La Malinconia: tra bile nera e voglia di vita

La Malinconia: tra bile nera e voglia di vita

Tra i concetti astratti più complessi da definire, un posto speciale è occupato dalla malinconia. Amata e odiata, ricercata o fuggita, la malinconia è sempre stata al centro di dibattiti che portassero ad inquadrarla.

La malinconia nell’antichità

Il lavoro, probabilmente, più completo incentrato sulla malinconia è l’opera Examen de ingenios para las ciencias del medico e filosofo spagnolo Juan Huarte de San Juan; tuttavia, già nell’antichità si produssero ricerche riguardo il sentimento chiave degli artisti, o dei folli, a seconda delle interpretazioni. Il primo a proporne una definizione etimologica fu Omero, secondo cui la parola deriverebbe da “mélas, melanos” che vuol dire “nero” e “cholé”, che significa “bile nera”. Non stupisce che il termine abbia un’origine medica. Si parlò di bile nera, per la prima volta, nell’opera La natura dell’uomo del famoso medico greco Ippocrate, il quale propose la nota dottrina della quadripartizione degli umori secondo la quale gli umori del corpo si dividerebbero in sangue, flegma, bile gialla ed infine bile nera. Ad una prima lettura, la definizione di malinconia si ricondurrebbe ad un discorso puramente medico, che la associa al concetto di bile nera, quindi. Tuttavia, fu subito chiaro, anche ai filosofi e ai medici greci, che il discorso sulla malinconia fosse ben più ampio e che una definizione unicamente medica non sarebbe stata sufficiente. La bile nera non fu principalmente un prodotto d’interesse d’osservazione scientifica, piuttosto essa venne citata in importanti opere drammatiche, come l’Iliade e l’Odissea, con un significato più metaforico che scientifico. Analizzando questi testi è reso evidente come, già nell’antichità, l’aspetto più interessante della tematica riguardasse l’atteggiamento dei presunti malinconici più che l’analisi della dimensione medica in senso stretto. L’aspetto medico è stato utile nel donare alla malinconia un aspetto autorevole, perché assoggettato a delle dottrine scientifiche, ciò nonostante non è possibile rivedere in esso l’origine della stessa.

La rinascita della malinconia

A partire dal ‘500, in parallelo ad una riscoperta del gusto per l’antichità, la malinconia sfugge completamente ad ogni tentativo di definizione, perché entra a far parte di contesti lontani da quello medico. Il campo principale in cui il concetto di malinconia viene inserito è quello letterario. In questo contesto si inserisce l’opera di Juan Huarte de San Juan, di cui esistono due versioni, la prima risalente al 1575, la seconda prodotta nel 1594. Il testo può essere definito come un compromesso tra un trattato di medicina e un trattato di filosofia naturale. La tesi di fondo che emerge dall’opera di de San Juan evidenzia il dualismo intrinseco ai concetti di malinconia e malinconico. Secondo questa idea, sarebbe possibile separare il malinconico per natura dal malinconico affetto dall’azione di quella che in medicina viene definita bile nera e che, artisticamente, è stata associata all’ira, al furore. I termini con cui il medico spagnolo parla della malinconia trovano poi esempi concreti negli scritti e nelle personalità di altri autori spagnoli, in particolare in Fray Luis de León, Miguel de Cervantes e Lope de Vega.

Conclusioni

Che essa sia associata alla genialità o alla sregolatezza, certo è che senza la malinconia non ci sarebbe arte, perché tutti i grandi artisti sono stati prima di tutto dei malinconici, per questo molto spesso incompresi. Così come è certo che ci sia della malinconia in ognuno di noi, essendo essa fonte di forte ispirazione alla vita. Se non fossimo noi i primi malinconici, non potremmo capire quell’arte che colpisce, non solo o non tanto perché oggettivamente bella, ma perché intrinseca di un furore sublime, spezzato, caotico, irrimediabilmente reale e vicino. Uno spirito malinconico non è uno spirito che ha rinunciato alla vita, ma uno tormentato da una grande voglia di capirla.

Immagine di copertina: Pixabay

A proposito di Alessia Nastri

Studentessa di venti anni iscritta all'università l'Orientale di Napoli. Appassionata dell'arte in ogni sua forma, amo particolarmente leggere e studiare le letterature. La mia personalità si costruisce su pochi aspetti: i libri, la scrittura, Taylor Swift e la mia frangetta.

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