Primavera: tre poesie italiane per celebrarne la bellezza

Primavera: tre poesie italiane per celebrarne la bellezza

La primavera è una stagione di rinascita, di fiori che sbocciano e della natura che si risveglia.
Questa stagione si caratterizza per i mille colori che la contraddistinguono, accompagnandola dolcemente, delineandone i contorni; essa al contempo è anche cultura, consapevolezza, conoscenza, apertura e lo sapevano bene gli autori e poeti della letteratura italiana, che hanno lasciato una traccia di questa splendida stagione, nei propri versi.

A tal proposito come non menzionare la conosciuta quanto spesso criticata poetessa ed autrice Grazia Deledda, che scrisse un componimento intitolato appunto, “Primavera”. Tale poesia rappresentò per l’autrice italiana un’occasione di riscatto, in quanto fu la prima donna italiana a ricevere un Premio Nobel.
È risaputo che nella scrittura della Deledda gli elementi naturali, i colori si fondono, quasi personificandosi; tutto ciò ha voce umana e rappresenta lo specchio delle condizioni dell’uomo. Ne risulta un interessante gioco fra parola e silenzio, fondamento del linguaggio dell’autrice.
È quasi come se lo sguardo dei personaggi, attivi e cognitivamente presenti, si aprisse a nuove prospettive, con un’energia che risolleva, sprigionando il profumo dei peschi in fiore, che nonostante il vento si piegano, ma non cadono. Così l’uomo, così le parole dell’indimenticabile autrice e poetessa sarda.

Secondo la psicologia moderna, uno dei fattori principali relativi all’influenza positiva che la primavera esercita sul nostro umore è sprigionato dal colore.
Le giornate diventano più lunghe ed è bello uscire a passeggiare all’aria aperta, leggere un libro su un vivido prato verde, osservare qualche nuvola candidamente bianca dalla forma buffa, assaporando tutto ciò con leggerezza.
È proprio il tema della leggerezza, o meglio, dell’essenzialità, sua caratteristica predominante, che contraddistingue un’altra poesia, adatta alla primavera. Si tratta di “Prato”, un componimento del celebre autore e poeta italiano Giuseppe Ungaretti, appartenente alla raccolta Allegria di naufragi.
Una poesia semplice e coincisa, essenziale, che esprime in poche righe la bellezza della stagione primaverile.
“La terra s’è velata di tenera leggerezza come una sposa novella”, si legge all’inizio. Una metafora davvero significativa, che esprime l’energia propria dell’esistenza umana, del mondo, descrivendo come la natura riprenda a popolarsi, a prendere vita.

La primavera prende forma nelle poche parole della poesia in modo spontaneo, con qualche elemento che si rivelerà essere indimenticabile.
Leggere più volte il componimento aiuterà a comprenderne pienamente il significato, proprio come accade con la primavera: ogni giorno se ne assapora la bellezza, semplicemente vivendola.

Solitamente si dice che il freddo tipico dell’inverno fiacca i corpi, intorpidendo i sensi, e la primavera li ritempra, costruendo una sorta di cerchio magico in cui danzare, amandosi. Forse è semplicemente una metafora, troppo sentimentale per qualcuno, ma, probabilmente l’amore, bello o brutto che sia, spinse un altro stimatissimo autore e poeta italiano a scrivere un componimento in cui, in preda ad una delusione sentimentale, egli sperava di scorgere la primavera.
Il poeta in questione è il celebre Cesare Pavese e la poesia s’intitola proprio “Primavera”.
Il componimento è dedicato a Constance Dowling, attrice americana di cui il poeta si innamorò perdutamente. Il testo fa parte di una silloge di dieci poesie composta nella primavera del 1950, pubblicata postuma col titolo “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.
Cesare Pavese, in preda ad una crisi amorosa, spera di ritrovare la sua amata a Roma. La donna, così sfuggente ma così intensa, proprio come la stagione della quale parliamo, è paragonata alla bellezza monumentale della città eterna.
Nella poesia infatti leggiamo: “E ogni angolo del mondo sembrerà Piazza di Spagna. Di nuovo. Finalmente”. Un atto d’amore ma anche di speranza; la volontà che avvenga il ricongiungimento e i colori l’animo che brillano con la luce nuova della bellezza.
Un amore che causa tristezza ma che è suggestivamente paragonato a qualcosa di bello; oltre ai monumenti; Pavese immagina la donna amata come manifestazione della primavera a Roma. Quasi la rende viva, con la maestosità di una stagione che continua a risvegliare la vena artistica di poeti, cantanti, musicisti, autori.

Naturalmente queste proposte sono solo tre poesie all’interno delle quali si configura il profilo della primavera, in tutta la sua bellezza.

Ne esistono molte altre ancora, di altri autori italiani, tra i quali Leopardi, Carducci, Quasimodo, che attraverso la stagione primaverile decantano attimi di tristezza, rimembrando il passato.
Un pò come quando durante una giornata di sole arriva qualche nuvola a coprirlo. È bene precisare che in questo caso, dal punto di vista letterario, si tratta di una poesia che non presenta più soggetti che man mano si fondono con la natura, che rinascono o che si mescolano alla bellezza dei paesaggi, ma è incentrata su un unico protagonista che riflette sul mondo.
Ricordiamo inoltre che Orazio, conosciutissimo poeta romano, noto per la sua riflessione riguardo allo scorrere inesorabile del tempo, nelle “Satire”, affermava che la bellezza della primavera induce l’uomo al ritorno alla vita, ad un suo vero e proprio risveglio e al raggiungimento di uno stato di quiete.

Insomma, che sia passato o presente, la primavera continua a pullulare nell’aria briosa delle lunghe giornate soleggiate, celebrata nei versi dei poeti che rappresentano la storia e la cultura del nostro Paese.

 

Immagine in evidenza: www.pixabay.com

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