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Eroica Fenice

La categoria Culturalmente contiene 812 articoli

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Simboli massonici: i 19 più importanti

Simboli massonici, quali sono i più importanti?  La massoneria è un’associazione iniziatica le cui radici affondano nella notte dei tempi. L’atto di nascita ufficiale è del 1717, ma gli ideali massonici risalirebbero alla costruzione del Primo Tempio ebraico di Re Salomone (988 a.C.), quando l’architetto Hiram Abif avrebbe raggiunto una sorta di illuminazione spirituale attraverso i sacri ideali della costruzione. Massoneria Il termine Massoneria deriva dal francese franc-maçon (in inglese freemason ossia frammassoni, come erano chiamati i membri della massoneria), che significa “libero muratore”. Tale nome deriva dalla presunta discendenza della Massoneria da una corporazione di operai e muratori, riuniti in una associazione di mutuo appoggio e perfezionamento morale. La segretezza delle riunioni è uno dei capisaldi della Massoneria, aspetto che ha permesso ai massoni, soprattutto in passato, di operare in clandestinità, a volte anche con fini eversivi. Rifiutano gli atei e credono in un Dio ben diverso da quello cattolico, che è, piuttosto, un Grande Architetto. Altre caratteristiche massoniche sono la ritualità e la sacralità delle riunioni e il forte simbolismo. I 19 simboli massonici più importanti Nei Morals and Dogma di Albert Pike del 1871, l’autore, soprannominato il “papa della massoneria”, spiega come molti dei simboli massonici provenissero da culti pre-cristiani, in aperta polemica con la religione dominante nel mondo occidentale. Compasso e squadra Compassi e squadre sono da sempre gli strumenti per eccellenza dagli architetti, usati per stabilire le proporzioni tra le parti degli edifici e per dare bellezza e stabilità alle loro creazioni. Per questo motivo, la massoneria ha fatto propri questi simboli per sottolineare la rettitudine richiesta ai membri: il compasso disegnava una circonferenza all’interno della quale il buon massone doveva riuscire a circoscrivere le proprie passioni e i propri desideri. I due strumenti sono sempre visibili, intrecciati, in ogni stemma massone, a volte con una “G” nel mezzo. Il significato originario della lettera è andato in parte perduto. In Italia potrebbe indicare sia il Grande Architetto, sia la Geometria, sia il numero 7, dato che la G è la settima lettera dell’alfabeto. Per gli inglesi, la “G” sta per God, Dio. Può indicare anche Gnosi o Generazione. Il compasso è anche un simbolo del sole e della luce, perché l’unione delle due braccia dello strumento stabilisce un punto, che può essere identificato come una fonte luminosa, mentre le braccia rappresentano i raggi che da essa nascono. In sintesi, si può identificare nella squadra l’obbligo morale e nel compasso la spiritualità, la capacità, il genio. Filo a piombo e livella Il filo a piombo è l’elemento dell’equilibrio interiore e suggerisce l’idea dell’ascesa stabile, verticale, che guida alla perfezione. La livella indica la capacità di costruirsi un sistema di riferimento e quindi l’arricchimento spirituale. Simboleggia anche il comune destino della Morte ed ammonisce gli uomini a prepararsi alla Grande Livellatrice. Maglietto e Scalpello Il maglietto rappresenta la forza di volontà, la determinazione ad agire per il bene, secondo coscienza. Lo scalpello presuppone il discernimento, la capacità di distinguere le parti della pietra utili alla costruzione da quelle inutili e quindi la conoscenza di ciò che deve esser fatto e cosa […]

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10 frasi in spagnolo da ricordare

