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L’inquinamento elettromagnetico: che cos’è?

L’inquinamento elettromagnetico: che cos’è?

L’inquinamento elettromagnetico, noto anche come elettrosmog, è un’alterazione dello stato naturale dell’ambiente causata dalla presenza di campi elettromagnetici (CEM) di origine artificiale. Tutte le apparecchiature elettriche, le linee di trasporto dell’energia, le antenne per telecomunicazioni e la telefonia mobile generano campi elettromagnetici. La loro rilevanza ambientale risiede nel fatto che, poiché i fenomeni biochimici all’interno degli organismi viventi sono di natura elettrica, i CEM possono potenzialmente influenzarli, sollevando preoccupazioni per i possibili rischi per la salute umana e l’ecosistema.

Le fonti e le frequenze: campi a bassa e alta frequenza

Le preoccupazioni per il rischio sanitario sono associate principalmente ai campi che si trovano ai due estremi dello spettro non ionizzante. I campi a bassissima frequenza (ELF – Extremely Low Frequency) sono generati da elettrodotti, cabine di trasformazione e qualsiasi dispositivo elettrico come motori ed elettrodomestici. All’estremità opposta si trovano i campi a radiofrequenza (RF) e le microonde, emessi da antenne radiotelevisive, stazioni radio base per la telefonia mobile (inclusi 5G e Wi-Fi) e forni a microonde.

Inquinamento elettromagnetico: possibili conseguenze sulla salute

Il corpo umano, essendo un buon conduttore elettrico, assorbe l’energia dei campi elettromagnetici. Gli effetti di questa interazione dipendono dalla frequenza e dall’intensità del campo. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha classificato i campi magnetici a bassa frequenza e i campi a radiofrequenza nel gruppo 2B, ovvero “possibilmente cancerogeni per l’uomo”. Questa classificazione si basa su prove scientifiche ritenute “limitate” per l’uomo e “meno che sufficienti” negli animali da esperimento. Gli effetti accertati dell’esposizione a campi elettromagnetici ad alta intensità sono di natura termica: l’energia assorbita si converte in calore, provocando un riscaldamento dei tessuti corporei. È il principio su cui si basa il funzionamento dei forni a microonde. Il dibattito scientifico è ancora aperto sugli effetti non termici, ovvero quelli che potrebbero verificarsi a lungo termine anche a bassi livelli di esposizione.

Tipologia di campo e classificazione IARC Principali fonti artificiali
Campi a bassissima frequenza (ELF)
(gruppo 2B: possibilmente cancerogeno)
Elettrodotti, trasformatori, elettrodomestici
Campi a radiofrequenza (RF) e microonde
(gruppo 2B: possibilmente cancerogeno)
Antenne radio-tv, stazioni per telefonia mobile, wi-fi

La normativa in Italia per la tutela dai campi elettromagnetici

In Italia, la materia è regolata principalmente dalla Legge quadro 22 febbraio 2001, n. 36, “Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”. Questa legge fissa i principi fondamentali per la tutela della salute dei lavoratori e della popolazione dagli effetti dell’esposizione a determinate frequenze, applicando un approccio basato sul principio di precauzione. La normativa italiana stabilisce tre diversi tipi di limiti:

  • Limiti di esposizione: valori da non superare in nessuna condizione, basati sugli effetti sanitari accertati.
  • Valori di attenzione: valori più restrittivi da non superare in luoghi ad alta permanenza (come abitazioni, scuole e aree gioco) per proteggere da possibili effetti a lungo termine.
  • Obiettivi di qualità: valori da raggiungere nel tempo per minimizzare l’esposizione della popolazione.

L’Italia ha adottato limiti tra i più cautelativi in Europa, come confermato da enti istituzionali quali l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che monitora costantemente i livelli di inquinamento elettromagnetico sul territorio.

Come si misura e come si può ridurre l’esposizione

La misurazione dei campi elettromagnetici viene effettuata con strumenti specifici (misuratori di campo o analizzatori di spettro) da parte di tecnici qualificati, come quelli delle ARPA (Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente). Per ridurre l’esposizione personale, è possibile adottare alcune semplici precauzioni, come mantenere una certa distanza dalle fonti (l’intensità del campo diminuisce rapidamente con la distanza), limitare l’uso dei telefoni cellulari a diretto contatto con il corpo preferendo auricolari o vivavoce, e spegnere i dispositivi Wi-Fi durante la notte.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 19/09/2025

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