Industrializzazione giapponese: dalla Restaurazione Meiji alla crisi degli anni ‘90

Industrializzazione giapponese: dalla restaurazione Meiji alla crisi degli anni ‘90

L’industrializzazione giapponese viene ritenuta un vero e proprio miracolo economico, vista la posizione di svantaggio rispetto ad Europa e Stati Uniti in cui questo Paese si trovava durante la prima rivoluzione industriale.

L’evoluzione del modello d’impresa nell’industrializzazione giapponese

Fase/Modello Periodo chiave Caratteristiche principali
Era Meiji Dal 1868 Forte intervento statale, importazione di tecnologie occidentali, scolarizzazione.
Zaibatsu Fine XIX sec. – 1945 Gruppi di imprese controllati da una singola famiglia proprietaria tramite una house bank.
Keiretsu orizzontali Post 1945 Raggruppamenti con azionariato diffuso, partecipazioni incrociate e forte potere manageriale.
Keiretsu verticali Anni ’50 – ’60 Società capogruppo (es. Toyota) legata a migliaia di fornitori subalterni (sistema just in time).
MITI Secondo dopoguerra Ministero statale per il controllo del commercio, protezionismo e spinta alle esportazioni.

L’inizio dell’industrializzazione giapponese

I quattro decenni precedenti alla Prima Guerra Mondiale vedono un’espansione molto rapida del Giappone, soprattutto grazie all’ascesa dell’imperatore Meiji che, nel 1868, segna la data di inizio dell’era moderna per il Paese.

La situazione di immobilismo e arretratezza cambia soprattutto grazie a un forte intervento statale, almeno fino all’ultimo decennio del XIX secolo. Innanzitutto, per dare avvio all’industrializzazione giapponese, si cerca di importare tecnologie provenienti dall’Occidente, facendo andare studenti all’estero, finanziati dallo Stato; le tecnologie che si importano inizialmente riguardano i settori della Prima Rivoluzione Industriale. Il Giappone era dotato di un buon sistema di infrastrutture e di un efficiente sistema scolastico che, con la dinastia Meiji, arriva quasi al 100% della scolarizzazione e, inoltre, la popolazione inizia a dotarsi di un certo sentimento nazionalista che permette l’inizio di una strategia di tipo catching-up per raggiungere i competitors occidentali e poter diventare uno dei Paesi leader dell’economia mondiale.

Il potere del Giappone si concretizza ancora di più quando vince contro la Cina e la Russia nella guerra per il dominio della Corea e sconfigge la Germania in Asia durante la Prima Guerra Mondiale.

Gli zaibatsu

Lo Stato giapponese, alla fine del XIX secolo, è molto forte, ma inizia a retrocedere con le sue politiche a partire dal 1880, quando inizia a vendere agli imprenditori privati impianti di sua proprietà. Così, nascono gli zaibatsu, cuore dell’industrializzazione giapponese, ovvero dei gruppi di imprese che si espandono in alcuni settori, come per esempio, nel caso della Mitsubishi, nel settore minerario per avere sempre a disposizione il carbone per il carburante delle navi, poi il siderurgico e poi il cantieristico, fino ad arrivare al settore dei servizi con le assicurazioni.

Gli zaibatsu prevedevano una minore centralizzazione rispetto all’impresa multidivisionale americana, giacché era presente un numero molto elevato di sussidiarie, spesso con partecipazione a cascata, dove quindi ogni sussidiaria ne deteneva di altre. Inoltre, il controllo era maggiore rispetto alla H-form europea, dove la casa madre era in una sorta di interdipendenza con le sussidiarie, ma non le comandava completamente. Infatti, gli zaibatsu presentano un forte controllo da parte della famiglia proprietaria, che col tempo inizierà ad avvalersi anche di soggetti esterni, i manager salariati, che si identificano con la figura del Bantô che, nonostante fosse esterno alla famiglia proprietaria, è fedele e leale ad essa.