Lo spagnolo è la terza lingua più parlata al mondo. Diffusa in ogni continente, porta con sé una varietà di culture, che si esprime anche nel linguaggio, con un gran numero di termini differenti per ogni stato parlante, volti a identificare lo stesso oggetto. Lingua sensuale e poetica, con i suoi accenti e le sue peculiarità, ha incantato e continua ad incantare. Grandi poeti e scrittori si sono espressi in questa lingua che sembra declinare le varianti della passione coi suoi ritmi avvolgenti. Vi proponiamo di seguito 10 frasi in spagnolo da ricordare, tratte da libri di scrittori, poeti e non solo, ricche di significati e fautrici di forti emozioni. Le frasi dei poeti “Posesiòn tù me dabas/de mì, al dàrteme tu” “Possesso di me tu mi davi,/dandoti a me” La poesia da cui deriva questo verso è tratta da “La voce a te dovuta” di Pedro Salinas. Il gioco di possessivi, che seguono proprio la parola “possesso”, serve in realtà ad esplicitare l’idea opposta; la persona amata rende il soggetto amante più consapevole si sé proprio grazie all’atto gratuito dell’amore, che non è legato a nessun tipo di possesso reale, se non quello, nel caso in cui sia ricambiato, del sentimento stesso. La poesia da cui è tratta questa frase rende l’idea esatta della sensazione dell’innamoramento e del persistere di tale sentimento, nonostante un allontanamento. Il poeta è infatti cantore dell’amore in ogni sua sfumatura. “Quiero hacer contigo, lo que la primavera hace con los cerezos” “Voglio fare con te, quello che la primavera fa con i ciliegi” Verso finale della poesia “Giochi ogni giorno con la luce dell’universo” del famoso Pablo Neruda, considerato tra i migliori poeti del XX secolo. La poesia e in particolare questa frase, tra le più dolci e velatamente passionali scritte sull’amore, è tra le più celebri del poeta. Conosciuto principalmente per i suoi versi d’amore, ne ha scritti anche d’invettiva, essendo impegnato nell’ambito politico del suo paese, il Cile. Oltre ogni considerazione sensuale, il verso finale della poesia, attraverso la metafora della primavera, esprime visivamente tutta la bellezza dell’innamoramento, nonché della dolcezza legata al ciliegio in fiore, con i suoi colori tenui e delicati, che accarezzano l’occhio e il cuore. La passione dell’amore è dunque associata ad una disarmante delicatezza. “El más terrible de todos los sentimientos es el sentimiento de tener la esperanza muerta” “Il sentimento più terribile è quello di aver perso la speranza” Frase del celebre poeta e drammaturgo Federico Garcia Lorqua. Tra i più amati del periodo, il poeta vive i disastri della guerra civile nel suo paese. La frase, nonostante le avversità vissute, invita a non perdere mai la speranza, perché tra tutte le sensazioni, questa è la peggiore. Un instancabile inno alla vita, che si staglia chiaro anche nella desolazione. Le frasi degli artisti “¿Se pueden inventar verbos? Quiero decirte uno: Yo te cielo, así mis alas se extienden enormes para amarte sin medida” “Si possono inventare dei verbi? Te ne dico uno io: Io ti cielo e così le mie […]

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Il videogioco come ottava arte?

