Epopea e anti-epopea portoghese nel V canto de Os Lusíadas e in Pepetela

Os Lusiadas

Epopea nel poema Os Lusiadas e anti-epoipea in Pepetela

Il V canto de Os Lusiadas, il poema per eccellenza dell’epopea portoghese, è famoso per l’episodio del gigante Adamastor, considerato l’episodio più ricco e complesso del poema grazie alla sua natura simbolica, mitologica e lirica. Il gigante compare nell’ultima parte della narrazione di Vasco da Gama al re di Melinde dopo un viaggio alquanto sereno, rappresentando un elemento di stupore.

Adamastor profetizza una serie di naufragi e perdite di ogni tipo: la morte di Bartolomeo Dias e di D. Francisco de Almeida, oltre  al significativo naufragio del galeone di S. João e la conseguente morte di Manuel de Sousa Sepúlveda e sua moglie Leonor de Sá. La privazione dell’amore e della vita sarà il prezzo che i lusitani dovranno pagare per conquistare la gloria. Adamastor è, sì, lo spaventoso mostro di cui i portoghesi hanno paura ma è esso stesso l’incarnazione della disperazione della sconfitta. Sarà lui stesso a raccontare il suo amore per la ninfa Teti e la conseguente trasformazione in pietra. Alla fine del canto, il gigante, in una nuova metamorfosi, svanirà tra urla e pianto.

L’episodio si ispira a Omero e a Ovidio, è composto da ventiquattro strofe (37-60), così suddivise:

Strofe 37-38: introduzione;

Strofe 39-48: descrizione e profezia del gigante Adamastor;

Strofa 49: Vasco da Gama si rivolge al gigante;

Strofe 50-59: Adamastor racconta la sua vita e il suo amore per Teti;

Strofe 60: Epilogo, Vasco da Gama prega Dio affinchè non si compia la profezia.

Vasco da Gama e Adamastor compaiono come narratori e personaggi del canto.

All’interno del canto si distinguono due piani:

  • Piano storico: è il momento storico in cui i portoghesi superano la paura del ‘Mare tenebroso’, cioè gli oceani Atlantico e Indiano, popolati da mostri secondo le credenze medievali. Adamastor è una visione, uno spettro che esiste solo nella mente dei portoghesi i quali lottano – ma trionfano- contro le loro stesse paure;
  • Piano lirico: vengono ripresi due temi costanti nella lirica di Camões, quello dell’amore impossibile e quello dell’amante respinto. Adamastor, che si innamora della ninfa Teti, provoca la furia di Giove. Come conseguenza, Adamastor viene quindi trasformato in Cabo das Tormentas e scaraventato ai confini dell’Atlantico.

Os Lusiadas: epopea e anti-epopea

Elementi importanti del canto sono:

  • Il meraviglioso: collegato alle difficoltà incontrate durante il superamento del capo;
  • Profezie: relative alla storia futura del Portogallo;
  • Lirismo: la storia d’amore
  • Tragedia: amore e morte;
  • Epica: vittoria dell’uomo sui quattro elementi della natura acqua, fuoco, terra, aria.

La figura di Adamastor compare già nel 1533, quando Rabelais ne parlerà apertamente in Pantagruel. Ancora prima compare nell’opera Gigantomachia di Claudiano, nel IV secolo; opera in cui il gigante (che qui ha il nome di Damastor, dal verbo ‘’domare’’) è il fratello di Pallas, un altro gigante divenuto pietra dopo un contatto con Medusa.

Più recentemente, nel 1934, Adamastor avrà poi un suo corrispondente nella figura del Mostrengo, presente nell’opera Mensagem di Fernando Pessoa.

Come Adamastor, Mostrengo è il guardiano del Mar Tenebroso, nel Cabo das Tormentas, in seguito ribattezzato capo di Buona Speranza; egli è anche il simbolo delle difficoltà incontrate da colui il quale vuole conoscere nuovi mondi, ciò che è ignoto. Incarna quindi la paura, è il mostro che si oppone all’ordine naturale delle cose, ma Mostrengo viene dal latino mostrum, che vuol dire ‘’rivelare’’, ‘’mostrare’’. La sua sconfitta rivelerà infatti un nuovo mondo ai portoghesi. Il poema di Pessoa simbolizza, di fatto, le difficoltà dei portoghesi nella conquista del mare e allo stesso modo di Adamastor, Mostrengo rappresenta il coraggio del popolo portoghese, che vince le sue paure riesce a solcare nuovi mari.

Molto diversa dall’epopea de Os Lusiadas, è la narrazione dei fatti legata all’arrivo dei portoghesi in Africa nel racconto dello scrittore angolano Pepetela, Estranhos pássaros de asas abertas.

Inserito nei Contos da morte, Estranhos passaros de asas abertas  intavola un dialogo con l’epopea epica di Luis Vaz de Camões attraverso il suo stesso sottotitolo Introdução ao Canto V de Os Lusiadas. Pepetela ritorna al canto  epico per dare voce a coloro i quali la voce è stata tolta, rivendicando la storia degli ‘’altri’’ che il colonizzatore e la voce legittimante della colonizzazione hanno cercato di eliminare. Il racconto rappresenta, in modo provocatorio, un’anti-epopea della storia portoghese, riscrivendo dal punto di vista dei nativi l’arrivo dei lusitani in Africa. Se nel V canto de Os Lusiadas è il gigante Adamastor che spaventa i portoghesi, ora questo ruolo è svolto dai marinai portoghesi stessi: la narrazione si apre con l’avvistamento dei ‘’Pássaros de asas abertas passarem o cabo que abrigava a baía’’, le preoccupazioni dei locali e il presagio di Manikava, il saggio. Assistiamo ora a un incontro/scontro di due mondi che possiedono sguardi totalmente differenti, l’epopea del poema Os Lusiadas diventa anti epopea.

Il narratore passa a raccontare i fatti dal punto di vista di Samutu, il quale vede i portoghesi come spiriti mossi da un sentimento di vendetta. Un senso di disorientamento pervade l’africano, stordito dalle grida in una lingua sconosciuta e spaventato da quelle figure brute che rompono l’armonia di quel mondo.

A questo punto della narrazione il piano della storia e quello del mito si intrecciano. Anche qui (come nel V canto del poema di  Camões) ritroviamo la narrazione del desiderio amoroso del gigante Adamastor per la ninfa Teti. È importante, a questo punto, sottolineare la presenza delle divinità africane e quelle ‘’occidentali’’. L’insistenza di Adamastor nel sedurre la ninfa provoca l’ira di Nettuno, che a sua volta fa infuriare Kianda; a questo punto il dio africano ricorre a Nzambi ‘’o senhor de todos os deuses’’ che non apprezza la presenza di dèi stranieri nei suoi territori. La presenza di dèi estranei alla tradizione occidentale è la testimonianza di un mondo che non appartiene ai colonizzatori. Il testo si conclude prima con una riflessione di Namutu che si interroga sul valore delle perline ricevute dai marinai, e in seguito da una riflessione del narratore stesso che sottolinea l’offesa di quegli ‘espiritos indomitos’ ad altri dèi e altri valori.

Fonte immagine: Wikipedia. 

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