L’identità di genere riguarda la percezione intima e personale del proprio genere, mentre l’orientamento sessuale definisce verso chi si prova attrazione affettiva e/o sessuale. Sebbene interconnessi nella vita di una persona, questi sono due concetti distinti. Ancora oggi, nonostante una maggiore informazione, la confusione persiste. Facciamo chiarezza su cosa sono l’identità di genere e la teoria queer.
Indice dei contenuti
Componenti dell’identità: una distinzione chiara
| Concetto | Definizione (a cosa risponde) |
|---|---|
| Identità di genere | Risponde alla domanda “chi sono?”. È il senso intimo di appartenenza a un genere (uomo, donna, entrambi, nessuno, etc.). |
| Orientamento sessuale | Risponde alla domanda “chi mi attrae?”. Definisce l’attrazione romantica e/o sessuale verso altre persone. |
| Sesso assegnato alla nascita | È una classificazione basata sulle caratteristiche biologiche e anatomiche osservate alla nascita (maschio, femmina, intersex). |
Identità di genere e orientamento sessuale: facciamo chiarezza
Cos’è l’identità di genere?
L’identità di genere è il senso profondamente personale e interiore del proprio genere. Come sottolineato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), questa percezione può corrispondere o meno al sesso assegnato alla nascita. Una persona la cui identità di genere corrisponde al sesso assegnatole è detta cisgender. Al contrario, le persone possono identificarsi come maschile, femminile, una combinazione di entrambi, un genere fluido (genderfluid) o nessuno dei due (non-binary). L’identità di genere è una parte fondamentale di sé.
Cos’è l’orientamento sessuale?
L’orientamento sessuale si riferisce all’attrazione emotiva, romantica e/o sessuale di una persona verso altre. Riguarda da chi siamo attratti e con chi desideriamo formare legami intimi. Le definizioni standard, come quelle usate dalle Nazioni Unite, includono l’eterosessualità (attrazione verso il genere opposto), l’omosessualità (verso lo stesso genere), la bisessualità (verso più di un genere) e l’asessualità (mancanza di attrazione sessuale), tra gli altri. È importante notare che l’identità di genere di una persona non determina il suo orientamento sessuale.
La teoria queer: decostruire le norme sociali
Il termine queer è un termine ombrello che descrive le persone la cui identità di genere o orientamento sessuale non si conforma alle norme sociali dominanti, ovvero quelle eterosessuali e cisgender. In passato, “queer” era un insulto, ma a partire dagli anni ’80 la comunità LGBT+ statunitense ha iniziato un processo di riappropriazione, trasformandolo in un simbolo di forza e resistenza.
Da questo contesto nasce la teoria queer, un campo di studi critici sviluppatosi tra gli anni ’80 e ’90 grazie a pensatori come Michel Foucault e Judith Butler. La teoria queer critica l’idea che le identità siano fisse e naturali. Foucault, nella sua “Storia della sessualità”, ha argomentato che le identità sessuali sono costruzioni sociali. Judith Butler, nel suo libro “Gender Trouble” (1990), ha introdotto il concetto di performatività di genere, sostenendo che il genere non è qualcosa che “siamo”, ma qualcosa che “facciamo” attraverso la ripetizione di atti, gesti e comportamenti socialmente codificati. Di conseguenza, la teoria queer non cerca di creare nuove categorie, ma di mettere in discussione e decostruire le categorie stesse.
L’importanza dell’inclusione e del rispetto per tutte le identità
Comprendere la distinzione tra questi concetti è fondamentale per costruire una società più giusta. La teoria queer, con la sua critica alle norme e la sua apertura alla fluidità, offre strumenti preziosi per decostruire i pregiudizi. Rispettare le diverse identità significa, in pratica, usare i pronomi corretti scelti dalla persona, ascoltare le loro esperienze e promuovere una cultura dell’accettazione che vada oltre il binarismo.
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Fonte immagine in evidenza: Pixabay
Articolo aggiornato il: 27/09/2025

