Film di Woody Allen. 5 da vedere assolutamente

Film di Woody Allen. 5 da vedere assolutamente

Film di Woody Allen. Tra ironia e dramma.

Pensando al grande cinema d’autore, riecheggiano nella testa talenti e autentici geni della cinepresa. E, tra gli immensi nomi, non può assolutamente mancare quello di Woody Allen.

Regista, attore, sceneggiatore, scrittore e animo poliedrico, è sicuramente una delle personalità artistiche più influenti ed inedite nel panorama cinematografico internazionale contemporaneo.

Le sue pellicole sono immediatamente riconoscibili, alla vista della prima scena, al suono delle prime note che incorniciano i suoi capolavori. Eppure Woody Allen non risulta mai scontato e prevedibile, perché il suo universo cinematografico racconta le emozioni viscerali, le dinamiche introspettive e i dilemmi psichici, e lo fa attraverso una verità dissacrante, guidato dalle sue passioni più vivide e onnipresenti: la dedizione per il cinema, la sua amatissima New York, la musica e la magia.

L’amore per la sua New York e la magia costringono Woody Allen al sogno, al sorprendente e a dedicarsi a tutto ciò per cui vale la pena vivere: Manhattan rappresenta infatti il luogo mitico oltre il ponte, che, insieme all’interesse per il magico, raccontano il desiderio e la possibilità concreta di evadere dalla realtà.

È grazie alla sua estrema sensibilità per i sentimenti e la psiche umana che Woody eccelle nel realizzare, quasi dipingere, i suoi personaggi, focalizzando l’analisi sulle profonde crisi interiori.

Se i suoi film costituiscono la prosa della sua immensa arte, la musica, che ne fa da cornice, è senza dubbio la poesia. La musica è in effetti l’ingrediente segreto sempre presente, mai invadente, senza il quale i suoi capolavori non sarebbero realmente tali. Woody Allen non può esimersi dall’attingere alle proprie passioni musicali, in particolare a quella jazz (di cui è anche un virtuoso, esibendosi al clarinetto dagli anni Settanta con la sua band), grazie alla quale il contenitore narrativo amplifica storie e atmosfere, favorendo una totale immersione dello spettatore nell’opera, così da dimenticare per un po’ la realtà e tutto ciò che esula dalla sala cinematografica. Ecco perché decisamente Woody decide che non può fare a meno di prediligere artisti, quali Paco De Lucía (Vicky Cristina Barcelona), Sidney Bechet e Joséphine Baker (Midnight in Paris), Enrico Caruso (Match Point), Chet Baker (Un giorno di pioggia a New York), Vince Giordano e The Nighthawks (Café Society), fino all’intramontabile e soave Gershwin, attingendo alle epoche passate per rendere epiche le sue opere.

Film di Woody Allen, capolavori su pellicola

La passione per la cinepresa subisce senza dubbio l’influenza della cultura europea, sia cinematografica che letteraria. Ciò rende dinamica e turbolenta la personalità di Allen, che crea i suoi prodotti migliori fondando il suo talento sul suo personalissimo binomio artistico: ironia e dramma. Si tratta delle sue due anime che si avvicinano e respingono come due amanti appassionati. L’anima comica è imprescindibile per Woody, utilizzando la leggerezza pur trattando tematiche di elevato spessore. L’anima tragica e malinconica è quella che subisce maggiore influsso dalla cultura europea, raccontando con fervore e pungente intelletto i grandi temi filosofici ed esistenziali di morte, desiderio, passione, amore, senso di inadeguatezza e fragilità umana.

Proprio per questa sua inclinazione artistica dialettica, Woody Allen sarà spesso insoddisfatto: la consapevolezza di non poter tradire la sua natura ironica, lo renderà impossibilitato a raggiungere le vette del grande cinema europeo, mirando ad esempio a Fellini. Per Woody la narrazione tragica è immediata, capace di affrontare d’impatto la realtà e tutte le sue più fosche manifestazioni, quali il dolore, gli inganni e la malinconia, senza edulcorarle o alleggerirle con la comicità. Eppure la sua scintilla intellettuale e culturale non può che relegare la sua opinione ad una modestia certo più umile del suo stesso scalmanato e sorprendente genio.