Il videogioco può essere considerato come l’ottava arte? È noto che l’arte è suddivisa in sette categorie, che vengono identificate come architettura, musica, pittura, scultura, poesia, danza ed infine cinema. Ma cos’è che rende queste discipline degne di tale nome? Si può trovare risposta a questa domanda consultando il vocabolario, che conferisce alla definizione di “arte” il seguente significato: “attività umana volta a creare opere a cui si riconosce un valore estetico, per mezzo di forme, colori, parole o suoni; complesso delle opere prodotte in un’epoca o paese che denotano l’insieme di caratteri culturali”. Ma a cosa è dovuto il valore estetico? Sicuramente ad un gusto personale, ma anche alla capacità di suddetta opera di suscitare nel fruitore un’emozione legata ad essa. Tutti elementi che possono essere riscontrati anche nel settore videoludico, eppure nonostante ciò permane una forte opposizione nei confronti di questo genere. La demonizzazione del videogioco Non è raro che i videogame siano soggetto di critiche, venendo considerati come un incubatrice di aggressività e solitudine, accusati di alienare dalla realtà chi ne fa uso. Le dichiarazioni del ministro Calenda sono infatti solo l’ultima di una lunga serie di invettive compiute verso questo genere, che viene spesso tirato in causa per episodi di violenza che non hanno nulla a che fare con esso. Complice di questa linea di pensiero è sicuramente un atteggiamento chiuso al progresso e al cambiamento, tanto da farci pensare ai dotti di Salamanca di Umberto Eco, venditori di apocalisse che mettono in guardia il mondo da una minaccia che va contro i “vecchi valori”. Certamente un uso prolungato o eccessivo può comportare seri danni, e la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di inserire la dipendenza da videogame nell’elenco delle malattie internazionalmente riconosciute non solo è una decisione necessaria, ma è anche segno di attenzione verso una problematica che prima veniva ignorata o sminuita. Questo però non dev’essere un motivo per additare il videogioco come la fonte di ogni male, ricordandoci che anche il cinema ai suoi albori veniva considerato dagli stessi fratelli Lumière una “moda passeggera” oppure un “semplice intrattenimento”, come lo definì George Orwell nel saggio Libri contro sigarette. Questi esempi sono utili a dimostrare come la diffidenza o la svalutazione accompagni spesso la nascita di una nuova disciplina. Rivoluzione digitale e nascita dell’OMI: Opera Multimediale Interattiva L’avvento delle tecnologie informatiche nella seconda metà del XX secolo e la conseguente rivoluzione digitale hanno portato ad una crescente tecnologizzazione di ogni aspetto legato all’uomo e alla società, andando ad influenzare anche le attività definite come passatempi. In particolare quest’ultimi rappresentano un importante aspetto non solo della nostra quotidianità, concorrendo allo sviluppo fisico, mentale ed interiore dell’individuo, ma anche di un più alto punto di vista, che potremmo chiamare sociale e pre-culturale, come lo definisce Johan Huizinga nell’opera Homo Ludens. Lo storico dimostra come la cultura (intesa come insieme di valori, usi e costumi) sorga dapprima come un gioco, e che in seguito l’aspetto ludico venga messo in secondo piano celandosi nei fenomeni culturali della società a cui appartiene. Il videogioco esprime questo concetto nella sua piena […]

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Le 5 dee greche più importanti da conoscere

Le abbiamo viste nei film o sui dipinti, le abbiamo lette nei miti e nei racconti leggendari: le dee greche sono tra le figure che più abbiamo imparato a conoscere, ad amare e ammirare per la loro bellezza e potenza. Qui troverete la descrizione delle 5 dee greche più importanti. Le 5 dee greche più importanti Afrodite Al primo posto troviamo Afrodite, dea della bellezza, del desiderio carnale e della passione sfrenata. Per quanto riguarda il racconto della sua nascita, ci sarebbero due tradizioni differenti: alcuni, infatti, la definiscono come figlia di Zeus e Dione; altri, invece, pensano che ella sia figlia di Urano, i cui organi sessuali, tagliati da Crono, caddero in mare generandola dalle onde. Attorno a lei, inoltre, si sono condensate tantissime leggende da non considerare un corpus unico, piuttosto un repertorio di episodi in cui ella compare. Nonostante fosse sposata con Efesto, Afrodite amava follemente Ares, il dio della guerra. Non solo, ma aveva anche altri numerosissimi amanti, tra cui Adone e Anchise. Artemide Dea della caccia, della verginità, degli animali, della foresta e della luna, Artemide è stata da sempre legata ai simboli di arco e frecce. È il più delle volte considerata sorella gemella di Apollo e dunque figlia di Zeus e Latona. La sua peculiarità è quella di essere molto vendicativa e in effetti molte furono le vittime mietute a causa della sua ira. Come suo fratello Apollo era considerato l’incarnazione del sole, così Artemide era invece considerata la personificazione della Luna che erra nelle montagne. Tra gli animali a lei sacri c’erano i cervi e gli orsi e, infine, viene ricordata spesso come la protettrice delle Amazzoni. Atena È figlia di Zeus e Meti. La storia della sua nascita è del tutto particolare: si dice infatti che Atena nacque dalla testa di Zeus, tutta armata presso le rive del lago Tritonio, in Libia. Slanciandosi, ella emise un grido di guerra di cui risuonarono cielo e terra. Atena è la dea guerriera, armata di lancia ed egida (una sorta di corazza di pelle di capra) ed ebbe una parte importantissima nella lotta contro i Giganti. È inoltre dea della saggezza e i suoi simboli sono la civetta e l’olivo. È anche ricordata come Atena “dagli occhi glauchi”, per indicare il colore azzurro lucente che caratterizzava appunto le sue pupille. Demetra Demetra è la Dea materna della Terra, figlia di Crono e Rea, sorella di Zeus. La sua personalità, religiosa e mitica allo stesso tempo, la distingue da Gaia, la Terra concepita come elemento cosmogenico. Essa è essenzialmente dea del grano, ma anche una delle maggiori divinità dei riti eleusini: il suo potere sulla vita delle piante e sul ciclo vitale in generale simboleggia il passaggio dell’anima dalla vita all’oltretomba. I suoi attributi simbolici sono la spiga, il narciso, il papavero e la gru è il suo uccello preferito. Spesso viene rappresentata seduta con un serpente o delle fiaccole Era È la più grande tra le dee dell’Olimpo, figlia di Crono e Rea e perciò sorella di Zeus […]

