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Mester de Juglaría e Mester de Clerecía, le differenze

Mester de Juglaría e Mester de Clerecía, le differenze

La poesia epica spagnola medievale è caratterizzata dai “Cantares de Gesta”, poemi eroici cantati e tramandati oralmente. A diffonderli erano i juglares (giullari), dando vita al Mester de Juglaría. Parallelamente, si sviluppò una corrente più colta e scritta, il Mester de Clerecía, opera di intellettuali e chierici. Ma quali sono le differenze tra questi due movimenti?

1. Mester de Juglaría vs. Mester de Clerecía: le differenze chiave

Mester de Juglaría (Arte del Giullare) Mester de Clerecía (Arte del Chierico)
Autori: Anonimi, giullari che recitavano per il popolo. Autori: Colti, chierici o intellettuali con un nome (es. Gonzalo de Berceo).
Trasmissione: Orale, con possibili variazioni nel tempo. Trasmissione: Scritta, con l’intento di preservare il testo originale.
Metrica: Irregolare. Versi anisosillabici (numero di sillabe variabile). Metrica: Regolare. Versi isosillabici (stesso numero di sillabe).
Rima: Assonante (solo le vocali sono uguali). Rima: Consonante (vocali e consonanti sono uguali).
Strofa: Non fissa, serie di versi monorimati. Strofa: Fissa, la “cuaderna vía” (tetrastico monorimato di 14 sillabe).
Temi: Eroici e guerreschi, basati su personaggi storici (es. “El Cid”). Temi: Religiosi, didattici e morali, tratti da fonti classiche o ecclesiastiche.

2. Il Mester de Juglaría: l’arte popolare del giullare

Il Mester de Juglaría è un insieme di poesia epica e lirica di carattere popolare. I giullari si esibivano per le strade, trattando temi che piacevano al popolo, come le imprese eroiche. Per facilitare la memorizzazione e la trasmissione orale, utilizzavano diverse strategie: versi irregolari (anisosillabici), spesso di 14 sillabe (detti “alejandrinos”), rima assonante e l’uso di formule fisse per attirare l’attenzione del pubblico e prendere tempo. Essendo una letteratura orale, si sono conservate pochissime opere; la più importante è il ciclo di poemi basato sulla figura storica di Rodrigo Díaz de Vivar, “El Cid”.

3. Il Mester de Clerecía: il mestiere colto del chierico

Parallelamente si sviluppa il Mester de Clerecía, considerato “senza peccato”, cioè tecnicamente perfetto. Gli autori erano i clérigos, non solo uomini di chiesa ma chiunque avesse una cultura classica ed ecclesiastica. Le loro opere, a differenza di quelle dei giullari, avevano una struttura rigida e schematica, mirata alla perfezione formale. Le regole erano precise: rima consonantica, versi fissi (isosillabici) e, soprattutto, l’uso della “cuaderna vía”, una strofa di quattro versi uguali di 14 sillabe ciascuno (tetrastico monorimato). I temi erano prevalentemente religiosi, classici o didattici, con un chiaro intento di insegnamento morale. Tra gli autori più importanti troviamo Gonzalo de Berceo, il primo poeta a firmare le sue opere in lingua castigliana.

Fonte immagine: Wikipedia

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