Woody Allen è unico nel suo genere, anche e soprattutto in virtù della sua personalità, dissacratoria e tenera insieme, dimostrando una brillante versatilità, nella scelta dei temi, delle storie e persino delle epoche – spaziando da una Parigi degli anni Venti a una contemporanea New York – e delle ambientazioni – dall’alta società britannica o hollywoodiana al mondo bohémien dell’arte catalana.

Un’ulteriore contraddizione insita nel regista, che rende preziosa la sua arte, risiede nella sua propensione allo stravagante, senza però rinunciare all’abitudine: la sua vecchia macchina da scrivere, l’inconfondibile montatura nera dei suoi occhiali e la pluridecennale abitudine/passione di suonare tutte le settimane al Café Carlyle di Manhattan. È insomma un vulcano di idee e creatività, e lo stravolgimento della stabilità presuppone l’esistenza della stessa per poter esplodere in un caleidoscopio di talento e unicità, per poterla dunque evadere continuamente.

Beh sarebbe stato inappropriato analizzare alcuni dei suoi capolavori più interessanti senza aver prima puntato la lente su ciò che muove e produce sapientemente quell’arte!

E ora… ciak! Vediamo la top 5 film di Woody Allen.

Film di Woody Allen. Match Point

Durante la sua colorata carriera, Woody Allen sperimenta un periodo di crisi, ritornando alla ribalta all’inizio del XXI° con Match Point. Presentato al Festival di Cannes nel 2005, il filma appare subito atipico rispetto alla filmografia di stampo comico del regista. Eppure, dopo il primo grande capolavoro Io e Annie (1977), Match Point viene annoverato dallo stesso Allen tra i suoi film meglio riusciti, incassando inoltre negli USA oltre i 20 milioni di dollari.

E proprio in Match Point è evidente l’influenza della letteratura europea, in particolare quella russa di Dostoevskij, fatta di temi tragici e profondi.

Un dramma/thriller ambientato a Londra, in cui Woody attenziona la psicologia dei personaggi, in particolare quella del protagonista Chris (Jonathan Rhys Meyers), sondando le profonde crepe interiori. Liberamente ispirato al romanzo Delitto e castigo, Match Point espone il significato e i temi di maggior rilievo già nella prima scena e attraverso le prime battute del protagonista. Al centro vi è un confronto tra talento e fortuna, ed è quest’ultima a spuntarla: Chris si ritrova a commettere un duplice terribile omicidio, riuscendo tuttavia a farla franca, non per bravura, bensì per buona sorte. Persino l’”arma di Čechov” iniziale, l’unica che lascia propendere ad una sua incriminazione, servirà solo a depistare gli investigatori. Ciò consente a Chris di continuare a vivere impunito quella vita di agi e privilegi che non si sognerebbe per nulla al mondo di perdere. L’unico elemento capace di tormentarlo sarà la coscienza, e forse nemmeno completamente.

Una storia che non lascia speranza a giustizia e provvidenza. Una realtà raccapricciante, ma colma di verità amara e dissacrante, sorprendente, ciò che rende la pellicola uno dei più grandi capolavori del regista newyorkese, e tra le più appetibili e colme d’intrigo. La chicca della sua riuscita risiede ovviamente nella scelta della musica, lirica stavolta, attingendo all’immenso Enrico Caruso, con Mi par d’udir ancora e L’Elisir d’Amore: Una furtiva lagrima.

C’è tutta la volontà di Allen di scandagliare l’animo umano, insieme ai vizi, alle fragilità, alle passioni, andando al fondo dell’anima e della psiche dei personaggi, anche e soprattutto quelle più noir e marce.

