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Poesie di Patrizia Valduga, le 5 più belle

Poesie di Patrizia Valduga, le 5 più belle

Patrizia Valduga (1953) è una poetessa e traduttrice italiana che attualmente vive a Milano. Ha tradotto scrittori a dir poco famosi del calibro di Molière, Mallarmé e Shakespeare. Nel 2010 le è stato assegnato il Premio Caprienigma per la letteratura. Famosa per le poesie di stampo erotico e a tematica carnale, ecco le 5 poesie più belle di Patrizia Valduga!

Elenco delle poesie di Patrizia Valduga

Titolo / Incipit Tema principale
Frissi d’amor con arte Struggimento amoroso e artistico
O datemi qualcuno che mi ascolti Solitudine e bisogno di comprensione
Mi dispero perché non ho parole Incapacità di esprimere sentimenti profondi
(… di congiunzioni, copule, d’amplessi) Richiesta di ciò che è superfluo ma vitale
Tutti i miei falsi amori Consapevolezza di sé e verità dell’anima

1) Poesie di Patrizia Valduga: “Frissi d’amor con arte, d’amor scrissi”

“Frissi d’amor con arte, d’amor scrissi”, una delle poesie più belle di Patrizia Valduga, parla dello struggimento interiore della poetessa nello scrivere d’amore. È una poesia molto particolare, piena di assonanze e rime e, allo stesso tempo, con un significato molto profondo, al limite del drammatico: non è stato facile per la poetessa parlare dei suoi sentimenti più profondi nelle sue poesie e spesso ha dovuto riscrivere e rivedere le sue poesie; ha letto libri che non le sono stati utili e ha sconfitto il suo stesso cuore, vivendo male.

Frissi d’amor con arte, d’amor scrissi
senz’arte. . . rifritture di riflussi
riscrissi. . . fuor d’ellissi: pissi pissi.
In rime parossitone mi strussi.

Scema, cosi, al naturale, abissi
non sondai, né riflessi colsi o influssi,
afflussi e deflussi male scissi,
e sulla rena disfeci o costrussi.

Risi, mi afflissi, mi rosi… Fui sussi,
testa di turco e testa anche di cazzo,
lessi assai e nulla trassi… Ti sconfissi

o mio cuore, discussi dei tuoi flussi
e sconquassi, li ressi in imbarazzo…
Vissi o non vissi? Se vissi, malvissi.

2) Poesie di Patrizia Valduga: “O datemi qualcuno che mi ascolti”

“O datemi qualcuno che mi ascolti”, una delle poesie più belle di Patrizia Valduga, parla del bisogno della poetessa di una persona che la ascolti: è una richiesta spassionata, lei, che è piena di parole da donare, resta spesso isolata dal mondo, con la paura dell’esterno. Vorrebbe solo una persona che sia capace di ascoltarla e di capirla.

O datemi qualcuno che mi ascolti,
ché di parole straripo… qualcuno
che mi prenda per mano e dei sepolti
dei fatti polvere e niente al raduno
mi porti… di occhi ho paura… di volti…
Non mi restava ormai niente e nessuno,
e come sanguinando intorno intorno
pesantemente in me cadeva il giorno.

3) Poesie di Patrizia Valduga: “Mi dispero perché non ho parole”

“Mi dispero perché non ho parole”, una delle poesie più belle di Patrizia Valduga, parla paradossalmente della mancanza di parole utili della poetessa: parole che sarebbero utili tanto per amare quanto per odiare. Lei scrive di avere a disposizione solo poche parole che non servono a niente, se non all’ozio.

Mi dispero perché non ho parole
che ad attrarti e tenerti sian ventose,
né a impaurirti parole-pistole
del pari del vetriolo perniciose;

non ne ho, per colpirti, come mole,
attive maledette e contagiose,
neanche ne ho armate o di gran mole,
o lievi, per sfiorarti, o voluttuose,

e termometriche, o anche al tornasole,
d’intimità segrete in più curiose,
di contese, in riserve nere, spose

al piacere; nemmeno insidiose
ne ho, quelle che in cuore sono esplose,
e non lasciano mai intatte le cose.

Mi dispero perché
non ho che poche erose scrofolose
parole, a darsi all’ozio solo intente,
che non sanno far niente.

4) Poesie di Patrizia Valduga: “(… di congiunzioni, copule, d’amplessi”

Questa è una delle poesie più belle di Patrizia Valduga ed è una richiesta da parte della poetessa: ella, infatti, chiede al lettore di darle ciò che gli avanza, che forse è proprio ciò che manca a lei. Interessante è il fatto che la poesia inizi con un inciso tra parentesi e che utilizzi poi anche altre due volte le parentesi, come per aggiungere pensieri spuntati all’improvviso.

(… di congiunzioni, copule, d’amplessi
non è questione qui,) Ahimè. (lenti o lesti,
né di possessi, d’interessi annessi,
comunioni o coesioni: son presti

dissennati e funesti in uso ai sessi…)
Farò il viso dei che? a me? questi
sermoni? e il cuore? e gli interessi ed egressi
d’anima al cuore? (…scavare dovresti

miti e parole…) Che mi fa un’alleanza
a distanza o il volersi invano a oltranza?
Mi porta oltre modo oltre segno e sede

sempre al dippiù, al mio non abbastanza…
Dammi l’inutile, quel che ti avanza,
dammi quello che nessuno mai ti chiede.

5) Poesie di Patrizia Valduga: “Tutti i miei falsi amori”

Tutti i miei falsi amori, una delle poesie più belle di Patrizia Valduga, parla delle consapevolezza della poetessa di essere riuscita almeno a raggiungere la sua anima, dopo tanti falsi amori.

Tutti i miei falsi amori e falsi affanni
mi hanno portata a questa verità.
Ho cinque dieci trenta cinquant’anni:
è un’assemblea di tutte le mie età.
Cara ferocia, crudeltà magnanima:
nel sangue, in ogni stilla stride l’anima.

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Fonte immagine: Pixabay

Articolo aggiornato il: 11/01/2026

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