Gli zaibatsu, inoltre, presentano una house bank centrale che fa da creditore e da azionista e che decide come allocare le risorse; spesso c’era una forte collaborazione tra gli zaibatsu (i maggiori erano Mitsubishi, Mitsui, Sumitomo e Yasuda) e le piccole e medie imprese, che corrispondevano al 95% delle imprese totali. Esse erano legate da rapporti di sub-contracting e subforniture, e uno degli esempi più eloquenti è la Toyota, che poi diventerà importantissima, emergendo da questo ruolo di nicchia.

Questa trasformazione del Giappone è dovuta anche a una mentalità collettiva di dedizione al lavoro, identificazione col ruolo di lavoro e collettività, oltre anche a una serie di valori come il rispetto dell’autorità e dell’anzianità. Tuttavia, questo sistema di valori non era sempre condiviso, tant’è che dopo una serie di conflitti sociali, i grandi gruppi industriali decidono di cambiare strategia e di andare incontro alla popolazione istituendo programmi di welfare, sia per i lavoratori, che per le loro famiglie, oltre anche a maggiore possibilità per gli studenti di formarsi all’estero.

Negli anni ‘30, però, l’industrializzazione giapponese viene condizionata da una politica nazionalistica da parte dello Stato, come succede anche in Europa, ma la guerra rappresenta per tutti i Paesi un’occasione per espandersi in altri settori: infatti, anche in Giappone, al pari dell’Europa, si approda sui settori ad alta intensità di capitale come il siderurgico, il meccanico o il chimico e anche qui guadagnerà molte posizioni. Tuttavia, le differenze con USA ed Europa persistevano in modo evidente, soprattutto nella produzione di automobili, che negli Stati Uniti negli anni ‘30 era di circa 2 milioni di vetture all’anno, mentre in Giappone di circa 25.000.

La nascita dei keiretsu

Nel 1945, in un tentativo di democratizzazione economica, lo Stato inizia a smantellare il sistema degli zaibatsu, ma la struttura a gruppo, sia orizzontale che verticale, riprende concretamente forma nella formazione dei keiretsu.

  • I keiretsu orizzontali, che prendevano il nome di kinyuu keiretsu, erano la ricostruzione degli zaibatsu: infatti, si trattava di un raggruppamento di imprese che svolgevano varie funzioni di produzione, commercializzazione e finanza ed erano legate tra di loro attraverso reti di partecipazione incrociata, ma con la peculiarità che ora non era più al vertice la famiglia proprietaria, ma un azionariato diffuso, come avveniva negli Stati Uniti e in Europa. A giocare un ruolo fondamentale erano le grandi house bank, che acquistavano quote di queste imprese, dalle quali discendevano una serie di controllate e poi le rivendevano o agli istituti finanziari o ad altre imprese. L’organizzazione interna si è rivelata prontamente il suo punto di forza: il potere risiede maggiormente nelle mani del management, mentre gli azionisti ratificano le decisioni. L’impresa era vista di proprietà dei lavoratori che ricevevano impiego stabile a vita.
  • Il secondo tipo di gruppo che si diffonde in Giappone tra gli anni ‘50 e ‘60 sono i kidjo keiretsu, ovvero i gruppi verticali, dove c’era una società capogruppo circondata da centinaia, se non da migliaia, di società minori che fanno da fornitori. Questo si traduceva, soprattutto nell’industria automobilistica, in uno stimolo per i fornitori a competere. Un esempio era la Toyota Motors, che commissionava all’esterno l’80% della produzione inaugurando la produzione just in time, che permetteva di avere sempre componenti senza gravare sui costi di magazzino.