Film di Woody Allen. Vicky Cristina Barcelona

Dall’alta e perbenista società londinese, Woody Allen passa nel 2008 a narrare la romantica e bohémien atmosfera artistica catalana in Vicky Cristina Barcelona.

Ancora una commedia drammatica, ma con un più che rilevante sfondo sentimentale. Come già in Match Point, Woody predilige ancora una volta quella che negli ultimi anni sarebbe divenuta la sua musa ispiratrice, la seducente Scarlett Johansson, accompagnata da Rebecca Hall e dagli spagnoli Penélope Cruz e Javier Bardem.

Si rivela subito uno dei film più proficui del regista, per la scelta dei temi trattati e della trama intrigante, sostenuti da una cornice musicale ancora diversa, ma fedele ai gusti di Allen: Paco De Lucía con Entre Dos Aguas, con la quale è impossibile non respirare, bere e assaporare tutta la caliente atmosfera catalana, grazie alla vibrante chitarra che trasporta in un universo romantico e votato all’arte in ogni sua essenza.

Al centro della trama un intrigo di passioni, sensualità, fragilità e sessualità di discutibile moralità. Sfrontato e verace, Vicky Cristina Barcelona pone al centro l’intricata psicologia femminile, confrontata con quella maschile.

Vicky (Rebecca Hall) e Cristina (Scarlett Johansson) sono due amiche americane in vacanza a Barcellona. Diversissime, e non solo per le sfumature dei capelli, Vicky e Cristina vedranno sconvolto il loro viaggio da un casuale incontro con il pittore Juan Antonio (Javier Bardem), sensuale e dissoluto: il primo approccio avviene infatti senza mezzi termini, una proposta indecente del pittore alle straniere di una gita ad Oviedo, con triangolo sessuale come chiosa. Dalle decisioni dei protagonisti scaturiranno una serie di eventi e situazioni, intricate ancor più dalla comparsa dell’ex moglie di Juan Antonio, Maria Elena (Penélope Cruz), passionale, psichicamente instabile e geniale artista. La sua entrata in scena stravolge quelli che sembrano essere precari equilibri, in modo diverso per ciascuno dei protagonisti.

Al di là delle sensuali e passionali Cristina e Maria Elena, la vera protagonista è Vicky, inizialmente votata ad un’incrollabile sacralità emotiva, rivelandosi poi il personaggio più sorprendente e quello forse più sexy: scheggia incontrollabile in balia delle proprie emozioni e passioni, del tutto inedite rispetto alla vita fino a quel momento condotta.

Qui risiede tutto il talento di Woody Allen, ponendo al centro delle vicende amorose tutto il dramma della fragilità umana, l’imprevedibilità della vita, l’impossibilità di controllare le emozioni e gli stati d’animo quando non si è del tutto soddisfatti della propria.

Con sapiente capacità analitica, Woody fa trasparire tra dialoghi, emozioni, musica e arte, una realtà forse spostata spesso dietro le quinte, ossia il fatto che oggi è sempre più difficile trovare persone realmente appagate, specie se nutrite da un animo tormentato, oltre al fatto che proprio l’imprevedibilità può essere genuina e rivelatrice, spingendo a propendere per scelte niente affatto scontate, che presuppongono e postulano uno stravolgimento esistenziale. Oh! La meraviglia sadica e dolce dell’essere umani!

Film di Woody Allen. Midnight in Paris

Con Midnight in Paris, Woody Allen nel 2011 torna a realizzare una commedia a sfondo romantico, ambientata a Parigi e supportata dalle suggestive e calde note jazz di Sidney Bechet – con Si Tu Vois Ma Mère – e Joséphine Baker – in tono con la Belle Époque, con La Conga Bligoti, concludendo con la Francia l’ideologica trilogia europea, iniziata con Match Point a Londra.

