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Le 5 opere d’arte moderna che hanno fatto più discutere

Abbiamo raccolto cinque opere d’arte moderna che, nel corso degli anni, hanno fatto assai discutere e, talvolta, indignare il pubblico. Scopri quali sono!

Ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, visitando un museo, si è imbattuto in dipinti, sculture e rappresentazioni criptiche, strane o semplicemente bizzarre. Che si parli di Dadaismo, di Arte Povera, di Transavanguardia o di Arte Concettuale, molti sono gli artisti che, sperimentando, son riusciti nell’intento di scandalizzare e di imbastire, attorno ai propri prodotti artistici, dei lunghi e agguerriti dibattiti. Abbiamo selezionato per voi cinque opere d’arte moderna che, al momento della presentazione, hanno sconvolto il pubblico e che restano, agli occhi dei più, tuttora assurde.

Le 5 opere d’arte moderna più discusse

1. “Fontana” di Marcel Duchamp

L’opera – uno dei tanti ready-made dell’artista francese – consiste in un orinatoio in porcellana bianca che, secondo una testimonianza, Duchamp acquistò a New York e sul quale pose la firma falsa R. Mutt. Al di là dell’apparizione sulla rivista Dada The Blind Man, Fontana non venne mai esposta al pubblico e anzi, poco tempo dopo, fu perduta. Ad oggi, esistono numerose repliche autorizzate dell’opera. Sul significato di questa, ci sono dei pareri assai discordanti. L’interpretazione più autorevole è, però, quella del filosofo Stephen Hicks, che sottolineò l’intento provocatorio di Duchamp:«Utilizzando l’orinatoio, il messaggio dell’artista è evidente: l’arte è qualcosa su cui puoi pisciare».

2. “Merda d’artista” di Piero Manzoni

Realizzate nel 1961, le novanta scatolette di Piero Manzoni presentano, oltre alla firma dell’autore e al numero, un’etichetta laterale sulla quale si legge: «Merda d’artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta e incastonata nel maggio 1961». L’artista chiese, per la vendita di queste, l’equivalente di 30 gr. di oro. Tralasciando l’aspetto palesemente scandalistico, i critici hanno colto, dallo studio dell’opera, diversi significati, che non si escludono l’un l’altro: per alcuni, è possibile che Manzoni volesse, attraverso una simile provocazione, smascherare le contraddizioni dell’arte dei suoi tempi e prendersi gioco di quei collezionisti disposti a pagare profumatamente delle opere scadenti e banali purché di un artista affermato; altri, invece, sottolineano la mercificazione e la cessione, a peso d’oro, di una parte di sé. Ma cosa c’è, davvero, in quelle scatolette? Agostino Bonalumi, amico di Manzoni, dichiarò al Corriere della Sera: «Posso tranquillamente asserire che si tratta di solo gesso. Qualcuno vuole constatarlo? Faccia pure. Non sarò certo io a rompere le scatole.» Questa è tra le opere d’arte che più hanno sconvolto pubblico e critica.

3. “Seconda soluzione d’immortalità (l’Universo è immobile)” di Gino De Dominicis

Non parliamo, in questo caso, né di un dipinto, né di una scultura; l’opera consiste, infatti, in una vera e propria esposizione. Questa, avvenuta all’inaugurazione della XXXVI Biennale veneziana, destò subito scalpore e indignazione e costò all’artista anconetano una denuncia alla Procura della Repubblica di Venezia. L’accusa era quella di sottrazione d’incapace alla patria potestà: l’opera, infatti, era costituita da tre opere già presentate al pubblico – “Il Cubo invisibile”, rappresentato da un quadrato disegnato a terra, “La Palla di gomma (caduta da 2 metri) nell’attimo immediatamente precedente il rimbalzo” e una pietra dal titolo “Attesa di un casuale movimento molecolare generale in una sola direzione, tale da generare un movimento spontaneo della pietra” – e da un giovane ragazzo veneziano, affetto dalla sindrome di down che, interno all’opera e opposto agli spettatori, osservava tali oggetti a terra. Per comprenderne il senso, è necessario affidarsi alla lettura della sua “Lettera sull’immortalità del corpo”, scritta nel 1969: «Penso che le cose non esistano. Un bicchiere, un uomo, una gallina non sono veramente un bicchiere, un uomo, una gallina, sono soltanto la verifica sulla possibilità di esistenza di un bicchiere, di un uomo, di una gallina. Perché le cose possano esistere bisognerebbe che fossero eterne, immortali». Attraverso il giovane down che, ignorando sia futuro che i ricordi, risultava essere paradossalmente immortale, l’autore risolse il problema addotto nel titolo: il cubo invisibile, la palla di gomma e la pietra osservate, passarono pertanto dalla condizione di verifiche all’esistenza vera e propria.

4. “Him” di Maurizio Cattelan

La scultura, realizzata in cera, resina e poliestere nel 2001, raffigura Adolf Hitler intento, in ginocchio e col viso corrucciato, a pregare. La particolarità dell’opera sta nel corpo del dittatore tedesco, che visto di spalle assomiglia a quello di un fanciullo. Dieci anni dopo la presentazione, Cattelan decise, non senza polemiche, di collocarla nell’ex ghetto di Varsavia, laddove i nazisti uccisero centinaia e centinaia di ebrei. Nel 2016, però, è stata venduta all’asta per oltre 17 milioni di dollari.

5. “Golconda” di René Magritte

Il dipinto, terminato nel 1953 e conservato presso la Collezione Menil di Houston, si ispira nel titolo alla ricca città indiana di Golconda, ormai ridotta in rovina. Magritte, uno dei più grandi pittori surrealisti del Belgio, raffigura una serie di uomini sospesi in aria ed equidistanti, vestiti allo stesso modo e differenziati solo nei volti e nella direzione dello sguardo. Nell’opera, il cui senso è ancora volutamente un mistero, alcuni critici hanno visto delle evidenti accuse al capitalismo e all’omologazione degli esseri umani.

Opere d’arte scandalose

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