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Eroica Fenice

Narghilè. Origine, diffusione, effetti

Narghilè. Origine, diffusione, effetti

Il fumo, arma grigia per eccellenza diffusa e radicata, mostra un altro volto dai toni orientali nella figura del narghilè. Frequentemente chiamato anche šīša (pronunciato “sciscia”), termine d’origine turca che significa “bottiglia”, è uno strumento adottato in gran parte dei Paesi arabi.

Narghilè. Composizione

Il narghilè si compone di un contenitore d’acqua che funge da base, spesso in vetro, al cui interno viene fatta passare una spirale che consente al fumo di raffreddarsi prima di giungere alla bocca del fumatore attraverso un tubicino flessibile.

Il fumo può avere due matrici. Generalmente è prodotto da un tipo di tabacco, noto come Virginia, impregnato di melassa, tenuto sotto carta stagnola bucherellata, posta alla sommità del collo del narghilè, sulla quale viene poggiato del carbone acceso. Ma esistono in commercio anche nuovi tipi di melassa, molto meno dannosi, carenti di tabacco e nicotina. Il fumo aspirato risulta più leggero al consumatore, anche perché addolcito dalle fresche essenze degli aromi di svariati gusti, dalla fragola al limone, dall’anguria al mango, dal miele al mirtillo, ecc.

Narghilè. Origine e diffusione

Il narghilè ha origine egiziana. La sua antica composizione prevedeva una noce di cocco che fungeva da ampolla base e come tubicini delle canne di bambù. Ma la maggior flessibilità dell’attuale narghilè ne ha decretato il successo e la più ampia diffusione.

In Nord Africa, Turchia e nei Paesi Mediorientali fumare il narghilè è una specie di rituale simboleggiante unione, amicizia e fratellanza. L’avvento della globalizzazione sperimenta la diffusione di narghilè anche in Occidente.

In Italia non è certamente usato come le sigarette, ma è possibile trovarlo in alcuni locali o acquistarne uno da tenere in casa, creando un nuovo strumento di socializzazione e compagnia con amici e conoscenti nelle calde sere d’estate.

La “water pipe” guadagna una sorprendente popolarità soprattutto tra i giovani della fascia generazionale compresa tra i diciotto e i ventiquattro anni. Low cost e socializing sono i principali motori che spingono i young consumers a prediligere il narghilè come valida alternativa alle normali sigarette. Il boom, come spiegato dagli esperti, va ricercato nella percezione, diffusa tra i giovani, secondo cui il narghilè esporrebbe a degli effetti più salubri e meno devastanti della classica sigaretta.

Narghilè, fa male?

Ma il narghilè può davvero essere considerato un modo di fumare più “sano” rispetto alle sigarette? Il narghilè fa male o no? Alcune ricerche legano il narghilè ai medesimi rischi apportati dalle sigarette (tumore ai polmoni, bronchite cronica, disturbi cardiovascolari) con aggiunto il rischio di trasmissione di herpes ed epatite C dovuti alla condivisione del bocchino dello sciscia.

In realtà il dottor Kamal Chaouachi, socio-antropologo e tabaccologo dell’Université Paris-Sud, sfata con i suoi studi alcuni falsi miti, giungendo alla conclusione che fumare un narghilè con del tabamel (tabacco con melassa) è sì dannoso, ma non ai livelli delle sigarette. Quando si fuma il tabamel, le sostanze sprigionate risultano essere decisamente inferiori a quelle contenute in una sigaretta (meno di 200 contro le 5000 individuate). Inoltre il fumo di narghilè non viene bruciato, bensì solo riscaldato. Stimando poi una durata di uso di sciscia che va dai venti agli ottanta minuti, è facile ipotizzare come i fumatori possano inalare quantità di fumo maggiori rispetto a quelle delle sigarette. Ma se si tiene conto del fatto che una sigaretta può essere fumata venti o più volte al giorno, la maggioranza delle indagini condotte dimostra che in media il fumatore di sciscia svolge da una a tre sedute a settimana. La durata risulta anche inferiore a quanto si creda, in quanto scambiandosi in comitiva il bocchino, si riduce la quantità di fumo inalata per ogni singolo. Conta a tal riguardo anche l’incidenza di inalazione, distinguendo i fumatori standard dai “fumatori esclusivi”, coloro cioè che non inalano il fumo.

Spesso dunque i danni arrecati dal fumo da narghilè sono legati all’incidenza e durata della pratica e ancor più dalle condizioni igieniche annesse a questo tipo di fumo. Le alte probabilità di contrarre cancro orale ed herpes sono legate allo scambio di bocchini senza sterilizzazione, e ancora alla scarsa attenzione nella manutenzione di questo strumento esotico, quando vien meno l’impegno a cambiare l’acqua nell’ampolla per periodi di tempo più o meno lunghi.

Ma il fattore dannoso per eccellenza è la dipendenza che si genera, come per le sigarette classiche ed elettroniche. Ciò a causa soprattutto della commercializzazione del prodotto, che fungerebbe da “esca” per spingere fumatori esperti e non al consumo di tabacco, anche quello più aromatizzato e delicato dello sciscia.

In definitiva dunque la fruizione prolungata è calamita madre di dipendenza e danni connessi. Per cui fumare nuoce alla salute, ma se il narghilè diviene un puro strumento di condivisione, senza tralasciare attenzione e senso di responsabilità, ci si potrà abbandonare alla calda atmosfera da “Mille e una notte” senza dover incorrere in rischi deleteri.

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