Sophie Scholl, simbolo della lotta al Nazismo

sophie scholl

Uno sguardo da bambina, ma con un coraggio sovraumano Sophie Scholl è divenuta simbolo, insieme al fratello Hans Scholl, della lotta alla dittatura nazista.
Poco più che maggiorenni, sono stati tra le poche voci di quel periodo buio della storia dell’umanità, che con coscienza e audacia si sono risvegliati da quel clima di assuefazione nazista.

Sophie Scholl, nasce in Germania nel 1921 in una grande famiglia, infatti era la quarta figlia e aveva altri 5 fratelli. Il padre era un liberale cattolico, mentre la madre apparteneva alla chiesa luterana; cresce in un ambiente di relativa pace e apertura mentale.
Visse un’infanzia spensierata insieme ai fratelli e già da bambina spicca la sua vivacità intellettuale, la curiosità, il suo profondo amore per la musica e la natura.
Quando Hitler sale al poter lei ha solo 12 anni e quindi non abbastanza matura fin da subito per capire cosa realmente stesse accadendo intorno a sé.
Il padre Robert Scholl, una personalità decisa e intellettuale del tempo, criticò duramente il regime nazista e per questo fu incarcerato per ben due volte: la prima perché chiamò Adolf Hitler “Il flagello di Dio” e la seconda per aver ascoltato trasmissioni radiofoniche nemiche.
Nel 1933 sia Hans che Sophie si iscrissero, come tutti i giovani del tempo, all’Organizzazione della Gioventù Hitleriana e inizialmente entrambi erano affascinati e volenterosi di far parte attivamente nel nuovo regime. Questo causò il dissenso del padre che non riuscì da subito a dissuaderli dalle loro idee giovanili; ed infatti la loro partecipazione durò ben poco.
In Sophie Scholl, giovane ragazza dal viso dolce ma dallo sguardo fiero, inizia a crescere il seme del dissenso e dell’intolleranza alla realtà che stava vivendo. La sua formazione intellettuale e religiosa la portò pian piano ad allontanarsi dalla propaganda nazista, avvicinandosi sempre più all’insegnamento evangelico e a fare sua la fede cristiana.
Dai suoi diari emergeranno le riflessioni metafisiche e le continue invocazioni a Dio.
In una delle lettere ritrovate, Sophie esprime l’angosciante momento esistenziale: «Mi sento così impotente, e certo lo sono. Non posso pregare per niente altro che di essere capace di pregare».

Nel 1940 divenne maestra d’asilo, mentre il fratello Hans fu mandato al fronte e poté vedere con i suoi occhi la disumanità e le atrocità dell’esercito hitleriano nei confronti degli ebrei.
Al ritorno del fratello, ci fu una riunione a cui anche Sophie Scholl partecipò, in cui si discusse su come opporsi al regime. Fu così fondato il gruppo di resistenza antifascista denominato la Rosa Bianca, di cui facevano parte giovani studenti e basato fortemente su valori cristiani. Disgustati dalla violenza della Germania Nazista, credevano in una nazione che aderisse ai principi cristiani di tolleranza e giustizia.
Scelsero azioni non violente come forma di protesta e una forma di divulgazione che usarono maggiormente fu la distribuzione di volantini, a cui era affidato il compito di risvegliare la coscienza tedesca.
Questi volantini arrivarono alla Gestapo che arrestò sia Hans che Sophie il 18 febbraio 1943. Furono interrogati e torturati, ma la loro idea non cambiò. Si presero piene responsabilità dell’atto, non tradendo i loro compagni venendo condannati a morte per alto tradimento contro il Führer.
A soli 21 anni, Sophie Scholl dimostra un coraggio e una forza inumani e grazie alla sua fede in Dio, riesce ad accettare il dolore e la morte, pur di non vivere in un «apatico vegetare».
Il 22 febbraio 1943 andò al patibolo e prima di essere ghigliottinata insieme al fratello, espresse le sue ultime parole: «Come possiamo aspettarci che la giustizia prevalga quando non c’è quasi nessuno disposto a dare sé stesso individualmente per una giusta causa? È una giornata di sole così bella, e devo andare, ma che importa la mia morte, se attraverso di noi migliaia di persone sono risvegliate e suscitate all’azione?».

Sulle tombe dei due fratelli, due croci di legno scuro sono unite da un unico braccio trasversale, simbolo del loro eterno legame. 

Fonte immagine in evidenza: Pixabay

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A proposito di Turco Rosa

Studentessa di lingue e culture comparate presso l'Orientale di Napoli, con una grande passione verso la lingua e la cultura giapponese. Maratoneta di serie tv e film di ogni genere, amante dell'arte cinematografica in ogni sua parte. Con esperienza quinquennale nell'ambito della vendita e assistenza telefonica. Il suo sogno nel cassetto è di diventare un traduttrice e giornalista letteraria.

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