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Influenze arabe nel dialetto napoletano: 6 termini da conoscere

Influenze arabe nel dialetto napoletano: 6 termini da conoscere

Il dialetto napoletano è uno dei più amati e ricchi del panorama linguistico italiano. Parlato da milioni di persone non solo nelle regioni meridionali italiano ma anche all’estero, la lingua napoletana ha da sempre il vanto di essere una delle più romantiche e sentimentali. La storia di questo volgare affonda le sue radici in tempi molto antichi ed ha sempre subìto numerosissime influenze da parte dei popoli che hanno occupato i territori del sud Italia. Tra le influenze più note abbiamo sicuramente lo spagnolo e diversi francesismi presenti nella lingua napoletana, ma un’altra influenza altrettanto importante è quella della lingua araba. L’arabo è infatti una lingua semitica parlata prevalentemente nei territori del Medio oriente e Africa del nord. Il fatto che le influenze arabe nel dialetto napoletano siano così numerose non ci stupisce se guardiamo le relazioni antiche tra questi due popoli: gli arabi infatti riuscirono a impossessarsi di molti territori dell’Italia meridionale, pensiamo ad esempio alla conquista araba della Sicilia e in generale a instaurare rapporti stretti con tutto il Mezzogiorno, compresa la città di Napoli.

Vediamo insieme quali sono alcune delle influenze arabe nel dialetto napoletano più interessanti

1. Paposcia

Il termine nel dialetto napoletano indica la pantofola, questa parola ha origine dall’arabo babug che indica sempre una calzatura di tipo orientale.

2. Vaiassa

Le influenze arabe nel dialetto napoletano sono spesso visibili in termini offensivi o ludici. In questo caso infatti, con vaiassa si intende una donna di basso ceto sociale e con modi piuttosto rozzi. Il termine deriva dalla parola araba bargash che indicava proprio una schiava di origine straniera.

3. Mesale

Il mesale è la tovaglia che copre il tavolo durante i pasti. L’etimologia della parola può anche avere a che fare con il latino in particolare da mensa che appunto vuol dire tavolo da pranzo. Gli arabi anche però si riferivano a questo pezzo di stoffa con misar dimostrando ancora una volta un’influenza araba nel dialetto napoletano.

4. Sarracino

Un termine chiave della cultura napoletana che incarna la figura di un affascinante uomo a cui le donne non riescono a resistere, proprio come canta Renato Carosone nel suo noto capolavoro musicale. La parola deriva dal termine saraceno ovvero il termine con il quale venivano identificati gli arabi.

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Che si tratti di un piatto tipico, di una poesia, di una parola o di un antico monumento, ogni elemento della cultura araba è il frammento di una civiltà millenaria. Per unire tutti i puntini e scoprire l’incredibile eredità storica, linguistica e di lifestyle che l’Oriente ci ha lasciato, esplora il nostro speciale completo:

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5. Carcioffola

L’influenza araba nel dialetto napoletano è visibile anche in ambito culinario. Il carciofo infatti, a’ carcioffola in napoletano, è un ortaggio coltivato per la prima volta dagli arabi in Sicilia, la parola deriva infatti dall’arabo harsuf.

6. Tauto

Un’altro termine del napoletano che risente dell’influenza araba è tauto. Con il termine si indica la bara dove viene riposto il morto al momento della sepoltura, la parola deriva dall’arabo tabut che significa cassa.

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Fonte immagine in evidenza: Foto di Tanim Mahbub da Pixabay 

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A proposito di Serena Uvale

Studentessa presso l'università degli studi di Napoli "L'Orientale", amante della culturale e della lingua cinese.

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