Il viaggio nella letteratura araba

La letteratura di viaggio araba

La storia della letteratura di viaggio araba si sviluppa in concomitanza con la storia della letteratura araba ed è proprio per questo che si suole periodizzare quest’ultima mediante due criteri:

  • Lettura storiografica: la letteratura viene catalogata facendo riferimento al criterio spazio-tempo e si ha seguente classificazione:
  • Periodo dei Mamelucchi (1258-1517);
  • Periodo degli Ottomani (1517-1798);
  • Periodo della Nahda (1798-1914);
  • Periodo della contemporaneità (1914- ad oggi);
  • Lettura con riferimento ai periodi culturali: in questo caso si ha la suddivisione in sottoperiodi:
  • Periodo classico
  • Periodo post-classico (inhitat)
  • Periodo della rinascita
  • Periodo della teorizzazione del disastro, ovvero periodo contemporaneo

In primo luogo, occorre sottolineare che il padre fondatore della letteratura di viaggio araba è stato Ibn Baṭṭūṭa, storico che compiette un viaggio all’età di 25 anni da Tangeri (Marocco) passando per l’Iraq, Persia, Egitto ma anche Nuova Delhi, dove venne eletto qāḍī, Orda d’Oro, Sardegna e anche Granada; fu a proprio qui, presso la corte del sovrano marinide Abu Inan Faris, che redasse la sua riḥla (in arabo: رحلة). Questo viaggio venne intrapreso con l’obiettivo di effettuare un hajj, ovverosia un pellegrinaggio, ma si trasformò anche in un viaggio volto alla scoperta di nuove culture e nuove popolazioni, com’è possibile vedere nella sezione del resoconto di viaggio dedicato all’India all’interno della quale ci parla del barīd, un’istituzione califfale che si occupava della consegna delle missive.

Successivamente, la letteratura di viaggio araba si sviluppa e assume caratteristiche differenti rispetto al periodo di dominanza mamelucca, perché con l’ingresso degli Ottomani si ha un capovolgimento della situazione proprio perché si scopre l’utilità dello spostamento via mare. Di conseguenza nascono i primi portolani e il viaggio è inteso come strumento riformista del mondo arabo. Infatti, con l’arrivo degli Ottomani, una popolazione non arabofona ma proveniente dall’Orda d’Oro (tra il Danubio e l’Irtysh), si ha la diffusione del multilinguismo e, quindi, la compresenza di lingue diverse ma allo stesso tempo legate tra loro, che entreranno a far parte della letteratura di viaggio araba ma che, allo stesso tempo, porteranno alla creazione dei primi ideali di nazionalismo arabo, che fioriranno definitivamente con l’arrivo dei coloni inglesi e francesi.

Sempre in questo periodo, il viaggio viene inteso anche in senso metaforico con la diffusione delle ziyāra (in arabo: زيارة‎), cioè dei viaggi spirituali effettuati da mistici che avvenivano in altri luoghi al di fuori di Mecca e tra gli esponenti di questa corrente ricordiamo Al-Ayyashi e Al-Nabulusi.

Al-Nabulusi fu uno scrittore siriano che ricoprì diverse cariche: fu un religioso, un teologo ma anche un viaggiatore mistico. Tra i suoi scritti ricordiamo i racconti del viaggio fatto a Istanbul, dove si recò in visita alla moschea di Damasco e alla tomba del sufi Ibn Arabi, venerata da migliaia di pellegrini; o ancora, ricordiamo il racconto del pellegrinaggio effettuato dalla Siria a Mecca e Medina.

Fu nell’ultimo periodo di dominio ottomano, quasi verso il loro declino, che in Medio Oriente il viaggio venne adoperato per lo spostamento dei libri sacri, che venivano portati in Italia per essere stampati e riportati in Oriente attraverso la Chiesa, proprio perché applicare il metodo di stampa a caratteri mobili all’alfabeto arabo avrebbe significato impiegare molto tempo per ottenere una sola copia; tanto che la prima stamperia in Medio Oriente venne introdotta da Ibrahim Muteferrika.

Oltre a quanto è stato detto, durante la Nahda, il fondatore del giornale Al-Waqa’i’ al-Misriyya , Rifa’a al-Tahtawi, nell’opera ‘‘Dall’oro raffinato in Parigi condensato’’, ci parla degli usi e costumi parigini completamente differenti da quelli arabi; in particolar modo in uno dei capitoli dell’opera, l’autore racconta della metodologia di sgozzamento degli animali, molto diversa da quella araba e delle abitudini del bere e soprattutto del mangiare parigino, parte in cui viene ad esempio sottolineata la mancata usanza parigina di fare il pane in casa per mancanza di tempo.

Infine, è con la letteratura di diaspora che il viaggio diventa sinonimo di emigrazione e allontanamento volontario o non dalla propria patria. Questa tematica è ancora oggigiorno trattata con poeti contemporanei come Abdul Hadi Sadoun o Nawal al-Sa’dawi. 

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

A proposito di Di Nanni Rossella

Mi chiamo Rossella e sono una studentessa pugliese trasferitasi a Napoli per studiare lingue. Sono amante del buon cibo ,per questo mi definisco una buona forchetta, ma adoro viaggiare, quando e se posso, e anche leggere. Mi definisco una persona abbastanza schietta e precisa

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