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Endecasillabi della letteratura italiana: i nove più belli

L’endecasillabo è una figura della metrica italiana, utilizzata in letteratura da numerosi poeti nel corso dei secoli. Con il termine endecasillabo, si indicano i versi in cui l’ultimo accento, tonico e ritmico, cade obbligatoriamente sulla decima sillaba. L’endecasillabo è il verso principale e più utilizzato della poesia italiana: si trova in tutte le strofe e le strutture metriche più importanti, come la terza rima, o terzina dantesca, l’ottava, la ballata, la canzone, il sonetto. È sempre stato usato anche da solo in sequenze di endecasillabi sciolti. Storia dell’endecasillabo Probabilmente la paternità dell’endecasillabo è da attribuire a Giacomo da Lentini, noto esponente della Scuola siciliana. Lentini compose poesie in forma dialogata, ma egli è principalmente ricordato per l’invenzione del sonetto e appunti, degli endecasillabi. Gli endecasillabi italiani sono quasi sempre “canonici”, hanno cioè accentata, oltre alla decima, almeno anche la 4° sillaba (in questo caso si parla di endecasillabo a minore) o la 6° (endecasillabo a maiore). Sono numerosi gli esempi di splendidi endecasillabi che caratterizzano la storia della letteratura italiana, da Dante ai giorni nostri. A tal proposito, abbiamo stilato una classifica, nella quale verranno menzionati nove splendidi endecasillabi. Nove splendidi endecasillabi: le nostre scelte Il primo e sicuramente uno dei più celebri è: “Nel mezzo del cammin di nostra vita // mi ritrovai per una selva oscura”. I primi due noti versi endecasillabi della prima cantica della Divina Commedia di Dante Alighieri, ossia l’Inferno. Il sommo poeta descrive, in questi versi,  un viaggio, intrapreso da egli stesso, che si è smarrito, finendo in una selva oscura; proprio la selva oscura rappresenta, allegoricamente, la strada errata dell’esistenza umana. La Divina Commedia o semplicemente Commedia, è un poema allegorico, scritto in terzine incatenate di endecasillabi (poi chiamate per antonomasia terzine dantesche). Altro endecasillabo famoso è: “Al cor gentil rempaira sempre amore”, canzone di Guido Guinizzelli, definita “canzone dottrinale” in quanto le argomentazioni dell’autore si discostano dal genere propriamente lirico per accostarsi alla riflessione filosofica. Al terzo posto della classifica degli splendidi endecasillabi, ritroviamo l’endecasillabo in un’altra opera dantesca, ossia la canzone “Donne ch’avete intelletto d’amore” che si compone di soli endecasillabi.  Tale testo in realtà riprende gli usi e le abitudini metriche di Cavalcanti e Guinizzelli. Si tratta di una canzone perfettamente inserita nello stile proprio dello Stilnovo, formata da cinque stanze di quattordici versi endecasillabi ciascuna, con schema della rima AB BC AB BC CD DC EE. Naturalmente, oltre agli stilnovisti, anche altri poeti, hanno composto poesie e liriche, rifacendosi allo schema metrico dell’endecasillabo. Tra questi poeti, ritroviamo Torquato Tasso, con la meravigliosa Gerusalemme Liberata. “Canto l’arme pietose e ’l Capitano // che ’l gran sepolcro liberò di Cristo”. Celebri versi proemiali della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso; la famosa opera in questione, non solo si basa sulla presenza di rime alternate e baciate, ma in particolar modo il metro scelto è appunto, l’endecasillabo, o meglio, l’ottava di endecasillabi. Lo stesso Torquato Tasso definì l’ottava di endecasillabi come una scelta maestosa, ma anche eccellente ed acuta al tempo stesso. Un altro splendido […]