Un ritorno alla tenerezza e alle tinte rosee e purpuree impregnate di magia, aspetti fondamentali della personalità e delle passioni di Woody.

Il centro nevralgico, attorno a cui si costruisce l’intera trama, è una struggente nostalgia. Nostalgia non per qualcosa che è passato e non può tornare, bensì per un passato agognato e mai vissuto, se non attraverso la grande letteratura degli inizi del XX°. Il protagonista Gil (Owen Wilson) sogna di vivere la sua vita e carriera di scrittore nella romantica Parigi degli anni Venti, fertile per la sua creatività, la sola epoca in sintonia con i suoi desideri e la sua personalità. Gil reputa infatti la sua realtà anacronistica rispetto ai suoi sogni, alla cultura, alla bellezza e alla vera arte. Pertanto sente costantemente la sua anima inadeguata e in balia di un tempo e una società aguzzini del suo estro e possibile felicità. E proprio questa tensione verso un passato desiderato e impossibilitato a vivere, gli impedisce di vivere pienamente il presente, mancando di comprendere crepe e fratture, evidenti non abbastanza per il suo animo sognatore.

L’elemento “magia” renderà interessante e accattivante la pellicola, dando giustizia a quella profondità e maturità d’animo, che Allen spesso indaga e pone in risalto nei suoi personaggi. E tale elemento sarà determinante per le stesse scelte del protagonista, che, pur abbagliato e quasi stregato dalla possibilità di vivere nella sua epoca dorata, comprenderà infine quanto anche il suo bistrattato presente possa rivelarsi colmo di fascino, nuove incredibili occasioni e piacevoli sorprese.

Woody ricorda attraverso questa pellicola quanto facilmente si guardi e propenda al passato come a un periodo storico sempre migliore di quello presente. Ma di fatto tale distrazione rende il presente un luogo e un tempo meno sicuri per la propria serenità e audacia. Indugiare in un passato ideale inibisce ogni possibilità di aprire e far brillare completamente l’anima, con l’autentico guizzo di ciò che può nutrirla e soddisfarla: l’amore, in qualunque forma e quale presupposto di genuino equilibrio, sia interiore sia in armonia con l’universo, magari incontrato sotto una romantica pioggia, con sfondo l’eterna romantica Parigi!

Film di Woody Allen. Café Society

Il 2016 è la volta di Café Society, in cui Woody ancora una volta abbandona i toni tragici e malinconici, costruendo una storia d’amore agrodolce, ambientata negli anni Trenta essenzialmente nella Hollywood dei sogni che vogliono divenir realtà. E in effetti alcuni non muoiono mai.

La storia segue il viaggio di Bobby (Jesse Eisenberg) dal Bronx, dove nasce, a Hollywood, dove conosce e sperimenta il grande amore, Vonnie (Kristen Stewart), per poi tornare a New York, travolto dal vibrante mondo della mondana vita dei locali notturni dell’alta società.

Si assaporano in questo lavoro di Woody due delle sue passioni più grandi: un discreto “come back” americano e l’avvolgente musica jazz di Vince Giordano e The Nighthawks, con Manhattan.

