Resistenza palestinese: la voce di Fadwa Tuqan

resistenza palestinese

La Palestina merita che qualcuno l’ascolti, la racconti e condivida la sua vera essenza, e sembra aver trovato la sua voce nella penna di una grandissima poetessa palestinese: Fadwa Tuqan.


Sarò felice di morire
nel mio paese,
di essere sepolta e sciolta
sotto la mia terra.
Un giorno risorgerò sotto forma di un’erba
o di un fiore che verrà gentilmente carezzato
dalle manine di un bimbo del mio paese.
Sarò felice e soddisfatta di rimanere,
non importa se sotto forma di un’erba
o di un fiore,
nel grembo benigno del mio paese!


Fadwa Tuqan: la poetessa che ha dato voce alla Palestina

Biografia di Fadwa Tuqan: dalla reclusione alla rinascita

Fadwa Tuqan, la poetessa della Palestina

Nata il 1° marzo 1917 a Nablus, in Cisgiordania, Fadwa Tuqan ha trascorso una vita per niente semplice. Nata in una famiglia borghese, a causa di restrizioni familiari, per molto tempo non ebbe la possibilità di andare a scuola. Fadwa era solo una bambina quando pensò al suicidio. «Non c’era altra soluzione che il suicidio per ricoverare la libertà individuale che mi era stata rubata», scrive nella sua autobiografia.

Fu il fratello maggiore Ibrahim – anche lui un noto poeta – a permetterle di studiare e a insegnarle l’arte della poesia. «Qualcosa si infranse in fondo al mio cuore, la sofferenza mi invase, ero orfana», scrive la poetessa alla morte di Ibrāhīm, che per lei era tutta la sua famiglia. A Gerusalemme Fadwa Tuqan rinasce: si lascia indietro vecchi dolori e inizia a pubblicare i suoi lavori su riviste letterarie, inizialmente con pseudonimi.

La svolta: la Nakba e la nascita della poesia di resistenza

La morte del fratello e la Nakba del 1948 – l’esodo che costrinse 700.000 palestinesi a lasciare la propria terra durante la guerra arabo-israeliana – portarono Fadwa ad avvicinarsi alla vita politica e a trasformare la sua arte. Questo cambiamento è al centro della sua figura, come riconosciuto anche da fonti autorevoli come l’Wikipedia.

Ma mi dica, di dov’è signorina?
Una Spagnola, forse?
– No, sono della Giordania.
Scusami, della Giordania dici?

Non capisco!
– Sono delle colline di Gerusalemme; della Patria della luce e del sole!
Oh, oh! Capisco; sei un’ebrea!
– Ebrea?
Che pugnalata mi ferì al cuore! Una pugnalata tanto crudele e tanto selvaggia!

Tornata a Nablus, trafitta dall’occupazione israeliana, la sua poesia cambia radicalmente: da personale, femminile e intima, diventa la poesia della resistenza palestinese.

La fase intimista (pre-1948) La fase della resistenza (post-1948)
Temi personali, amore, solitudine e lotta per l’emancipazione femminile Temi collettivi, la perdita della patria, la guerra e la speranza di libertà
Stile lirico e romantico, influenzato dalla poesia classica araba Stile diretto e combattivo, con un forte senso di identità nazionale

La voce di un popolo: perché è la “Poetessa della Palestina”

Poetessa della Palestina e Madre della poesia palestinese: questi sono gli appellativi che le sono stati assegnati. Attraverso le sue parole, Fadwa Tuqan è riuscita a rappresentare la rabbia e il dolore del suo popolo, il suo desiderio di tornare libero dalla persecuzione. La sua poesia riesce a far sentire la voce di migliaia di palestinesi che vengono continuamente ignorati. È la voce di una Palestina dolorante, straziata, abbandonata, ma per la quale i suoi cittadini continueranno a combattere, fino alla morte per la libertà.


Continuerò a scrivere il suo nome in combattimento:
Sulla terra, sulle mura, sulle porte,
contro le violazioni delle case;
nella moschea e l’altare della Vergine

su tutte le strade delle fattorie.
Su tutte le colline, su tutti i pendii,
le strade, gli angoli.
Nella prigione e nella prigione delle torture.
Sul legno della forca.

Adrò avanti, nonostante le catene,
nonostante le case in frantumi,
nonostante i grandi falò,
scrivendo il suo nome. Per vedere

come si diffonde nella nostra patria che cresce,
e continua a crescere,
senza fermarsi, fino a coprire
a poco a poco la sua terra umida.
Fino a quando non vedremo come una libertà rossa apre tutte le porte

mentre la notte fugge,
e la luce schiaccia i faschi di nebbia.


Immagini: Pixabay.it, Worldliteraturetoday.org

Articolo aggiornato il: 08/09/2025

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A proposito di Nadia

23 anni passati con la testa fra le nuvole, di cui 3 come studentessa di Mediazione linguistica e culturale, e se ne prospettano altri facendo le cose che più amo: scrivere, fotografare, viaggiare, sognare.

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