg

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