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Decameron, le più belle novelle di Boccaccio

Novelle di Boccaccio, quali leggere assolutamente! Il Decameron è l’opera più celebre di Giovanni Boccaccio, tra le più lette e studiate dagli studenti italiani. Giovanni Boccaccio, nel 1349 inizia a scrivere il Decameron, concluso probabilmente intorno al 1351, un tempo relativamente breve per un’opera così ampia e complessa. La struttura è di tipo circolare: il Decameron è raccolta di cento novelle inserite in una cornice narrativa, che prende le mosse da un tragico fatto storico. Per sfuggire alla peste del 1348, che aveva ucciso il padre dello scrittore, un gruppo di dieci amici si rifugia in una villa fuori Firenze. Sette donne e tre uomini trascorrono dieci giornate (da cui il titolo dell’opera) intrattenendosi vicendevolmente con una serie di racconti narrati a turno. Un personaggio alla volta è infatti eletto re della giornata, con il compito di proporre un argomento che gli altri narratori sono tenuti a rispettare. Ogni novella presenta un tema e delle connotazioni proprie, che rispecchiano la struttura narrativa e complessiva del Decameron. Ogni novella racchiude in sé una propria bellezza, data dai temi e dagli argomenti trattati, che si susseguono uno dopo l’altro. Alcune novelle di Boccaccio da non perdere Tra le novelle di Boccaccio più belle, sicuramente possiamo menzionarne una della seconda giornata, raccontata da Filomena, intitolata “Andreuccio da Perugia”. La novella s’incentra sulla figura di Andreuccio, un mercante napoletano la cui storia sventurata si conclude bene, nonostante una serie di peripezie. Con le peripezie d’Andreuccio si scopre la vita nascosta di Napoli. La città viene descritta minuziosamente da Boccaccio che la colloca e descrive con le peculiarità tipiche dell’estate. Il percorso fatto da Andreuccio è una sorta di percorso d’iniziazione, che passa attraverso sentimenti di delusione, rabbia e poi soddisfazione. La novella è un susseguirsi di colpi di scena e risulta essere molto dinamica, ma soprattutto di facile comprensione. Un’altra novella da citare tra le più belle, è senza dubbio quella incentrata sulla figura di Federico degli Alberighi, (nona novella, quinta giornata) dal quale essa prende il nome; il narratore è Dioneo, il quale invita gli uomini ad amare spontaneamente, senza consentire alla fortuna di intervenire a guidare le proprie azioni. La novella presenta una struttura molto simmetrica, dove ogni vicenda assume un significato simbolico ben preciso. La vicenda richiama un’esemplare caso di trasformazione delle condizioni di vita dei personaggi e ribaltamento dei valori a cui i singoli personaggi si sentono legati. Gli argomenti del Decameron sono di carattere diverso: ad esempio, nella seconda giornata si raccontano avventure a lieto fine, nella quarta si tratta degli amori infelici, mentre la quinta è dedicata alla felicità che premia gli amanti dopo che hanno superato particolari difficoltà. È questo il caso, della novella intitolata Chichibìo cuoco, (quarta novella, sesta giornata) raccontata da Neifele. Chichibìo è uno sciocco cuoco veneziano al servizio del banchiere fiorentino Currado Gianfigliazzi. Il tutto è reso comico grazie all’uso della dialettica tra le classi e la battuta pronta di Chichibìo. La novella in questione, mostra la dialettica differente che si instaurava tra […]

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5 manga giapponesi da leggere assolutamente

