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La comunità dyke: la lotta contro il male gaze

La comunità dyke

Il termine male gaze (sguardo maschile), coniato dalla critica cinematografica Laura Mulvey nel 1975, descrive il modo in cui la cultura visiva rappresenta la donna dal punto di vista di un osservatore maschile eterosessuale. La comunità dyke o butch si oppone a questo sguardo, che non si limita al cinema ma pervade tv, social e vita quotidiana, considerandolo un punto fondamentale da affrontare per la parità di genere.

Male gaze: lo sguardo maschile che oggettivizza

Il termine si riferisce al modo in cui, soprattutto nei media visivi, la donna è spesso inquadrata e rappresentata dal punto di vista di un osservatore maschile eterosessuale. In questa prospettiva, la donna diventa un oggetto passivo, la cui funzione principale è quella di suscitare desiderio e piacere nello spettatore maschio.

Laura Mulvey e la nascita del concetto

Nel suo fondamentale saggio del 1975, “Piacere visivo e cinema narrativo” (Visual Pleasure and Narrative Cinema), Mulvey sostiene che il cinema classico hollywoodiano è costruito attorno a una struttura che privilegia lo sguardo maschile. Questo sguardo, come approfondito da numerose analisi accademiche, tra cui quelle riportate dalla rivista Gay.it, non è neutrale, ma carico di implicazioni ideologiche e di potere.

I tre sguardi: come funziona il male gaze

Secondo l’analisi di Mulvey, questo sguardo opera su tre livelli interconnessi: 1) lo sguardo della macchina da presa, che riflette la prospettiva del regista e del creatore; 2) lo sguardo dei personaggi maschili all’interno della narrazione, che osservano e desiderano i personaggi femminili; 3) lo sguardo dello spettatore, che è incoraggiato a identificarsi con il protagonista maschile e ad adottare la sua stessa prospettiva oggettivizzante.

Esempi di male gaze nei media: da Transformers alla pubblicità

La comunità dyke si oppone al modo in cui il corpo della donna viene molto spesso oggettivizzato e sessualizzato. In molte pubblicità o film, troviamo la figura femminile seminuda e/o provocante: esempio lampante è la scena di Megan Fox che in Transformers ripara un’auto e la telecamera si sofferma sul suo corpo per suscitare reazioni maschili. Questo comporta gratificazione per il piacere maschile, ma non per le donne.

Le conseguenze del male gaze: stereotipi e insicurezze

Per le donne ci sono continui conflitti e confronti con corpi perfetti, cosa che non permette di vivere il proprio corpo con serenità. La comunità dyke si scaglia anche contro lo squilibrio di potere tra i generi al cinema. Il male gaze riguarda anche il fatto che molto spesso alle donne vengano riservati personaggi stereotipati, la cui funzione è solo esaltare il personaggio maschile protagonista. Di conseguenza, i film con protagoniste femminili sono di numero inferiore e spesso svalutati. Laura Mulvey afferma: «Lo squilibrio di potere tra i generi al cinema è costruito per il piacere dello spettatore maschile ed eterosessuale perché, in una società di stampo patriarcale, è sempre il primo target di riferimento

La comunità dyke e la ribellione al male gaze

La “lotta” della comunità dyke contro il male gaze è un punto importante per la parità di genere. Molte donne lesbiche si dichiarano insoddisfatte di come vengono raffigurate le donne e le lesbiche, e per questo molte persone della comunità LGBTQ+ si sono opposte al male gaze, come i dyke.

Dyke: un termine di rivendicazione e identità

Il termine dyke deriva dal fumetto di Allison Bechdel Dykes to Watch Out For. Ad oggi viene utilizzato nello slang per indicare una donna lesbica con un aspetto esteriore androgino o mascolino: abiti da uomo, capelli corti, assenza di trucco.

Mascolinità femminile: oltre gli stereotipi

In realtà, questo titolo si rifà anche al modo di essere, poiché incarna una certa spavalderia e sicurezza, definendole “ribelli senza motivo”. Grazie alla comunità dyke si ribalta l’idea che la mascolinità sia la sfera naturale ed esclusiva del corpo maschile, rivendicando il diritto delle donne di esprimere un’identità di genere non conforme agli stereotipi imposti proprio dal male gaze.

Verso un female gaze: una rappresentazione equa e rispettosa

Decostruire il male gaze è un processo fondamentale. Il female gaze, o sguardo femminile, offre una prospettiva alternativa, in cui le donne sono soggetti attivi e complessi, con i propri desideri e le proprie storie.

Male Gaze (Sguardo Maschile) Female Gaze (Sguardo Femminile)
Rappresenta la donna come oggetto del desiderio. Rappresenta la donna come soggetto con una propria interiorità.
Si concentra sull’aspetto esteriore e sulla sessualizzazione del corpo. Si concentra sull’esperienza emotiva e psicologica del personaggio.
Lo spettatore è invitato a guardare la donna. Lo spettatore è invitato a vedere il mondo attraverso gli occhi della donna.

La lotta per la parità di genere passa anche attraverso una maggiore consapevolezza del modo in cui le immagini e le narrazioni plasmano la nostra percezione del mondo e dei ruoli di genere.

Fonte immagine in evidenza: Pixabay

Articolo aggiornato il: 05/09/2025

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