La decisione di Stanislav Petrov, che salvò il mondo

La decisione di Petrov

Davanti alla prospettiva di un presunto attacco nucleare statunitense, nel 1983 Stanislav Petrov affrontò una decisione che avrebbe cambiato le sorti del mondo.

All’inizio degli anni ’80, il mondo era immerso in un clima di crescente tensione e paura dovuto alla corsa agli armamenti nucleari che interessava tanto gli Stati Uniti quanto l’Unione Sovietica. La minaccia di una possibile catastrofe globale causata da un attacco nucleare era sempre presente, alimentando una diffusa e comune sensazione di apprensione nei popoli di tutto il mondo, nonché l’astio reciproco tra i due blocchi in cui lo stesso mondo era diviso. In questo contesto ansiogeno e paranoico, ogni segnale di un presunto attacco veniva scrutato con estrema attenzione, mentre la minaccia di una escalation nucleare decisiva pendeva costantemente sulle teste dei cittadini del mondo intero. È in questo scenario che collochiamo l’eroica decisione del russo Stanislav Petrov, decisione risalente al settembre del 1983.

In qualità di tenente colonnello delle Forze di Difesa Aeree sovietiche, Petrov era in servizio il 26 settembre 1983 quando il sistema di satelliti di allarme da lui monitorato rilevò ciò che sembravano essere cinque missili balistici intercontinentali armati di testate nucleari statunitensi in avvicinamento.

Un rapporto del 1979 dell’Ufficio per la valutazione tecnologica del Congresso stimava che un attacco sovietico su larga scala contro gli Stati Uniti avrebbe ucciso 35 al 77 per cento della popolazione degli Stati Uniti – o tra 82 milioni e 180 milioni di persone in 1983. L’inevitabile contrattacco degli Stati Uniti ucciderebbe dal 20 al 40 per cento della popolazione sovietica, ovvero tra 54 e 108 milioni di persone.
Il totale combinato delle vittime (tra 136 milioni e 288 milioni) superava il bilancio delle vittime di qualsiasi guerra, genocidio o altra catastrofe violenta nella storia umana. Ed è probabile che centinaia di milioni di persone in più sarebbero morte una volta che il conflitto avesse avuto un impatto sulle temperature globali e ostacolato gravemente l’agricoltura. I Medici Internazionali per la Prevenzione della Guerra Nucleare stimano il potenziale bilancio delle vittime per fame a circa 2 miliardi. Ma Stanislav Petrov prevenne tutto questo.

La decisione di Stanislav Petrov fu critica in quanto doveva essere presa immediatamente e senza alcun indugio: considerare quell’allarme come un falso positivo o avvisare i suoi superiori, che probabilmente avrebbero lanciato un contrattacco? Petrov scelse la prima opzione, spiegando in seguito di aver ragionato che se gli Stati Uniti avessero realmente voluto iniziare una guerra nucleare, lo avrebbero fatto con più di cinque missili.

E fortunatamente aveva ragione. I satelliti avevano scambiato il riflesso del sole sulle nuvole per missili in attacco. Nonostante la sua visione fosse effettivamente fondata, egli fu comunque incessantemente interrogato in seguito e mai premiato per la sua decisione.

La decisione di Stanislav Petrov di non lanciare un contrattacco nucleare basandosi sull’erroneo avvistamento dei missili statunitensi è diventata un momento di assoluta rilevanza nella storia della Guerra Fredda: la tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica era notevolmente aumentata in quel periodo anche con l’ascesa dell’amministrazione Reagan e a seguito dell’incidente con l’aereo di linea coreano Korean Air Flight 007, abbattuto dalle forze sovietiche nello stesso anno a cui risale l’aneddoto di Petrov. Perciò, egli si trovò ad affrontare una situazione assai delicata, in un momento altrettanto dedicato. La sua decisione fu osannata solo molti anni dopo e, per quanto avesse potenzialmente salvato milioni di vite, egli fu oggetto di critiche e reprimende dalle autorità sovietiche per la sua supposta documentazione difettosa durante quei momenti critici. Questo atteggiamento di censura e repressione fu comune nell’Unione Sovietica dell’epoca, dove il controllo statale era estremamente rigido.

Solo a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica il ruolo di Petrov come “uomo che salvò il mondo” fu riconosciuto a livello internazionale. Egli ricevette diversi onori, inclusi il Premio per la Pace di Dresda nel 2013 e un premio dall’Associazione dei Cittadini del Mondo nel 2006.

Il documentario del 2014 The Man Who Saved the World del regista Peter Anthony racconta la decisione di Stanislav Petrov e mette in luce il suo coraggio e la sua saggezza in uno dei momenti più critici del lungo periodo storico della Guerra Fredda. La sua storia ci insegna come anche una singola persona possa fare la differenza anche in situazioni estreme.

Fonte immagine in evidenza: The Man Who Saved The World, Amazon Prime Video

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