Molte sono le serie animate conosciute e viste, ma non tutti sanno che altrettanti sono i manga giapponesi da leggere legati a queste ultime e quasi sempre ad esse precedenti. Con il termine “manga“, s’intende un fumetto di origine giapponese, non legato ad un genere in particolare. Gli ideogrammi che rappresentano la parola sono traducibili con la perifrasi “immagini in movimento”. Tratto tipico è infatti la preponderanza di immagini rispetto alle parole, a differenza dei fumetti occidentali. Nel manga, infatti, a contare è l’impatto visivo; l’immagine ha il ruolo di descrivere le scene ancor più delle parole stesse. I disegnatori dei manga giapponesi, infatti, godono di una grande importanza in Giappone, tendente alla venerazione. Un’ ulteriore differenza coi fumetti a noi più vicini è che questi… si leggono al contrario (rispetto al nostro punto di vista!). La rilegatura è infatti alla destra del lettore, e le pagine si sfogliano da quella che per noi rappresenterebbe l’ultima. I generi sono svariati, per tutti i gusti. Ciò che forse non tutti sanno è che molti dei cartoni animati che sempre più di rado troviamo oggi in tv, ma che hanno segnato intere generazioni (degli anni ’80 e ’90 in particolare) che attendevano con ansia (e talvolta per giorni) le trasformazioni dei protagonisti di Dragon Ball o dei Pokemon, sono state ispirate da precedenti manga. Le trame, talvolta apparentemente infantili, e stemperate nei cartoni rivolti ai bambini, sono molto impegnate, come i temi trattati. Il lavoro e l’educazione scolastica sono onnipresenti, come a voler rimarcarne la loro importanza nella cultura giapponese, nonché la morte, come a volerla esorcizzare. Di seguito vi proponiamo una breve rassegna di manga giapponesi da leggere, appartenenti a vari generi. Manga giapponesi consigliati Il giocattolo dei bambini – Rossana Meglio noto per la serie televisiva che ne è stata tratta, il manga è stato creato da Miho Obana alla fine degli anni ’90. La protagonista è una vivace ragazzina, Sana Kurata (Rossana, nella serie animata) che frequenta la sesta elementare e lavora come attrice. Inizialmente ad opporsi a Sana vi è Akito Hayama (l’Eric della serie), suo antagonista in un clima scolastico difficile. I sentimenti dei due protagonisti andranno mutando nel corso del manga, con non pochi ostacoli da affrontare. Il titolo è inoltre legato al significato nascosto del manga: i bambini, i protagonisti del fumetto, gestiscono le situazioni talvolta in maniera più risoluta degli adulti. Sana e Akito arriveranno infatti a superare insieme le vicendevoli difficoltà familiari, facendosi forza l’uno con l’altra, ma il reciproco sentimento sarà sempre latente e nascosto. I colpi di scena e le problematiche, tutt’altro che infantili, caratterizzeranno l’intero manga. L’importanza dei temi trattati, a scapito del titolo e dell’aspetto dei personaggi, è via via più evidente nella lettura, e l’apparente gaiezza e spontaneità iniziale della protagonista diverranno man mano sinonimo di qualcosa di nascosto oltre la leggerezza, che non andrebbe comunque mai persa, neanche con l’avanzare degli anni. Per ascoltare la sigla dell’anime cliccare qui. Dragon Ball Come non citare il manga dal quale […]

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Dèi dell’Olimpo: i 5 figli maschi di Zeus