Il ruolo del MITI nell’industrializzazione giapponese

Nel secondo dopoguerra, un ruolo chiave per l’industrializzazione giapponese venne svolto dal Ministero del Commercio Internazionale e dell’Industria (MITI). Questo ministero iniziò a comprendere che per la ricostruzione del Giappone sarebbero stati necessari ingenti capitali, che potevano provenire soltanto da settori che producevano merci dall’alto valore aggiunto, come ad esempio il siderurgico. Le principali strategie attuate dal MITI furono: un protezionismo più elevato, politiche economiche stabili per gli imprenditori e rilascio di permessi di espansione legati alle performance. Per approfondimenti sui ministeri storici, si consiglia la voce dedicata al MITI su Wikipedia.

Si può dire che grazie a questi fattori, il Giappone sia diventato leader in alcuni settori o comunque al pari degli Stati Uniti, ad esempio delle telecomunicazioni e nella componentistica nel settore automobilistico. Passa da una situazione in cui il reddito pro capite era la metà di quello italiano prima della Seconda Guerra Mondiale, a un PIL quasi superiore a quello USA negli anni ’80.

La crisi degli anni ’90

Il decennio ‘90 rappresenta un punto critico per il Giappone, in quanto inizia un periodo di recessione e di stagnazione, dovuto ad una bolla speculativa originata dalla rivalutazione dello yen. Ciò aveva comportato soprattutto una grave disoccupazione, scuotendo le fondamenta sociali, culturali ed economiche del Paese.

Dopo la crisi del settore finanziario, i grandi gruppi industriali, i keiretsu, hanno dovuto cambiare il loro modo di gestire i capitali. Questo periodo ha portato a un indebolimento dei legami tra banche e imprese, riducendo le partecipazioni incrociate dal 20% all’11% in 10 anni. Nel settore industriale, aziende come Nissan hanno cercato capitali esteri per sopravvivere. La crisi degli anni ’90 ha segnato una svolta profonda per l’industrializzazione giapponese, trasformando un sistema basato su stabilità e cooperazione in uno più orientato al mercato e agli azionisti stranieri.

Oggi, il Giappone, quarta economia mondiale nel 2025, deve affrontare nuove sfide globali, dimostrando ancora una volta che la sua forza storica non risiede in un modello fisso, ma nella capacità di adattarsi ai cambiamenti dell’economia mondiale.

Fonte immagine in evidenza: Freepik

Altri articoli da non perdere
Il lavoro nobilita l’uomo: significato del proverbio e chi lo ha detto
Il lavoro nobilita l'uomo: significato del proverbio

Il proverbio "Il lavoro nobilita l'uomo" è una delle espressioni più radicate nella cultura occidentale, un'affermazione che va ben oltre Scopri di più

Torture medievali: gli strumenti e i metodi più crudeli del Medioevo
Torture medievali: gli strumenti del dolore. tortura medievale

Il Medioevo viene spesso ricordato come un'epoca buia, segnata da una violenza diffusa. Tra le pratiche più terribili di quel Scopri di più

Teatro latino: storia, evoluzione e caratteristiche
Il teatro latino: origine, sviluppo e caratteristiche

Il teatro latino non fu semplicemente un genere letterario, ma una vibrante espressione della cultura romana. Nato dall'influenza greca ed Scopri di più

Penisola sorrentina: tra storia, bellezza e tanta cultura

La Penisola sorrentina è una delle località turistiche più ambite della Campania; si tratta per l’appunto di una celebre quando Scopri di più

Salvador Dalì e Gala, storia di un amore surreale
Salvador Dalì e Gala, storia di un amore surreale

L'amore tra Salvador Dalì e Gala è stata una delle simbiosi più totalizzanti e complesse del XX secolo, un legame Scopri di più

Cose da fare in Norvegia: 8 esperienze indimenticabili
Cose da fare in Norvegia

La Norvegia, lo stato più a nord d'Europa, è una terra di contrasti spettacolari, un luogo mozzafiato dove la natura Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Mariateresa Francesca Amato

Vedi tutti gli articoli di Mariateresa Francesca Amato

Commenta