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Il regime dei Khmer rossi: i Killing Fields in Cambogia

Il regime dei Khmer rossi: i Killing Fields in Cambogia

Il genocidio in Cambogia, consumatosi tra l’aprile del 1975 e il gennaio del 1979, si colloca storicamente nel contesto della fine della Guerra civile cambogiana, combattuta tra il Partito Comunista dei Khmer rossi, sostenuto dai loro alleati vietnamiti, Viet Cong, contro le forze governative della Cambogia, appoggiate dagli Stati Uniti d’America e dal regime filostatunitense del Vietnam del Sud. Dopo anni di intensi massacri, il 17 aprile 1975, il governo di Lon Nol fu costretto ad arrendersi e gli Stati Uniti abbandonarono il territorio vietnamita. Di conseguenza, le forze vincenti dei Khmer Rossi, guidate dal regime nazional-maoista di Pol Pot, occuparono la capitale Phnom Penh ed istituirono la Kampuchea Democratica. Dal 1975 al 1979, ha avuto luogo il genocidio cambogiano, attuato dal regime dei Khmer rossi, di stampo comunista, responsabile dello sterminio di circa un quarto della popolazione cambogiana in quegli anni.

Il regime dittatoriale dei Khmer rossi di Pol Pot venne rovesciato dalla Repubblica Socialista del Vietnam nel 1979 e fu instaurata la Repubblica Popolare di Kampuchea.

Scheda sintetica del Genocidio Cambogiano

Dettaglio storico Descrizione
Periodo 1975 – 1979
Regime responsabile Khmer Rossi (Kampuchea Democratica)
Leader principale Pol Pot (Saloth Sar)
Vittime stimate Tra 1,5 e 2 milioni (circa il 25% della popolazione)
Luoghi simbolo Killing Fields, Prigione S-21 (Tuol Sleng), Choeung Ek

 

I nemici del regime dei Khmer rossi: le vittime delle epurazioni

Primi fra tutti, i politici e gli amministratori del precedente regime, contaminato dal capitalismo, che aveva generato un clima di malcontento generale, a causa del degrado sociale ed economico. Ed è con questo pretesto che l’eliminazione degli elementi legati al vecchio regime venne giustificata come bisogno di “purificare” la società cambogiana dal “tumore borghese” che si era diffuso negli anni precedenti. Tutti coloro che avevano dato un contributo al governo precedente di Lon Nol, come ufficiali dell’esercito, forze armate e magistrati, furono sterminati. Anche le seguenti categorie furono colpite:

  • intellettuali e accademici;
  • liberi professionisti;
  • insegnanti ed educatori;
  • tutti coloro che esercitavano attività lontane dal lavoro manuale.

Quindi, il regime dei Khmer rossi individuava i propri “nemici” non secondo l’etnia di appartenenza, bensì in base al ruolo che le persone svolgevano nella società.

Il regime dei Khmer rossi abolì la proprietà privata, le professioni liberali, gli ospedali, tant’è vero che, anche in caso di malattia, l’assunzione di medicine occidentali avrebbe portato alla propria uccisione.

I cambogiani furono deportati dalle città nelle campagne e messi a lavorare in campi di riso, dei veri e propri campi di concentramento, noti come Killing Fields, in condizioni di vita disumane. Lo scopo era quello di “rieducarli” e renderli dei contadini produttivi all’interno della nuova società. Solo chi si camuffò da contadino o chi si imbrattò il corpo fino a rendere credibile la sua finzione di appartenere agli strati più umili della popolazione riuscì a sopravvivere.

Il memoriale di Choeung Ek e i Killing Fields

Choeung Ek, sito di un ex-cimitero cinese a sud di Phnom Penh, è il più noto dei Killing Fields, in cui il regime dei Khmer rossi giustiziò migliaia di persone. Si presume che questo sito possa ospitare all’incirca dieci migliaia di fosse, in cui i corpi venivano gettati dalle guardie dei Khmer rossi. Talvolta le persone erano costrette a scavarsi la propria fossa da soli, prima di essere giustiziati. I nomi delle vittime venivano spesso registrati su degli elenchi, alcuni dei quali ci sono pervenuti intatti.

Oggi, Choeung Ek è un monumento memoriale, contraddistinto da una stupa buddhista, contenente migliaia di teschi umani, che commemora le vittime del genocidio cambogiano, sottoposte ad atrocità disumane. Il 9 maggio di ogni anno si commemora a Choeung Ek il “Giorno del Genocidio“.

Il processo ai Khmer Rossi e la giustizia per le vittime

Nel 2006, a seguito di un accordo tra Cambogia e le Nazioni Unite, è stato istituito il Tribunale speciale per i Khmer Rossi (ECCC), un organo giudiziario, che si occupa di punire i crimini contro l’umanità commessi durante il periodo della Kampuchea Democratica e di processare i responsabili del genocidio attuato dal regime dei Khmer rossi di Pol Pot. Dopo 10 anni di lavoro, si è giunti alla condanna di sole tre persone. L’attuale primo ministro Hun Sen si è opposto a ulteriori processi da parte del Tribunale speciale, suggerendo il rischio dello scoppio di una guerra civile.

Oggigiorno, la società cambogiana è frutto di vittime e carnefici che non hanno ottenuto giustizia. La tragedia del genocidio è stata cancellata dal libro della storia umana. Solo nel 2009, una breve storia del periodo del regime dei Khmer Rossi è stata per la prima volta inserita nel programma delle scuole superiori, dopo un trentennio di silenzio.

Film e libri sul genocidio: il racconto dei sopravvissuti

Il genocidio attuato in Cambogia è una delle miriadi di stragi di intere popolazioni, avvenute nel corso della storia, e di cui non se ne parla a scuola, ma che dovrebbero essere studiate da tutti, perché è importante non dimenticare per non ripetere le atrocità del passato. A tal proposito, ci sono numerosi film che commemorano questo evento storico, tra cui Per primo hanno ucciso mio padre (2017) diretto da Angelina Jolie. La pellicola è l’adattamento cinematografico del libro autobiografico, Il lungo nastro rosso, scritto da Loung Ung, una delle vittime sopravvissute al regime dei Khmer rossi.

Fonte immagine: Wikimedia Commons

Articolo aggiornato il: 5 Gennaio 2026

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