L’imperatore Hirohito: l’ultimo di discendenza divina

L'imperatore Hirohito: l'ultimo di discendenza divina

L’imperatore Hirohito è stato il 124° imperatore del Giappone ed il suo titolo postumo, ovvero Shōwa, dà il nome all’era che coincide con gli anni del suo mandato: nello specifico parliamo di un arco di tempo che va dal 1926 al 1989. Al fine di comprendere il ruolo dell’imperatore giapponese in questo determinato momento storico, un riferimento preliminare risulta utile.

Il ruolo religioso del Tennō nella storia giapponese

Il Tennō, termine con il quale ci si riferisce specificatamente all’imperatore del Giappone, nel corso della storia del Paese ha sempre avuto poco o niente a che fare con le questioni di carattere politico: il suo era, piuttosto, un ruolo religioso e sacerdotale. Il popolo giapponese inoltre era fortemente ancorato all’idea che il sovrano non solo discendesse da Amaterasu (principale divinità dello shintoismo) ma anche che egli fosse una divinità manifesta, in giapponese «akitsumikami».

L’occupazione delle forze alleate e le decisioni politiche

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il Giappone è stato occupato dalle Forze Alleate: tra queste, coloro che godevano del potere decisionale erano gli Stati Uniti. Essi, al fine di preservarlo, hanno estromesso l’imperatore Hirohito dalla lista dei criminali di guerra di classe A che sarebbero stati giudicati dal Tribunale di Tokyo, la cui denominazione ufficiale in realtà è Tribunale Militare Internazionale per l’Estremo Oriente. Gli Stati Uniti hanno optato per questa scelta non perché avessero a cuore il destino del sovrano, ma per evitare che il popolo insorgesse: il Tennō, infatti, era il simbolo più potente ed unificante in cui la popolazione giapponese poteva riconoscersi.

Chi era l’imperatore Hirohito?

Dettaglio storico Descrizione
Titolo imperiale 124° imperatore del Giappone
Nome dell’era Shōwa (pace illuminata)
Periodo di regno Dal 1926 al 1989
Evento cruciale Dichiarazione di umanità (1946)

La dichiarazione di umanità e la rinuncia alla divinità

Affinché però l’occupazione potesse davvero raggiungere i suoi obiettivi, quali la democratizzazione e la smilitarizzazione del Giappone, era importante smantellare quella struttura interna che aveva reso possibile la nascita di una dittatura dal 1931 al 1945 in Giappone. È in questi anni che il Paese si è macchiato di crimini violenti, combattendo una guerra in nome di Hirohito. La propaganda militarista infatti poneva particolare enfasi sulla superiorità del popolo giapponese e tale superiorità veniva giustificata dalla presunta discendenza divina del Tennō. Queste sono le ragioni per le quali gli Stati Uniti hanno imposto all’imperatore Hirohito di rinunciare alla sua prerogativa divina: la conseguenza di ciò è la comunemente nota Dichiarazione di umanità dell’imperatore. Per un approfondimento sulla figura storica di Hirohito, è possibile consultare la voce dedicata sull’Enciclopedia Treccani.

Il 1° Gennaio del 1946 infatti l’imperatore Hirohito, in uno storico comunicato radiofonico, nega la sua natura divina e afferma che il legame tra il sovrano e il popolo non si è mai basato su miti o leggende e soprattutto sulla falsa concezione secondo la quale il popolo giapponese sarebbe superiore a tutte le altre razze.

Hirohito, dunque, è particolarmente noto per essere stato l’ultimo tra gli imperatori del Giappone ad essere ufficialmente considerato di origine divina, oltre che per il problema della responsabilità imperiale relativa alla guerra. Entrambe le questioni si potrebbe dire che sono eredità dell’occupazione e che hanno inciso, anche se in forme e misure diverse, sulla successiva storia del Paese.

Fonte dell’immagine in evidenza: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 20/12/2025

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