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Eroica Fenice

Mito di Narciso: non si può possedere se stessi

Mito di Narciso: non si può possedere se stessi

Il mito di Narciso: un riflesso che viene da lontano

Un mito è un modo per dare un senso a un mondo senza senso, un modello narrativo  che dà un significato alla nostra esistenza” (Rollo May)

Accade talvolta che il mito, poesia, metafora, narrazione precedente alla storia scritta, che assurge a carattere sacrale, in quanto racconta le origini del mondo ed in quanto considerato verità assoluta, entri prepotentemente nella storia dell’uomo, evidenziandone valori, difetti, potenza, tormenti.

Questo è ciò che sicuramente si è manifestato per il mito di Narciso, il bellissimo giovane che si innamora della sua immagine riflessa, caratteristica che ben si presta a sottolineare una delle caratteristiche umane per eccellenza: l’amore per se stessi.

Varie sono le versioni del mito giunte fino ai giorni nostri. La prima fonte in assoluto sarebbe quella proveniente dai papiri di Ossirinco, forse opera dello scrittore Partenio. Un’altra si trova nelle Narrazioni di Conone, greco contemporaneo di Ovidio, conservato nella Biblioteca di Fozio e datata fra il 36 a.C. e il 17 d.C. La fonte greca più attendibile sarebbe però l’opera di PausaniaPeriegesi della Grecia (II secolo d.C.) mentre quella che, da sempre è riconosciuta come più autorevole in assoluto, è Ovidio con le sue Metamorfosi.

Il mito di Narciso

Né vasto tratto di mare, né lungo cammino, né monti, né mura di città con porte sbarrate, ci separano, bensì siamo disgiunti da poca acqua” (Le metamorfosi, Ovidio).

La storia ha degli aspetti comuni a tutte le versioni.

Narciso è figlio di Cefiso, una divinità fluviale, e di Liriope, una ninfa (o secondo un’altra versione di Selene ed Endimione). La madre, però, preoccupata per aver dato alla luce un bambino bellissimo, si reca dall’oracolo Tiresia, che le consiglia di non fargli mai conoscere se stesso. Il bambino cresce e diventa un adolescente di cui tutti si innamorano ma egli respingeva tutti, forse per orgoglio, per crudeltà o per una forte personalità.

Versione ellenica del mito di Narciso

La versione greca del mito è una sorta di racconto morale, nella quale il superbo Narciso viene punito dagli dèi per aver respinto tutti i suoi pretendenti e, in un certo qual senso, per aver rifiutato lo stesso Eros.

Il mito ellenico narra che Narciso aveva molti innamorati, che lui costantemente respingeva fino a farli desistere ma un giovane, Aminia, non si arrendeva ed allora Narciso gli donò una spada affinché si uccidesse perché non corrisposto. Aminia, obbedendo alla sfida di Narciso, si trafisse l’addome davanti alla sua casa, invocando gli dèi, prima del suo folle gesto, per ottenere una giusta vendetta.

La vendetta si compì quando Narciso, contemplando il suo riflesso in una fonte, restò incantato dalla sua immagine riflessa, innamorandosi perdutamente di se stesso. Preso dalla disperazione per l’impossibilità del suo amore, Narciso prese la spada donata ad Aminia e si uccise trafiggendosi il petto. Dalla terra sulla quale fu versato il suo sangue, si dice che spuntò per la prima volta l’omonimo fiore.

Versione di Ovidio del mito di Narciso

Secondo Ovidio, invece, quando raggiunse il sedicesimo anno di età, Narciso era un giovane di tale bellezza che ogni abitante della città, uomo o donna, giovane o vecchio, si innamorava di lui. Egli, tuttavia, respingeva tutti, orgogliosamente. Un giorno, mentre era a caccia di cervi, la ninfa Eco furtivamente seguì il bel giovane tra i boschi, desiderosa di rivolgergli la parola, ma era incapace di parlare per prima, perché costretta a ripetere sempre le ultime parole di ciò che le veniva detto. La leggenda narra, infatti, che la ninfa era stata punita da Giunone, perché l’aveva distratta con dei lunghi racconti mentre le altre ninfe, amanti di Giove, si nascondevano.