Gli dèi dell’Olimpo sono noti anche con il termine greco Dodekatheon (dal greco dodeka, dodici, e theon, dèi) per indicare le dodici divinità che abitano appunto l’Olimpo, ognuno con una propria caratteristica e una propria bellissima storia. Quello che è certo è che tutti sono degni di menzione e descrizione, ma in questa sede verranno affrontati solo alcuni: i cinque figli maschi di Zeus Innanzitutto è doveroso citare brevemente il re di tutti gli dèi dell’Olimpo: Zeus (Giove nella mitologia romana), dio del cielo e del tuono, il suo simbolo principale è la folgore. È  il marito di sua sorella Era (Giunone nella mitologia romana), ma ha avuto nel corso degli anni diverse amanti, infatti sono proverbiali la gelosia e i tentativi di vendetta della moglie. Zeus è padre di diversi figli, legittimi e illegittimi. I figli di Zeus tra gli dèi dell’Olimpo Dionisio: dio del vino Intorno alla nascita di Dionisio vertono molte versioni, ma quella più conosciuta e affascinante raffigura il dio come l’unico nato da una donna mortale: Semele, la bellissima figlia del re di Tebe. Era, adirata per il tradimento di Zeus, si presentò alla fanciulla sotto le false vesti di Beroe, nutrice di Semele, insinuando in lei il dubbio sull’autentico amore di Zeus, questo indusse Semele ad obbligare l’amante a mostrarsi con le sue sembianze reali. Inutili i tentativi di Zeus di persuaderla, quindi palesò il suo aspetto divino e inevitabilmente la colpì con i suoi fulmini, provocandone la morte, riuscendo a salvare il figlio in grembo cucendoselo nella sua coscia. Trascorsi i nove mesi Dionisio fu affidato ad Hermes, il quale lo condusse a Nisa, montagna sconosciuta dell’Asia Minore, dove le sette Iadi (probabilmente sorellastre delle Plèiadi) si occuparono di allevarlo. Durante l’infanzia e l’adolescenza, si occuparono della sua crescita la sorella di Semele, Ino, e il vecchio padre di Hermes, Sileno. Un giorno, durante una delle sue battute di caccia nei boschi, raccolse un chicco d’uva e lo premette, provocando la fuoriuscita del nettare, noto come vino. Da allora si susseguirono molte feste a basa di vino, allegria e baccano (da cui deriva l’altro nome con cui è conosciuto Dionisio, ripreso anche dai romani: Bacco) e due volte l’anno (in primavera e in autunno) si celebravano le Feste Dionisiache in suo onore. Apollo: dio delle arti, della musica e della poesia I Greci tramandano che Apollo (Febo secondo i Romani) nacque dall’unione tra Zeus e la figlia dei titani, Leto , la quale dovette subire la gelosia di Era che le ordinò di non partorire il nascituro in alcun luogo della terra. Proprio a quei tempi una nuova isola stava sorgendo dal mare: Delo, appena galleggiante sulle acque, non si era del tutto ancorata al suolo, fu così che Leto poté scampare all’ordine di Era e dare alla luce i due gemelli che portava in grembo: il dio Apollo e la dea Artemide (Diana nella mitologia romana). Apollo amava rifugiarsi sul Monte Parnaso, dove, circondato dalle Muse, allietava i dintorni con il dolce suono della […]

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5 pittori famosi che non conosci

L’arte è tra le forme di espressione più immediate, quella che coinvolge chiunque, passando dagli occhi per arrivare al cuore. Leonardo da Vinci affermava che “la pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca” e spesso i quadri, i dipinti, corrono più veloci dei propri artisti e arrivano al cuore dei fruitori ancor prima del nome dei propri esecutori. Tutti conosciamo “Guernica” di Picasso, “Notte stellata” di Van Gogh e i suoi inebrianti girasoli… ma spesso vi sono dipinti che conosciamo, mentre il nome degli autori ci sfugge. Pittori famosi, ma superati dalla propria arte. Di seguito vi proponiamo una breve rassegna di 5 pittori famosi, ma non così noti al grande pubblico.  Pittori famosi, ma che non conosci Paul Klee Tra i pittori famosi, uno dei più grandi artisti del modernismo classico del XX secolo, legato alla corrente artistica del “Blue Rider”, accoglie nella sua pittura elementi dell’espressionismo, cubismo e surrealismo. Autore del famoso “Angelus Novus“, descritto dal famoso filosofo Walter Benjamin in questi termini: “C’è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L’angelo della storia deve avere questo aspetto“. Il quadro mostra l’arte rarefatta ed essenziale dell’artista, legata alla realtà e alla contingenza. L’angelo diviene umano, quasi un bambino, e dunque un vero e proprio intermediario tra cielo e terra, più che mera figura tipicamente divina e lontana dall’uomo. Piet Mondrian Pittore olandese, esponente del costruttivismo, il suo stile è inizialmente impressionista, per passare poi dal fauvismo e dal cubismo. Famoso per i suoi quadri rappresentanti forme geometriche, principalmente quadrati o rettangoli di colore rosso, blu e giallo, separati da marcate linee nere. I colori utilizzati sono i primari, disposti in un ordine che dia un senso di equilibrio cromatico. In un periodo di stasi tra le due guerre mondiali, l’artista cerca una sorta di equilibrio universale, almeno nei suoi dipinti. I colori primari portano con sé infatti una simbologia spirituale fortissima. Tutto si gioca su equilibrio di pesi, nelle forme, e cromatico, nella disposizione dei colori. La visione, infatti, quasi assopisce il fruitore, restituendogli una sensazione di quiete. Jan Vermeer van Delf Pittore del famoso quadro “La ragazza con l’orecchino di perla“, è l’emblema del nostro discorso sui pittori famosi; del pittore ci restano pochissime informazioni biografiche; ma i suoi quadri fanno ancora riecheggiare il suo nome. Si sa che l’autore si dedicò spesso al genere tronien, ovvero ritratti in costumi storici rappresentanti personaggi biblici o arcaizzanti. Il celebre ritratto dell’artista rappresenta una giovane donna aristocratica (la perla era molto rara nel XVII secolo, dunque concessione di pochi) che rivolge lo sguardo allo spettatore, colpita da una luce che ne mette in risalto gli aspetti languidi e sensuali. Lo sfondo nero e la posizione della donna la proiettano verso il fruitore, e dunque ne accentuano l’immediatezza. La donna rappresentata […]

