Il linguaggio è l’unità della comunicazione, grazie al quale è possibile produrre messaggi tra due o più soggetti interlocutori. Ciò che lo rende complesso e unico per l’essere umano sono le sue proprietà. In particolare:
Indice dei contenuti
Caratteristiche e proprietà del linguaggio
| Proprietà | Descrizione tecnica |
|---|---|
| Biplanarità | Rapporto tra significante (espressione fonica) e significato (contenuto). |
| Arbitrarietà | Assenza di vincolo naturale tra significante e significato (convenzione). |
| Doppia articolazione | Scomposizione in morfemi (con significato) e fonemi (senza significato). |
| Trasponibilità di mezzo | Possibilità di trasmissione sia orale (fonico-acustica) che scritta (visivo-grafica). |
- La biplanarità, caratterizzante il rapporto tra significante (l’espressione fonica, la parola) e il significato (l’elemento semantico, il contenuto).
- L’arbitrarietà, indicante l’assenza di vincolo naturale tra significante e significato, in quanto le associazioni sono date per convenzioni.
- La doppia articolazione, che rende il linguaggio prerogativa umana, indica la scomposizione del significante su due livelli: i morfemi (unità minime ancora portatrici di significato) e i fonemi (unità minime non più dotate di proprio significato).
- La trasponibilità di mezzo indica la possibilità di trasmettere un significante sia attraverso il canale fonico-acustico (trasmissione orale) sia attraverso il canale visivo-grafico (trasmissione scritta).
- Ancora il linguaggio è lineare, in quanto impone che gli elementi siano accostati linearmente uno dopo l’altro, e discreto, ossia basato sull’assoluta differenza tra i fonemi: cambiandone anche uno all’interno del significante, questo assumerà diverso significato.
Differenza tra linguaggio verbale e linguaggio non verbale
Ma è importante definire il linguaggio anche in base alla sua imprescindibile differenziazione tra “linguaggio verbale” e “linguaggio non verbale”. Il linguaggio verbale e la capacità di elaborarlo si sono sviluppati nell’uomo in seguito ai mutamenti strutturali della cavità orale; in particolare l’arretramento dell’ugola ha reso l’essere umano capace di esprimere una gamma sonora variegata e di controllare l’articolazione dei suoni. Se nel linguaggio verbale, l’associazione tra significante e significato costituisce un codice, fondato sulla corrispondenza segni-suoni offerta dall’IPA (International Phonetic Alphabet – Alfabeto Fonetico Internazionale, utilizzato appunto per rappresentare i suoni delle lingue nelle trascrizioni fonetiche), nel linguaggio non verbale il codice è rappresentato dall’associazione gesti-significati. In tenera età in tutti gli esseri umani è presente la capacità di comunicare sia con le parole che con i gesti. Una dote che l’uomo abbandona progressivamente, forgiato dalle abitudini e dai ritmi che la società impone. Ecco che sembra così sopravvivere soltanto la parola.
Il linguaggio e l’arte del gesto a Napoli
In realtà la capacità di comunicare attraverso la simbologia gestuale, nel corso del tempo, diviene prerogativa dei popoli mediterranei, in particolare del popolo partenopeo. È come se i napoletani non rinunciassero alla volontà, insita nella fanciullezza, di comunicare in maniera risoluta e colorata, anche se a volte un po’ esagerata, quelle sfumature emozionali, in cui la lingua non sempre eccelle.
Va ricordato che il vocabolario dei gesti si suddivide in due categorie: i gesti mimici e i gesti simbolici. I primi, detti anche illustrativi, accompagnano un termine o una frase di una conversazione. È un gesto mimico, ad esempio, quello di indicare il polso senza orologio per chiedere l’ora. I gesti simbolici invece alterano completamente il significato della parola a seconda del conteso socio-culturale. Un esempio può essere offerto dal gesto delle corna (dato dall’indice e il mignolo rivolti verso l’alto e le altre dita piegate all’interno) per indicare l’infedeltà di un uomo o una donna.
Se la gestualità mimica è convenzionalmente riconosciuta a livello interculturale, non si può affermare lo stesso per la gestualità simbolica, che diviene appunto una prerogativa italiana, e in particolare una vera e propria peculiarità artistica per il popolo napoletano.
La cinesica facciale, posturale e gestuale dei figli del Vesuvio reca in sé fascino e completezza. È straordinario notare come un napoletano, impegnato in una veemente conversazione con il suo interlocutore, possa anche a distanze non ravvicinate far comprendere ad un osservatore il significato del discorso che esprime. A parte la mimica facciale, protagonista assoluto del linguaggio gestuale napoletano è il teatrale utilizzo delle mani, atto ad enfatizzare emozioni e parole. È dalle mani e con le mani che nascono le più accese conversazioni e i più animati dibattiti dal sapore genuino, dolce e salato.
Con la gestualità il popolo partenopeo assume una propria identità di linguaggio, esprimendo meglio ciò che si vuole dire, rendendo una conversazione più partecipata e mostrando ironia e scaltrezza. Tra i gesti più comuni è possibile ricordare:
- «Ma che ‘vvuo» (Cosa vuoi): mostrando il pollice unito a tutte le dita della mano, rivolti verso l’alto e il polso oscillante ripetutamente, riferito a persone che parlano tanto, spesso e a vanvera.
- «Se t’acchiappe – mannaggia a te» (Se ti prendo poi vedi che ti succede): con la mano posta in mezzo ai denti che serve a frenare la lingua da intenzioni minacciose, spesso usato dalle madri per tenere a bada i propri figli.
Se Napoli dunque è la culla di diverse forme d’arte, il linguaggio partenopeo, con la sua carismatica e particolare variante gestuale, può inserirsi tra queste a pieno titolo. Una capacità innata per un popolo che urla a gran voce bellezza, meraviglia e joie de vivre!
Foto di: Pixabay
Articolo aggiornato il: 11/01/2026

