Il fenomeno del grande panico di Londra, o meglio chiamato Oxford Circus panic o Oxford Street panic, è stato uno degli avvenimenti più strani che ha coinvolto il Regno Unito, arrivando a svilupparne un vero e proprio caso di studio.
Riepilogo del fenomeno del grande panico di Londra
| Dato chiave | Dettaglio dell’evento |
|---|---|
| Data | 24 novembre 2017 (Black Friday) |
| Luogo | Stazione Oxford Circus e Oxford Street, Londra |
| Causa iniziale | Alterco tra due uomini sulla banchina della metropolitana |
| Natura dell’evento | Falso allarme di attacco terroristico (panico collettivo) |
| Bilancio feriti | 16 persone coinvolte nel fuggi-fuggi |
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Il fenomeno del grande panico di Londra: il background
2017, Londra: ci troviamo in un periodo in cui in tutta Europa vi è la paura per gli attentati terroristici, ricordiamo in particolare gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, in cui vennero presi di mira vari punti della città, come il teatro Bataclan, l’attentato causò la morte di ben 130 persone, esclusi i feriti che ne furono più di 400. Anche l’Inghilterra era stata vittima di vari attentati, in particolare proprio nel 2017, come quello del 22 marzo in cui il britannico Khalid Masood ha investito con un’auto i pedoni sul ponte di Westminster prima di schiantarsi contro la recinzione perimetrale del Parlamento britannico. Masood è poi uscito dal veicolo e ha accoltellato un agente di polizia prima di essere ucciso a colpi d’arma da fuoco dalla polizia, ferendo circa 40 persone e ci sono stati sei morti. Oppure quello del 3 giugno, in cui un furgone con tre aggressori a bordo ha investito dei pedoni sul London Bridge. Dopo essere scesi dal veicolo, gli aggressori hanno accoltellato le persone nei pub e nei ristoranti del vicino Borough Market prima di essere uccisi a colpi d’arma da fuoco dalla polizia. Undici persone, inclusi i tre aggressori, sono state uccise e 48 sono rimaste ferite.
Il fenomeno del grande panico di Londra: gli avvenimenti
Il 24 novembre 2017, nel pieno del Black Friday, un pomeriggio ordinario di shopping e traffico intenso si trasformò in un momento di panico collettivo nella zona di Oxford Circus, una delle aree più affollate di Londra. Poco dopo le 16:30 numerose chiamate di emergenza segnalarono presunti spari alla stazione della metropolitana di Oxford Circus e lungo Oxford Street, scatenando immediatamente l’allarme tra la folla, e facendo scattare subito un fuggi-fuggi generale in cui le strade si svuotarono tra urla e pianti di paura. Data la serie di recenti attentati in tutto il Regno Unito, le autorità trattarono inizialmente l’episodio come un possibile attacco terroristico: la Metropolitan Police e la British Transport Police reagirono come di prassi agli allarmi di spari, ponendo sotto controllo l’area, evacuando le stazioni Oxford Circus e Bond Street e sospendendo temporaneamente il traffico della metropolitana circostante. Gli agenti armati perquisirono la zona e bloccarono le principali vie di attraversamento, mantenendo alto il livello di allerta per oltre un’ora. Nel panico che ne seguì, 16 persone sono rimaste ferite, tra cui nove che hanno avuto bisogno di cure ospedaliere.

Il fenomeno del grande panico di Londra: cosa è davvero successo e perché è diventato un case study
Dopo circa 90 minuti di tensione, la polizia annunciò che non c’erano prove di spari, vittime o attentati né di altri sospetti nella zona, dichiarando l’episodio un falso allarme e riaprendo la metropolitana e le strade bloccate. Le forze dell’ordine ipotizzarono che il panico potesse essere scaturito da un alterco tra due uomini sulla banchina della Central Line in direzione ovest alla stazione di Oxford Circus, la cui discussione degenerò, con alcuni testimoni che hanno riferito di credere di aver sentito dei botti. Infatti, numerose testimonianze raccolte riportarono racconti di persone che correvano senza saperne esattamente il motivo, amplificando la confusione e il timore di pericolo. L’incidente è diventato un case study (caso di studio), infatti vari studiosi sostengono che esso mostra proprio le criticità della società contemporanea sul tema della diffusione di disinformazione sui social media e sulla necessità di avere informazioni concrete e chiare in questi contesti, e sul tema del comportamento collettivo. In una città segnata da attentati è bastata una lite e una voce non verificata per innescare una reazione a catena. Sociologi e studiosi di sicurezza hanno analizzato l’evento come esempio di panico auto-generato: nessun attacco, ma conseguenze in termini di feriti, blocchi infrastrutturali e tanta paura diffusa. Centrale è stato il ruolo dei social media, poiché video, tweet e messaggi circolarono subito, senza conferme ufficiali, amplificando l’allarme e la confusione.
Sicurezza e ordine pubblico: approfondimenti correlati
La gestione della sicurezza e la ricerca della verità in contesti di alto rischio non riguarda solo i falsi allarmi, ma anche la complessa attività di monitoraggio dei soggetti pericolosi. Mentre Londra analizzava il panico collettivo, in altri contesti le forze dell’ordine si concentravano sulla cattura dei latitanti più famosi o dei ricercati più pericolosi. La storia della criminalità organizzata e delle indagini internazionali ci offre esempi celebri, come il percorso di Tommaso Buscetta, che ha cambiato radicalmente l’approccio investigativo, o le operazioni in territori complessi come San Luca (RC), cuore pulsante di dinamiche criminali radicate.
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