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5 incredibili storie d’amore

5 incredibili storie d’amore, ciascuna intrisa di simbologia, implicazioni psicologiche, desiderio, coraggio, forza di volontà e voglia di vivere, abbandonandosi al più puro dei sentimenti umani. Dalla letteratura al cinema, fino alla vita reale, la varietà di storie d’amore è davvero caleidoscopica. Amori impossibili, violati, incredibili, appassionati, veraci, puri, essenziali, straordinari. Se il motore è l’amore il risultato è sempre qualcosa di eccezionale, talvolta inafferrabile ed incompreso, ma pur sempre un sogno che si nutre di realtà. Le storie d’amore più disparate traggono nutrimento dall’incanto e dalla forza, dall’ossessione e dalla dolcezza, dall’alchimia e dal sogno, dal coraggio e dalla passione. Ingredienti tutti atti a svelare l’amore nella sua più compiuta e fantastica essenza. Ecco 5 incredibili storie d’amore tratte dalla letteratura, dal cinema e dalla realtà. 5 incredibili storie d’amore. La letteratura «…da lei saliva quel che ho malchiamato un profumo, un odore magico di mare, di voluttà giovanissima… La sua voce era un po’ gutturale, velata, risonante di armonie innumerevoli… Veniva a riva con le mani piene di ostriche e di cozze… succhiava il mollusco palpitante…». Così Giuseppe Tomasi di Lampedusa descrive il personaggio mitologico che fornisce il titolo al suo lungo racconto La Sirena. Tra i più straordinari della letteratura italiana del Novecento ed anche uno dei meno conosciuti. L’autore de Il Gattopardo scrisse La Sirena negli ultimi mesi della sua vita, ponendo al centro la fantastica ed incredibile storia d’amore tra Lighea (la Sirena) ed il professore Rosario La Ciura. Un amore apparentemente platonico, come quello ricordato dalla scultura “Amore impossibile” che lega un angelo ad una sirena. Nel racconto dello scrittore siciliano viene espresso qualcosa di analogo: un amore puro, sublime, soprannaturale tra un uomo e una sirena. La dimensione reale si intreccia con quella fantastica, ma la passione, la delicatezza e l’erotismo ne costituiscono il terreno, o meglio il mare, che diviene culla di un amore non solo bramato, ma vissuto in tutta la sua spiritualità intrecciata all’eros. Perché forse nessun amore è davvero impossibile se nutrito di complicità e determinazione. «Amor, ch’a nullo amato amar perdona». Con uno dei più celebri versi della letteratura italiana, Dante Alighieri offre una visione dell’amore che si tinge di macchia e peccato. Siamo nel V canto dell’Inferno della Divina Commedia, in cui i protagonisti Paolo e Francesca, posti nel girone dei lussuriosi, raccontano il loro amore adulterino. Francesca – figlia di Guido il Vecchio da Polenta, signore di Ravenna – sposa Gianciotto Malatesta, figlio del signore di Rimini. Secondo il racconto dantesco, Francesca si innamorò del cognato Paolo, fratello di Gianciotto; i due, sorpresi dal marito di lei, furono entrambi trucidati. È Francesca a spiegare nel canto la causa del loro peccato, ovvero la lettura galeotta del romanzo di Lancillotto e Ginevra, che li spinse in una spirale di desiderio e passione senza possibilità di scampo. Un’incredibile storia d’amore, impregnata di luce e oscurità, amore e peccato. Ma quale reale peccato se è l’amore stesso a non risparmiare chi viene amato di riamare a sua volta! Come una […]

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