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Francis Bacon: vita, opere e l’arte dell’angoscia esistenziale

Francis Bacon

Nella Dublino di inizio ‘900, precisamente il 28 ottobre 1909, nasce Francis Bacon. Nato in una famiglia nobile, visse un’infanzia tutt’altro che spensierata: a causa di un’asma cronica, era spesso costretto ad assumere morfina. A questo si aggiunse un rapporto conflittuale con il padre, un uomo severo che lo considerava debole e che non accettò mai la sua omosessualità, scoperta all’età di 15 anni. Questa sofferenza giovanile segnerà profondamente tutta la sua produzione artistica.

L’arte esistenzialista di Bacon: stile e influenze

L’arte di Bacon si caratterizza per temi cupi e pessimistici; le sue opere esprimono dolore e sentimenti come malessere e inadeguatezza. Dopo un inizio come interior designer, i suoi viaggi a Berlino e Parigi lo avvicinarono alla pittura. Fu l’opera di Picasso a spingerlo a dipingere. Dopo un periodo di inattività dovuto all’insuccesso di una mostra, fu l’opera Tre studi per figure alla base di una Crocifissione (1944) a imporlo come uno degli artisti inglesi più interessanti del dopoguerra. Il suo stile è caratterizzato da figure umane distorte, spesso isolate in “gabbie” spaziali geometriche che ne accentuano la solitudine. I soggetti sono raffigurati agonizzanti o in pose contorte, esprimendo il disagio dell’essere al mondo.

Le opere chiave di Francis Bacon e il loro significato

Opera Significato e caratteristiche
Tre studi per figure alla base di una crocifissione (1944) Il trittico che lo rese famoso. Figure biomorfe e urlanti che rappresentano l’orrore e l’angoscia dell’umanità dopo la guerra.
Studio dal ritratto di papa innocenzo x di velázquez (1953) La sua opera più celebre. Trasforma il ritratto di velázquez in un’icona di terrore, un uomo potente intrappolato in un urlo silenzioso.
Tre studi per un ritratto di george dyer (1964) Rappresenta il suo amante e musa, con volti contorti che esplorano la fragilità e la complessità della persona amata.
Trittico, maggio-giugno 1973 Uno dei “trittici neri” dipinti dopo la morte di dyer. Un’opera straziante che elabora il lutto e il senso di colpa per la sua perdita.

La serie dei “popes” e il successo mondiale

Dal 1949, Bacon dipinse oltre 45 varianti basate sul Ritratto di Papa Innocenzo X di Diego Velázquez, un’opera che lo ossessionò per tutta la vita. I Papi di Bacon, però, sono figure macabre e orrorifiche, intrappolate in troni dorati che diventano gabbie. Spesso sono rappresentati nell’atto di urlare, un gesto che per Bacon, influenzato dalla famosa scena della nutrice nel film “La corazzata Potëmkin” di Eisenstein, rappresentava l’essenza della condizione umana. Dopo questa serie, la fama di Bacon divenne mondiale. Le sue opere, come documentato dalla Tate Gallery, sono state esposte nelle più prestigiose gallerie del mondo.

George dyer e i trittici neri

La figura più importante nella vita e nell’arte matura di Bacon fu George Dyer, un piccolo criminale dell’East End di Londra che divenne suo amante e modello principale a partire dal 1963. La loro relazione fu intensa e distruttiva. Nel 1971, alla vigilia della grande retrospettiva di Bacon al Grand Palais di Parigi, Dyer fu trovato morto per overdose nella loro stanza d’albergo. Questo evento tragico segnò profondamente l’artista, che nei tre anni successivi dipinse i cosiddetti “Trittici Neri”, opere potentissime e strazianti in cui elaborò il lutto, il senso di colpa e la memoria dell’amato perduto. Bacon morì a Madrid nel 1992, all’età di 82 anni. La sua eredità, come confermato dal sito ufficiale della Francis Bacon Estate, continua a influenzare l’arte contemporanea. Nel 2013, il suo trittico Tre studi di Lucian Freud è stato venduto all’asta per la cifra record di 142,4 milioni di dollari.

Fonte immagine copertina: WikiCommons

Articolo aggiornato il: 18/09/2025

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