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Eroica Fenice

Khaled al-Asaad

Khaled al-Asaad nel Giardino dei Giusti

«Il Giusto è un cittadino del mondo e non ha una sola patria» (Gabriele Nissim). C’è un luogo in Italia, nel mondo, in cui c’è un albero per ogni uomo che ha scelto il bene. Un grande giardino, dove ogni anno è messo a dimora un albero di pruno, insieme ad un cippo in granito, in ricordo di ogni persona riconosciuta “Giusta”, per aver difeso i diritti umani ovunque fossero calpestati, salvaguardato la dignità dell’Uomo contro ogni forma di annientamento della sua identità libera e consapevole, testimoniato a favore della verità contro i reiterati tentativi di negare i crimini perpetrati. Un memoriale ai difensori dei genocidi, su ispirazione del primo giardino Yad Vashem, sorto a Gerusalemme nel 1960 per volontà di Moshe Bejski, salvato da Oscar Schindler.

La storia di Khaled al-Asaad, custode di Palmira

Il Giusto si chiamava Khaled al-Asaad ed era uno dei massimi esperti siriani di archeologia, direttore del sito di Palmira per 40 anni, rimasto nella sua “Sposa del deserto”, patrimonio dell’Unesco, come il capitano di una nave che affonda. La lugubre campagna di distruzione della memoria compiuta dall’Isis, iniziata in Afghanistan e proseguita a Ninive, ha avuto a Palmira il suo epilogo con la morte di Khaled, rifiutatosi di rivelare dove fossero nascosti i tesori d’arte della città. Tre mesi dopo la sua terribile decapitazione, a lui Milano, mercoledì 18 novembre, ha dedicato un albero e un cippo al Giardino dei Giusti di tutto il Mondo, situato nel Parco Monte Stella, con la frase: «Trucidato dall’Isis nel 2015 per aver difeso in Siria il patrimonio archeologico di Palmira, memoria della civiltà umana». La cerimonia è proseguita al Piccolo Teatro Grassi, dove si è svolto il convegno internazionale: “L’esempio morale di Khaled al-Asaad. Salvare Palmira, patrimonio civile dell’Umanità”, per rendere onore a chi ha dato la vita per la cultura, opponendosi al silenzio e alla distruzione del fondamentalismo religioso. Il parterre di relatori ha visto, oltre al sindaco di Milano Giuliano Pisapia e al presidente del Consiglio comunale, Basilio Rizzo, anche il presidente di Gariwo Gabriele Nissim, il presidente UCEI Renzo Gattegna, la storica Eva Cantarella, il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, gli archeologi Maria Teresa Grassi e Paolo Matthiae, l’editorialista del Corriere della Sera Antonio Ferrari. «Khaled al-Asaad, arabo e musulmano, è un grande esempio della resistenza morale all’Isis – ha dichiarato il presidente di Gariwo, Gabriele Nissim. Si è sacrificato per difendere Palmira, patrimonio archeologico di tutta l’Umanità. Mi appello ai giovani: dal Giardino dei Giusti deve partire una grande mobilitazione morale che veda insieme arabi, ebrei, cattolici, musulmani, credenti e non credenti di fronte all’integralismo omicida, il nuovo male radicale che minaccia la nostra civiltà. Khaled ci ha, infatti, insegnato due cose fondamentali: questo nuovo male colpisce tutti e solo se si realizza un’unità morale di uomini con culture diverse possiamo sperare di sconfiggerlo». 

La strenua difesa di un patrimonio dell’umanità

«Palmira era come la Parigi di oggi – scrive Roberto Saviano sul suo blog. Un simbolo di benessere, libertà, crocevia di culture e religioni. L’Italia dovrebbe essere orgogliosa che il Giardino dei Giusti di tutto il Mondo a Milano sia il primo ad accogliere la memoria di Khaled al-Asaad. Il custode di Palmira ha difeso l’antica città sapendo di difendere l’umanità intera». Conosceva la storia di ogni colonna, ogni statua, ogni centimetro di questa città, un tempo vitale centro carovaniero. Ma non amava le sue pietre soltanto come archeologo o storico, no: le amava perché comprendeva che quelle pietre parlavano di civiltà e di luoghi dove, per secoli, Oriente e Occidente hanno convissuto. Khaled ha legato il proprio destino a quello della città alla quale ha dedicato tutta la sua vita di studioso e appassionato, perché Palmira era un simbolo dell’umanità. La storia e la sua vile uccisione c’insegnano che non c’è spazio per le semplificazioni. I simboli sono importanti: e un albero è il simbolo della vita. Così, Khaled al-Asaad oggi vive nel nostro Giardino dei Giusti, un luogo di memoria e di civiltà, che appartiene a tutti noi, cittadini del mondo. 

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