Si sa, Hollywood è la città dei sogni, e, trasferendovisi, Bobby tenta la fortuna, toccando con mano e respirando l’amore, il talento e il lusso delle star di Hollywood e dell’alta società, che riassumono tutta l’emozione e il fascino dell’epoca. Café Society però non è solo la storia del sogno di Bobby e di un amore irrisolto: tutti i personaggi, che ruotano come satelliti intorno alle sue scelte e alla sua vita, compongono l’atmosfera e la trama della storia stessa. Café Society racconta la mondanità, la vita aristocratica di artisti e personaggi di rilievo socio-politico, che all’epoca si riuniscono nei caffè e nei ristoranti alla moda, non solo e non tanto però di Los Angeles, quanto più spiccatamente di New York, Parigi e Londra a cavallo tra XIX° e XX°. E gli anni Trenta costituiscono a New York gli anni dei locali jazz e di uno straordinario afflusso ai teatri, ai caffè e ai ristoranti. E si respira nella pellicola il confronto tra la vita attiva e notevolmente movimentata di New York e quella altrettanto avvezza al ritrovo per gente ricca e famosa nei locali durante il periodo d’oro di Hollywood, dove è di moda il Cocoanut Grove e il Trocadero. Tuttavia la vita notturna è nettamente più silenziosa di quella della “Big Apple”. Il fascino della capitale cinematografica è maggiormente legato alla presenza delle star del cinema e proprio al desiderio di realizzare sogni destinati a non morire. E per questo, Hollywood costituisce in Café Society una romantica e virtuosa atmosfera di cornice per una storia d’amore destinata a perdersi dietro un “se fosse andata diversamente…”

Film di Woody Allen. Un giorno di pioggia a New York

Nel 2019 Woody Allen si rimmerge completamente nella sua amatissima New York con Un giorno di pioggia a New York.

Caleidoscopio delle passioni più vivide del regista, la pellicola si districa tra l’adorazione per il cinema e la passione ancora fortemente presente per le note jazz – questa volta soavemente e violentemente proposte allo spettatore attraverso il genio del pianista jazz statunitense Erroll Garner, con The Best Things in Life Are Free, Will You Still Be Mine, e il tenerissimo brano di Chet Baker, Everything Happens To me, interpretato egregiamente dal protagonista del capolavoro di Allen, Timothée Chalamet. E proprio Timothée rappresenta l’alter ego di Woody, vestendo i panni di Gatsby Welles, il cui nome è già denso e pregnante di letteratura e cinema. Dissacrante, cervellotico, intelligente e sveglio, come la Grande e succosa Mela, Gatsby vive con una calma, nettamente contrapposta alla nevrosi dei personaggi che lo circondano, che a tratti divengono quasi compulsivamente fastidiosi, coerente con la propria tumultuosa e riflessiva personalità, ancora lontano dal trovare una sua posizione nella società e nel tempo moderno, ma comunque audacemente consapevole di ciò che non vuole diventare e vivere, ossia una “vita di pretenziosa adeguatezza”, snobbando ogni superficialità, apparenza sterile, perbenismo di mera facciata e cultura stucchevole ed edulcorata.

La trama racconta il weekend che Gatsby organizza per la sua fidanzata Ashleigh (Elle Fanning) a New York, dovendo lei intervistare Roland Pollard (Liev Schreiber). Purtroppo, o per fortuna, gli eventi prenderanno svolte diverse, rendendo il giovane Gatsby sempre più disilluso e critico osservatore esterno dell’infondatezza ed inconsistenza di un sistema di valori fuorviante ed ipocrita, desiderando con sempre crescente ardore di affrancarsene.

Gatsby vive un film personalissimo, fatto di atmosfere malinconiche, una pioggia che ben esalta un animo incompreso e tormentato, e le note di un piano, magari presso il Carlyle tanto amato dallo stesso Woody, con l’amore che funga da chiosa romantica e nostalgica. La Sua Ashleigh è una “ventata d’aria fresca”, eppure lontana anni luce dalla sua sensibilità profonda, bohémien e filosofica.

Così, le scelte e il corso degli eventi costringeranno Gatsby a sovvertire il suo mondo, le sue convinzioni e le sue abitudini, svelandogli un amore nuovo, davvero autentico e bagnato da quella romantica e malinconica pioggia – che sembra rivelarsi l’ingrediente segreto del successo di molti film di Allen, insieme all’inconfondibile e mai scontata scelta della musica.