Quando sentì dei passi, Narciso gridò: “Chi è là?”. Eco rispose: “Chi è là?” e così continuò, finché Eco non si mostrò e corse verso il bel giovane. Narciso, però, la allontanò immediatamente e in malo modo. Eco, con il cuore infranto, trascorse il resto della sua vita in valli solitarie, gemendo per il suo amore non corrisposto, finché di lei rimase solo la voce.

Nemesi, ascoltando questi lamenti, decise di punire il crudele Narciso per la sua insensibilità. Il ragazzo, mentre era nel bosco, si imbatté in una pozza profonda e si accucciò su di essa per bere. Non appena vide per la prima volta nella sua vita la sua immagine riflessa, si innamorò perdutamente del ragazzo che stava fissando, senza rendersi conto che era lui stesso. Solo dopo un po’ si accorse che l’immagine riflessa apparteneva a sé, comprendendo che non avrebbe mai potuto vivere un amore corrisposto, si lasciò morire struggendosi inutilmente: si compivano così la profezia di Tiresia e la vendetta di Nemesi.

Quando le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, al suo posto trovarono un fiore, al quale fu dato il nome di narciso. Si narra che Narciso, quando attraversò lo Stige, il fiume dei morti, per entrare nell’Oltretomba, si affacciò sulle acque limacciose del fiume, sperando di poter ammirare ancora una volta il suo riflesso, invano.

Versione di Pausania del mito di Narciso

Pausania, vissuto 150 anni dopo Ovidio, trovando poco credibile, ed a suo dire “idiota”, che qualcuno non fosse in grado di distinguere un riflesso da una persona reale, cita una variante meno nota, alla quale dà più credito. Innanzitutto, egli individua la fonte di Narciso a Tespie, in Beozia e, secondo la versione da lui avvalorata, Narciso aveva una sorella gemella, con la quale andava spesso a caccia. Egli alla fine si innamorò di lei e, quando questa morì, recandosi alla fonte, capì che vedere la propria immagine, così somigliante a quello della sorella amata, gli era di grande conforto.

Pausania, inoltre, fa notare che il fiore narciso doveva esistere ben prima del personaggio omonimo, visto che il poeta epico Pamphos, vissuto molti anni prima, nei suoi versi narra che, quando Persefone fu rapita da Ade, stava raccogliendo proprio dei narcisi.

Narciso nella cultura

Ad ogni modo, a qualunque versione ci si riferisca, il mito di Narciso ha affascinato centinaia di generazioni di tutte le epoche storiche.

Nella pittura, ha ispirato grandi artisti come Caravaggio, che in suo onore dipinse il Narciso  del 1600; Nicolas Poussin invece  realizzò Narciso ed Eco, nel 1630 ca., François Lemoyne  Narciso, del 1728. Narciso ed Eco è invece opera di William Turner (1804), Eco and Narciso, di John William Waterhouse (1903), la Metamorfosi di Narciso di Salvador Dalì (1937).

È impossibile non riconoscere l’influenza che il mito ha avuto, anche, nella letteratura di tutti i tempi. Basti pensare che il famoso romanzo di Oscar WildeIl ritratto di Dorian Gray, è fortemente ispirato alla figura di Narciso ma anche che questo mito è stato ripreso anche dai poeti  John Keats e Alfred Edward Housman.

Il mito ha influenzato la cultura omoerotica dell’era vittoriana, attraverso Il Trattato di Narciso, del 1891, studio del mito di André Gide.

Fëdor Dostoevskij utilizza spesso personalità simili a quelle di Narciso, come Jakov Petrovic Goljadkin ne Il sosia, del 1846.

