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Oni: storia e descrizione dei demoni giapponesi

Oni: storia e descrizione dei demoni giapponesi

Fra gli yōkai universalmente più conosciuti, gli oni hanno popolato e popolano ancora racconti, dipinti, opere teatrali, ma anche videogiochi, film, manga e anime. Famosi a tal punto da essere presenti nell’immaginario anche di chi non è appassionato o esperto di folklore giapponese, gli oni sono delle creature incredibilmente interessanti da scoprire.

Caratteristiche e descrizione

Originariamente con il termine oni 鬼 si indicavano tutte le creature sovrannaturali, anche fantasmi e spiriti, tutti esseri che non hanno desiderio di apparire e preferiscono essere nascoste.

Gli oni sono visti come mostri violenti, dediti al cannibalismo e portatori di sventure come epidemie, guerre e calamità naturali. Ricoprono inoltre il ruolo di guardiani e punitori infernali sotto il controllo di Enma Daiō, il grande signore degli inferi. Il loro sadismo ben si esprime nelle cruente torture inflitte ai dannati.

Gli oni nascono quando degli individui incredibilmente malvagi finiscono all’inferno. Da umani si trasformano in mostri e prendono servizio fra le schiere dell’aldilà. Tuttavia a volte può capitare che persone ancora in vita si tramutino in oni o kijo (le loro controparti femminili). Tutto ciò avviene quando si viene irrimediabilmente corrotti da sentimenti di odio, rancore e gelosia, con una foga tale da trasmutare l’aspetto umano in quello di creature terrificanti. Questa categoria di oni è molto pericolosa, poiché ha come obiettivo primario quello di predare e tormentare gli esseri umani ancora sulla terra.

Gli oni solitamente sono rappresentati come enormi mostri simili ad orchi, muniti di corna, lunghe zanne e capigliature irsute e arruffate, e prediligono vivere in gruppo (in particolare sui monti o su isole remote). I loro grossi corpi possono essere rossi (Aka-oni) o blu (Ao-oni), generalmente vestiti con indumenti striminziti ricavati dal pelo e la pelle di grandi predatori, come tigri e leoni, indice del fatto che perfino questi animali possono fungere da nutrimento per gli oni. Oltre ad essere in grado di usare poteri magici, ed essere muniti di forza e resistenza sovrannaturali, gli oni sono spesso mostrati brandire delle mazze ferrate, dette kanabō. In alcune rappresentazioni gli oni presentano un terzo occhio e numeri variabili di dita e alluci.

Per quanto riguarda le kijo condividono molte caratteristiche con gli oni, tuttavia presentano alcune differenze. Conducono infatti una vita solitaria, al contrario degli oni, e non esistono testimonianze che accertano un loro ruolo nelle attività di punizioni negli inferi. Inoltre sono ben più abili nelle arti magiche, capaci di lanciare maledizioni, creare pozioni e veleni e realizzare complesse visioni illusorie.

Famosi racconti che riguardano gli oni

Fra le storie celebri che vedono gli oni come importanti personaggi al loro interno sono da citare quelle di Momotarō e di Shuten-dōji del monte Ōe.

Momotarō, il notissimo eroe del folklore giapponese nato da una grossa pesca, dopo aver passato l’infanzia con i due anziani genitori decise di intraprendere un viaggio verso Onigashima, un’isola abitata dai famigerati oni che avevano divorato tutti coloro che vi si erano recati per ottenere grandi ricchezze. In questa sua avventura il giovane guerriero venne accompagnato dal fagiano blu (Aokiji), dal cane rosso (Akainu) e dalla scimmia gialla (Kizaru). Una volta arrivati all’isola Momotarō e i suoi amici sconfissero gli oni in una fiera battaglia, e il capo dei mostri donò tutti i suoi ricchi averi al ragazzo, impressionato dalla sua abilità di guerriero. Da allora Momotarō fu rispettato da tutti gli oni.

Per quanto riguarda il racconto di Shuten-dōji, la versione più antica risale al quattordicesimo secolo ed è descritta sull’emaki intitolato Ōeyama Ekotoba. In seguito la vicenda venne inserita nella raccolta Otogi-zōshi, con alcune differenze.

Secondo quanto riporta il resoconto più antico, durante il regno dell’imperatore Ichijō si verificarono molteplici sparizioni di persone, specialmente giovani donne, intorno alla capitale Kyōto. Autori di questi rapimenti furono l’oni più potente del Giappone Shuten-dōji e i suoi sottoposti, che vennero smascherati dalle divinazioni dell’onmyōji Abe no Seimei. Furono quindi convocati i guerrieri Minamoto no Yorimitsu detto Raikō e Fujiwara no Hōshō, affiancati rispettivamente dai Quattro Re Celestiali (Shitennō) e dallo shōgen di Dazaifu, con l’ordine di partire alla volta del monte Ōe e uccidere quei mostri.

Il gruppo venne consigliato durante il viaggio da quattro divinità, le quali proposero ai guerrieri di travestirsi da yamabushi per non farsi riconoscere dai mostri. Inoltre donarono a Raikō del sake magico. Giunti alla caverna presso l’Ōeyama, i cacciatori di demoni scoprirono dalle parole di una donna trovata mentre faceva il bucato la sorte delle povere giovani rapite, ridotte prima in schiavitù e poi divorate dalle terribili creature.

Minamoto no Yorimitsu e i suoi quindi arrivarono scortati da alcuni demoni al palazzo di Shuten-dōji, il quale, convinto dalla retorica di Raikō, li prese in simpatia ed organizzò un banchetto in loro onore. Durante tale festa il guerriero approfittò del grande amore che il re degli oni aveva per gli alcolici e gli fece bere il sake “divino”, stordendolo. I componenti dell’intrepido gruppo dunque si rivestirono con le loro armature e brandirono le loro armi, ingaggiando battaglia contro gli oni. Le creature assopite a causa del troppo bere furono annientate e anche lo stesso Shuten-dōji venne decapitato. La sua testa ancora in vita cercò tuttavia di attaccare Raikō, che si difese indossando tre elmi. I cacciatori di oni tornarono poi trionfanti alla capitale, portando come trofeo il capo mozzato del re dei demoni.

 

Fonte immagine di copertina: Wikipedia

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A proposito di Roberta Napolitano

Ciao! Il mio nome è Roberta e sono una studentessa frequentante il terzo anno dell'indirizzo di studi "Lingue e Culture Comparate" all'Università degli studi di Napoli L'Orientale, scegliendo come lingue da inserire nel percorso l'inglese e il giapponese. Fin dalla tenera età le mie passioni riguardano manga, anime, videogiochi e libri e ovviamente all'appello non possono mancare la musica (in particolare se del paese del Sol Levante) e il buon cibo!

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