Proprio la ricerca della verità, in una città bagnata dalla pioggia, porta Gatsby a scoprire che l’amore anacronistico per forme, modi e persone idealizzati non può più celarsi dietro il suo irriverente e sagace cinismo, ma esplodere, grazie ad un’altra personalità dissacratoria e genuina, che sarà l’unica capace di condividere con lui la magia e la verità di una New York sobbissata da superficialità, rispondendo al nome di Chan Tyrell (Selena Gomez). La concretezza della bella, sexy, intelligente, pratica, sarcastica e consapevole Chan, riusciranno a rendere reale ciò che di consueto è sogno, andando oltre ritrosia e disincanto, e abbracciando il coraggio di rendere possibile l’amore nella sua più concreta personificazione, oltre ogni ideale precostituito. Del resto, “La vita reale è per chi non sa fare di meglio”, e Gatsby/Woody riesce a lasciarsi andare al sorprendente che la vita inaspettatamente svela. 

«La vita è fatta di scelte. Ti chiedi sempre se quelle che hai fatto siano quelle giuste»

(Woody Allen)

Foto per l’articolo sui film di Woody Allen: Rosetum

A proposito di Emilia Cirillo

Mi chiamo Emilia Cirillo. Ventisettenne napoletana, ma attualmente domiciliata a Mantova per esigenze lavorative. Dal marzo 2015 sono infatti impegnata (con contratti a tempo determinato) come Assistente Amministrativa, in base alle convocazioni effettuate dalle scuole della provincia. Il mio percorso di studi ha un’impronta decisamente umanistica. Diplomata nell’a.s. 2008/2009 presso il Liceo Socio-Psico-Pedagogico “Pitagora” di Torre Annunziata (NA). Ho conseguito poi la Laurea Triennale in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” nel luglio 2014. In età adolescenziale, nel corso della formazione liceale, ha cominciato a farsi strada in me un crescente interesse per la scrittura, che in quel periodo ha trovato espressione in una brevissima collaborazione al quotidiano “Il Sottosopra” e nella partecipazione alla stesura di articoli per il Giornalino d’Istituto. Ma la prima concreta possibilità di dar voce alle mie idee, opinioni ed emozioni mi è stata offerta due anni fa (novembre 2015) da un periodico dell’Oltrepo mantovano “Album”. Questa collaborazione continua tutt’oggi con articoli pubblicati mensilmente nella sezione “Rubriche”. Gli argomenti da me trattati sono vari e dettati da una calda propensione per la cultura e l’arte soprattutto – espressa nelle sue più soavi e magiche forme della Musica, Danza e Cinema -, e da un’intima introspezione nel trattare determinate tematiche. La seconda (non per importanza) passione è la Danza, studiata e praticata assiduamente per quindici anni, negli stili di danza classica, moderna e contemporanea. Da qui deriva l’amore per la Musica, che, ovunque mi trovi ad ascoltarla (per caso o non), non lascia tregua al cuore e al corpo. Adoro, dunque, l’Opera e il Balletto: quando possibile, colgo l’occasione di seguire qualche famoso Repertorio presso il Teatro San Carlo di Napoli. Ho un’indole fortemente romantica e creativa. Mi ritengo testarda, ma determinata, soprattutto se si tratta di lottare per realizzare i miei sogni e, in generale, ciò in cui credo. Tra i miei vivi interessi si inserisce la possibilità di viaggiare, per conoscere culture e tradizioni sempre nuove e godere dell’estasiante spettacolo dei paesaggi osservati. Dopo la Laurea ho anche frequentato a Napoli un corso finanziato da FormaTemp come “Addetto all’organizzazione di Eventi”. In definitiva, tutto ciò che appartiene all’universo dell’arte e della cultura e alla sfera della creatività e del romanticismo, aggiunge un tassello al mio percorso di crescita e dona gioia e soddisfazione pura alla mia anima. Contentissima di essere stata accolta per collaborare alla Redazione “Eroica Fenice”, spero di poter e saper esserne all’altezza. Spero ancora che un giorno questa passione per la scrittura possa trovare concretezza in ambito propriamente professionale. Intanto Grazie per la possibilità offertami.

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