Nel romanzo di Stendhal Il rosso e il nero (1830) il personaggio di Mathilde mostra un tipico carattere narcisista; Hermann Melville fa riferimento al mito di Narciso nel suo romanzo Moby Dick.

Nei Poemi Conviviali, Giovanni Pascoli dedica il poemetto “I Gemelli” a Narciso, traendo ispirazione dalla variante riportata da Pausania; Rainer Maria Rilke riporta il carattere e il simbolismo di Narciso in molte sue poesie.

Del 1930 è il romanzo Narciso e Boccadoro dello scrittore tedesco Hermann Hesse, nel quale il “narcisismo” si basa sulla constatazione dell’intelligenza del protagonista, piuttosto che sulla bellezza fisica.

Un personaggio del romanzo Santuario  (1931) di William Faulkner viene denominato Narcissa: è la sorella di Orazio, la quale prova una sorta di amore incondizionato nei confronti del fratello.

Anche il libro di Paulo Coelho L’alchimista (1988) inizia con un riferimento a Narciso.

Séamus Heaney cita Narciso nel suo poema Personal Helicon; alla versione di Pausania è ispirato il romanzo Narcisi bianchi (2015) della scrittrice Sabrina Gatti.

In campo musicale, a Narciso è dedicato il secondo pezzo del trittico dei ‘Miti’ op. 30 per violino e pianoforte, del compositore polacco Karol Szymanowski e varie canzoni, tra cui License to Kill di Bob DylanNarcissus del gruppo metal greco Septic Flesh, Reflection dei Tool; Narcissus di Alanis MorissetteThe daffodil lament di The Cranberries e Deep six di Marilyn Manson, Narciso, tratta dall’album Pierrot Lunaire del gruppo omonimo italiano, La lira di Narciso di Marlene KuntzParole di burro di Carmen ConsoliUna storia d’amore e di vanità di MorganLa Cantata del Fiore di Nicola PiovaniEco e Narciso di Francesco Camattini ed, infine, Eco e Narciso-il musical di Nicola e Gianfranco Salvio.

Pink Narcissus (1971) è un film di James Bidgood, Norman McLaren ha concluso la sua carriera nel 1983 con un cortometraggio intitolato “Narciso“, nel quale racconta la legenda greca attraverso il balletto. Il mito ritorna nel film tunisino del 2005 Bab’Aziz – Il principe che contemplava la sua anima diretto da Nacer Khemir.

Mito di Narciso in psicologia

Nel 1898 Havelock Ellis, un sessuologo inglese, usa il termine “narcissus-like” in un suo studio sull’autoerotismo, in riferimento alla “masturbazione eccessiva”, in cui la persona diventa il proprio unico oggetto sessuale

Nel 1899, Paul Näche è la prima persona ad utilizzare il termine “narcisismo” in uno studio sulle perversioni sessuali.

Nel 1911, Otto Rank pubblica il primo scritto psicoanalitico specificamente centrato sul narcisismo, collegandolo alla vanità e all’auto-ammirazione.

Nel 1914, Sigmund Freud pubblica il saggio Introduzione al narcisismo, nel quale amplia il significato del termine, introducendo i concetti di narcisismo primario e di narcisismo secondario o protratto.

Attualmente un disturbo della personalità è denominato disturbo narcisistico di personalità e, in generale, col termine “narcisismo” si viene ad indicare l’amore, spesso esagerato, che una persona prova per la propria immagine e per se stesso.

Attualmente, le parole “narcisismo” e “narcisista” sono ormai entrate nel nostro vocabolario comune proprio per indicare una persona che prova troppo amore per se stesso. Questo ci aiuta a comprendere quanto i miti greci siano ormai parte del nostro patrimonio culturale e quanto abbiano influenzato la nostra civiltà fin dalle origini.

 

 

Fonte immagine: it.wikipedia.org (Michelangelo Merisi da Caravaggio: Narciso (1594-1596). Roma, Galleria nazionale d’arte antica)

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